Gioco
Rossi-Nogarin, prove tecniche d'intesa (ma resta lo scoglio-Batini)
Sul Prg del porto di Livorno, all'indomani dello scontro fra mancata firma (di Nogarin) e diffida (di Rossi), il sindaco e il governatore provano a tornare a dialogare. A fatica, e con lo scoglio Batini nel toto-Authority
LIVORNO. Dopo la tempesta (istituzionale) quel che arriva non è la quiete ma tutt’al più un faticoso armistizio fra il sindaco M5S e il governatore Pd: dopo il plateale forfait del Comune di Livorno alla firma dell'intesa a Firenze; dopo la diffida della Regione che minaccia di esautorare Palazzo Civico sulla variante anticipatrice e vararlo in vece sua; dopo il post serale di Nogarin che controminaccia guerra legale di fronte al Consiglio di Stato.
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Basti dire che quando, 24 ore dopo la mancata firma, al termine del faccia a faccia nella sede del consiglio regionale con il presidente della Regione Enrico Rossi, il sindaco Filippo Nogarin dice che «abbiamo fatto qualche passo in avanti». Nient'altro che un flash a caldo: «Non posso aggiungere niente, però ci sono segnali positivi».
Solo che, pochi minuti più tardi, quando invece tocca a Rossi affrontare i taccuini dei cronisti, ecco che la musica suona ben diversa: l’incontro è stato utile ma «non si può più perdere tempo per l’approvazione della variante». E per far capire cosa vuol dire quando parla di tempi «quanto più stretti possibile» ecco saltar fuori due orizzonti temporali. L’uno è immediato: «Andiamo a Roma giovedì per fare un passo pressoché definitivo per la stipula dell'accordo di programma». L’altro è appena successivo: «Mi auguro che in aprile l'Authority possa indire un primo bando, una prima ricognizione per individuare offerte e procedere» («anche la Bei ci sollecitava a completare rapidamente le carte»). Aggiungendo poi: «Se non c’è il piano regolatore non si può nemmeno fare il bando, ci vuole uno strumento urbanistico».
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SCONTRO SUL TOTO-AUTHORITY. Ma dov’è lo scoglio sul quale si sta infrangendo la possibilità d’intesa? Il governatore toscano non lo dice esplicitamente, però ci vuol poco a capirlo quando sottolinea che «non prendo impegni su nessun nome» nella corsa per la guida dell’Authority. Non è affatto casuale ogni riferimento alla candidata indicata da Nogarin per Palazzo Rosciano: Nicoletta Batini (mentre Giuliano Gallanti e Luciano Guerrieri sono stati segnalati dalle altre istituzioni che hanno voce in capitolo).
A giudizio di Rossi si tratta di piani da non mescolare («un conto è un piano regolatore, un altro conto una nomina»). E siccome, dopo il match di lunedì sul ring, i toni sono un po’ più soft, ecco che il presidente della Regione dice di comprendere che «da parte del Comune di Livorno e del sindaco ci sia una ricerca di garanzie, di rapporti perché vogliono imprimere dei cambiamenti, una svolta». Ma, al tirar delle somme, Rossi non va più in là di un impegno a «consultare, ascoltare e trovare prima di tutto l’intesa con la città e con il suo legittimo rappresentante, il sindaco». Però, è il ministro che ha in mano il pallino per gran parte, dice («e quando mi verrà sottoposto il nome, mi comporterò con il sindaco Nogarin così come mi sono comportato col sindaco Cosimi»).
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L’ULTIMA CHANCE PER SALVARSI. Nel day after dopo lo scontro istituzionale c'è ovviamente il bisogno di rimettere insieme i cocci: tutti sanno benissimo che Livorno non può permettersi di perdere il treno dell'espansione del porto, indispensabile per poter continuare ad accogliere le nuove flotte di navi porta contenitori. È l'ultima chance prima di sprofondare fra le aree ancor più depresse: non bastasse la chiusura dello stabilimento Trw e il rischio licenziamento per i 450 del call center di Guasticce, in porto si contano 600 esuberi strutturali appesi a un filo.
Tanto per far capire di che stiamo parlando, va detto che il presidente della Regione Enrico Rossi non aveva usato giri di parole all’inizio del pomeriggio, poco prima che nel suo studio entrasse il sindaco Nogarin: «Senza la variante approvata al Prg del porto non si può finanziare il bando per realizzare la Darsena Europa, che è decisiva e strategica: altrimenti, Nogarin deve sapere che il porto più importante della Toscana diventa Piombino e non Livorno».
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Suona come un ultimatum: anche perché, sotto la regia di Luciano Guerrieri, a Piombino è stato inventato un porto nuovo in pochissimo tempo. Ha l'handicap di: 1) avere alle spalle un territorio che non genera tanto traffico; 2) essere distante cento chilometri di camion più di Livorno dai mercati di riferimento; 3) non poter contare su un reticolo di imprese paragonabile a quello d'un grande porto; 4) essere troppo a nord rispetto alla rotta Suez-Gibilterra per poter sostituire Gioia Tauro come porto di transhipment nella geografia mediterranea (e con un costo del lavoro troppo caro rispetto agli standard della sponda nordafricana ora scelta dai big internazionali). Eppure ve l'immaginate cosa può inventare un porto nuovo di zecca e con fondali record a venti metri?
C’è da rimettere insieme i cocci ma quant’è difficile farlo. Ecco che la diffida della Regione è sì una sberla ma, lo ripete un tweet dell'assessore Simoncini, offre anche 13 giorni per trovare alla fin fine questa benedetta intesa. Eppure l’insistenza di Rossi ieri sul tempo da non perdere vale anche come un messaggio: niente scherzi, perché al 14° giorno attiviamo davvero i poteri sostitutivi.
LA SBERLA CORRE SU FACEBOOK. Ecco allora che il post di lunedì sera di Nogarin, in coda a una sventagliata di accuse, invita il governatore al buon senso (per «riportare l'iter secondo quanto erano gli accordi che noi abbiamo sempre onorato e vogliamo portare a compimento secondo quanto concordato proprio con la Regione Toscana»).
L'avvisaglia di quel che accadrà nel pomeriggio nel faccia a faccia fra il sindaco M5S e il governatore Pd si ha anche nel colloquio che Nogarin ha con una delegazione di lavoratori del porto e del cantiere Azimut Benetti che stringono simbolicamente d'assedio il Palazzo per avere risposte.
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Come da copione, il sindaco ribalta sulla Regione la colpa del conflitto («con la diffida Rossi ha sospeso il percorso intrapreso con il Comune di Livorno»), poi però non chiude la porta alla ricerca di una soluzione: «Dobbiamo evitare che la diffida della Regione possa determinare l'interruzione definitiva di tutto il percorso che dovrebbe portare all'approvazione del piano».
Del resto, stando a quanto è stato possibile ricostruire, lunedì mattina, poco prima che il sindaco Nogarin disertasse l’incontro a Firenze, l’Authority aveva spedito il proprio numero due Massimo Provinciali a Palazzo Civico per discutere gli impegni extra che il Comune chiedeva a Palazzo Rosciano di accollarsi: pare che fosse stata trovata la quadra anche su ponte di Santa Trinita e Fossi, oltre che un impegno a rivedere la parte porto-città del Prg portuale quando sarà disegnato il Prg della città.
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