Il Tirreno

Livorno

chiesta una pena complessiva di 7 anni e 8 mesi

Fusti tossici, udienza show «Condannate i 3 imputati»

Fusti tossici, udienza show «Condannate i 3 imputati»

LIVORNO. Sette anni, otto mesi e venti giorni. È questa la pena complessiva richiesta dal pubblico ministero Luca Masini nei confronti dei tre imputati nel processo per il presunto disastro...

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LIVORNO. Sette anni, otto mesi e venti giorni. È questa la pena complessiva richiesta dal pubblico ministero Luca Masini nei confronti dei tre imputati nel processo per il presunto disastro ambientale dell'Eurgocargo Venezia che a causa di una brusca virata per evitare la collisione con un’altra nave ha innescato la perdita in mare, al largo di Gorgona, di 198 fusti tossici (71 dei quali mai recuperati). Era la notte del 17 dicembre 2011.

Il pm ha parlato per quasi quattro ore davanti al giudice Antonio Del Forno. L'aula d'Assise del Tribunale di Livorno, è stata trasformata in un cinema con l'installazione di un megaschermo dove di volta in volta sono state proiettate delle slide per affrontare di volta i vari punti della vicenda: dal trasporto del rifiuti sulla nave, alle condizioni atmosferiche, fino alla manovra che ha causato la perdita.

La sorpresa è arrivata al termine della requisitoria in camera di consiglio (gli imputati hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati con rito abbreviato) quando il pm ha chiesto le singole condanne. Due anni e otto mesi per Salvatore Morello, 48 anni, responsabile del magazzino della Isab srl, la società produttrice del rifiuto, e per Mario Saccà, 55, di Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese, quale spedizioniere della merce-rifiuto e legale rappresentante ed amministratore unico della società di Autotrasporti Fratelli Saccà. Mentre per il comandante della nave della compagnia Grimaldi, Pietro Colotto, 64 anni, è stata chiesta una condanna a due anni due mesi e venti giorni.

«Il pm - spiega uno degli avvocati presenti in aula - ha ritenuta più determinante la colpa di produttore e corriere rispetto a quelle delle comandante».

In particolare - è emerso dalle carte - che le etichette messe sui bidoni parlassero di merce pericolosa e non di rifiuti. Dunque una indicazione forviante.

Durante l'ultima udienza, oltre al pm, hanno parlato gli avvocati delle parti civili, a cominciare dal Ministero e la Regione Toscana e il difensore del comandante della nave.

L'avvocato Cesare Fumagalli, al termine dell'arringa ha chiesto l'assoluzione del suo assistito «perché il fatto non sussiste». Rispetto ai capi d'imputazione, infatti, - secondo il legale - non ci sarebbe stato disastro ambientale e il naufragio non si è mai verificato visto che la nave è sempre rimasta in sicurezza. La prossima udienza è fissata per il prossimo 17 marzo. In programma c'è la discussione degli avvocati degli altri due imputati, le repliche e forse anche la sentenza.

Federico Lazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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