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«Apige paghi 500.000 euro di danni»
I vertici della ditta condannati per un incidente avvenuto nel 2008 a Massa quando una loro gru crollò sull’ospedale
LIVORNO. Una condanna a due anni complessivi. È la pena decisa dal giudice Fabrizio Garofalo per Davide Cavalli (un anno), Enza Cavallini (4 mesi) e Saturnino Mucelli (6 mesi).
I primi due sono i titolari della Apige srl di Livorno, la ditta edile con sede in via Gian Battista Guarini; Mucelli invece manovrava il cestello che si è schiantato contro una parete dell’ospedale di Massa dopo il crollo della gru di proprietà della ditta livornese avvenuto nell’ottobre del 2008.
Tutti e tre erano accusati di lesioni gravi colpose e di non avere rispettato le norme di sicurezza. In quell’incidente si fecero male in tre, a uno di loro – Mauro Balloni - Garofalo ha riconosciuto un indennizzo di cinquecentomila euro perché ha perso l’uso di una gamba.
Erano saliti in tre sulla piattaforma-gru per controllare lo stato dei lavori sul tetto dell’ospedale; e anche per fare verifiche sulla sicurezza del cantiere.
Ma di sicurezza non ce n’era a sufficienza: la piattaforma cedette e si schiantò contro il muro dell’edificio vicino. A sette anni quell’episodio drammatico e doloroso – una vera “strage sfiorata” – , è finito in tribunale il processo per lesioni gravi colpose a carico dei titolari della ditta che stava effettuando i lavori e dell’operatore della piattaforma.
L’incidente avvenne la mattina del 10 aprile 2008 all’ospedale vecchio di Massa. La piattaforma, mossa da un braccio telescopico, cedette e si schiantò contro la parete dell’edificio.
Nel cestello della piattaforma c’erano tre persone: Rosa Mistica Cattaneo, 49 anni, architetto, dipendente dell’Asl nell’Ufficio tecnico; Mauro Balloni 72 anni, anch’egli dipendente Asl, tecnico del settore manutenzione; Saturnino Muccelli, 56 anni, livornese, operatore che muove la piattaforma e dipendente della società Apige, la ditta che stava effettuando lavori di rifacimento del tetto del reparto di Radiologia, danneggiato da una tromba d’aria.
I due tecnici dell’Asl dovevano verificare lo stato dei lavori, capire se era tutto a posto. La piattaforma, mossa da un braccio mobile tipo gru e fissata al terreno con quattro zampe telescopiche, sale fino al tetto, circa 10 metri di altezza.
L’architetto scatta diverse foto, l’operatore sposta il cestello di lato, per consentire ai tecnici un diverso punto di osservazione.
A quel punto, l’incidente: la piattaforma perde l’equilibrio, il braccio si inclina paurosamente e la piattaforma va a schiantarsi contro il muro dell’edificio vicino. Cattaneo e Muccelli possono dirsi fortunati: finiscono in una finestra. La donna riporta la frattura di una mano e la perdita di una falangetta; il manovratore se la cava con ferite al volto e alla fronte. Balloni, invece,finisce incastrato fra la piattaforma e il muro dell’edificio.
Una sbarra di ferro gli entra nella natica, provocando una grave emorragia interna; ha il bacino fracassato e resterà imprigionato per un’ora e mezza. Lotterà per un mese tra la vita e la morte, subirà un calvario di 9 medi di ospedale e ancora oggi ha notevoli difficoltà a camminare.
Davide Cavalli ed Enza Cavallini, titolari della Apige di Livorno; e lo stesso Saturnino Muccelli, che manovrava il cestello, sono stati accusati di lesioni gravi colpose e per non avere rispettato le norme di sicurezza.
Parti civili erano l’Asl, e le due vittime: l’architetto Rosa Cattaneo e Mauro Balloni, questi ultimi ascoltati dal giudice Fabrizio Garofalo.
Più della condanna penale, che ovviamente va a punire i vertici dell’azienda e che dovrà essere confermata nei due successivi gradi di giudizio, a pesare sui conti della società sarà soprattutto il risarcimento danni nei confronti del ferito disposto dal giudice.
Si perché mezzo milione è una cifra consistente che può mettere in ginocchio chiunque.
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