Gioco
«Ingerenza illegittima nell'amministrazione di Aamps», dalle carte del collegio ecco perché Di Gennaro è stato silurato
Nella relazione del collegio sindacale la contrarietà dell’amministratore di fronte all’arrivo di Cosci e Marzovilla che di fatto lo avevano esautorato
LIVORNO. Una "gravissima situazione finanziaria". Una "profonda preoccupazione" per gli aspetti legati alla gestione dell'azienda. E una "concreta ingerenza di ruoli amministrativi affatto legittima", perché i recenti contratti non sono stati "né autorizzati né firmati dall'amministratore unico". Sono solo alcuni dei pesanti rilievi mossi dal collegio sindacale di Aamps e contenuti in un durissimo verbale protocollato in Comune in vista dell'assemblea dei soci dell'azienda dei rifiuti. Un incontro, quello del 2 marzo scorso, che il collegio chiedeva di rimandare per approfondire le criticità descritte nel documento, ma che si è invece tenuto come da programma e si è concluso con la sospensione di Marco Di Gennaro.
Giovedì in consiglio comunale il sindaco Filippo Nogarin ha ribadito che alla base della “sospensione” dell'ormai ex amministratore unico ci sono "solo motivi di salute". Ma dal verbale dei revisori traspare chiaramente la contrarietà di Di Gennaro per le decisioni che hanno portato in azienda le figure di Luca Cosci e Andrea Marzovilla. Assunzioni che, secondo il collegio, avevano già comportato l’ "esautorazione di fatto" dell'amministratore unico. Un quadro, insomma, che evidenzia contrasti e tensioni.
La relazione finanziaria. La riunione urgente dei sindaci revisori di Aamps si tiene alle ore 9.45 del 28 febbraio: presenti il presidente del collegio Francesco Carpano e Alessandro Carrara (assente Patrizia Del Tredici per motivi familiari). Si parte dall'analisi di una relazione finanziaria redatta da Luca Cosci, ex direttore amministrativo licenziato nell'aprile scorso e da poco reinserito nell'organico di Aamps. La relazione contiene "conclusioni e iniziative già poste in atto da Cosci e da tale Marzovilla".
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Il riferimento è a Andrea Marzovilla, assunto per sei mesi con contratto a progetto da 22.400 euro per traghettare l'azienda nel percorso di Reti Ambiente, "riassettare" il management e trovare il modo di pagare i fornitori. Per il collegio sindacale la relazione non aggiunge niente di più al Piano finanziario, se non sul porta a porta, argomento ritenuto "importante ma secondario rispetto alla criticità finanziaria in essere". Perplessità anche sulle iniziative da intraprendere. "L'unica possibile - si legge nel verbale - è la salvaguardia del controllo analogo da parte del Comune, che ad oggi è venuto meno". Per il collegio è infine "poco credibile" la messa a reddito dell'immobile di via Bandi, ritenuto poco appetibile sul mercato.
Le domande dei revisori. Il collegio chiede a Cosci, "una volta conosciuto il ruolo formale che sta andando a assumere", di "esprimersi su argomenti ben più decisivi". Si parte dalla "reale natura del prestito di 5 milioni del Comune, prestito capitale e non precario, alla luce dello scomposto tentativo dei vertici comunali di farlo passare come precario". Si prosegue con la "sostenibilità economica, finanziaria e sociale della tariffa-servizio 2015-2017", in relazione "alle morosità in cui è caduto il Comune nel 2013 e 2014". Si domanda anche il perché della richiesta di un "aumento di capitale al socio unico, in luogo di tutte le altre iniziative finanziarie ipotizzate". Visto inoltre che "deve essere l'assemblea (il socio) a deliberare qualsiasi nuovo ricorso a indebitamento bancario", il collegio ritiene "inutile continuare con la processione presso le banche" (di cui parliamo sotto).
Le rivelazioni di Di Gennaro. Nel verbale si parla anche di un incontro chiesto da Cosci al collegio stesso, che intanto stava portando avanti la discussione "sulla grave situazione finanziaria con l'amministratore unico, appena rientrato in azienda dopo un periodo di breve convalescenza". L'incontro è fissato al 27 febbraio. Prima il collegio chiede di visionare il "verbale di conciliazione sindacale stipulato con Cosci" e il "contratto di reclutamento di Marzovilla", fino ad allora "assolutamente sconosciuti". A fornire i documenti è proprio Di Gennaro, che nell'occasione precisa "che detti contratti non erano stati né autorizzati né firmati da lui medesimo". Poi l'incontro viene rinviato. Il motivo? "Cosci e Marzovilla - si legge - avevano dovuto fissare un incontro con la Banca Nazionale del Lavoro, all'insaputa dell'amministratore unico".
"La ragionevole interpretazione delle gravi circostanze amministrative - è la valutazione di Carpano - dimostrate dalla presa di distanze dall'amministratore unico dalle iniziative di Cosci e Marzovilla, fa trarre un giudizio di forte preoccupazione, che va ben oltre la gravissima situazione finanziaria della società, anche in vista di una assemblea (quella del 2 marzo, ndr) la cui genesi pare essere sfuggita di mano all'organo amministrativo e all'ufficio legale dell'azienda".
Contratti e funzioni. Sulle assunzioni di Cosci e Marzovilla il collegio sostiene che, per ciò di cui è a conoscenza, sono avvenute "in assenza di alcuna valutazione in merito al principio della riduzione dei costi del personale". In occasione della fine del rapporto con Lorenzo Fommei, il socio (cioè il Comune) aveva evidenziato che la decisione "andava incontro anche a una esigenza di riduzione dei costi". Ma per i revisori "il costo della struttura non appare affatto diminuito alla luce dei recenti reclutamenti". Non solo: “Il reclutamento di Marzovilla (...) si rivela come nullo sin dall'origine in quanto non sottoscritto dall'amministratore".
"L'oggetto dell'incarico - prosegue il verbale - (...) appare di dubbia legittimità nella forma del "contratto a progetto", se non interpretandolo come mera funzione di consulenza direzionale a tempo, peraltro non richiesta dall'amministratore unico". E ancora: "L'incarico di Marzovilla sembra prevedere la terzietà di un'attività di verifica aziendale generale, che oltre a mal conciliarsi con la consulenza direzionale (...) appare totalmente scoordinata da qualsiasi ingerenza gestoria che si paventa essere stata illegittimamente introdotta negli ultimi giorni (...) senza alcuna formale volontà o delega dell'amministratore unico, come dimostrato dall'avvenuto accesso presso la Banca Nazionale del Lavoro e altri istituti di credito di Marzovilla e Cosci in rappresentanza della società".
In merito alle funzioni riservate a Cosci ("ricerca fondi, gestione dei medesimi e verifica interna"), il collegio afferma che queste sono in realtà perimetrate "dal verbale con cui l'ufficio legale di Aamps ha precisato che il reintegro, come quadro e non più come dirigente, avrebbe esulato da qualsiasi necessità nell'area della contabilità, finanza e controllo precedentemente coperta, declinando nuove funzioni per le quali resta oggi inibita qualsiasi interferenza con quelle precedenti". La funzione di verifica interna per i revisori è infine "in aperto conflitto con le funzioni dirigenziali ricoperte per anni da Cosci e in un contesto finanziario a dir poco patologico".
La richiesta di rinvio. Il collegio sindacale scrive di una "concreta ingerenza di ruoli amministrativi, la cui matrice ad oggi è assolutamente sconosciuta (...) e affatto legittima". Per i revisori "la nuova macro-struttura, la cui genesi conferma una sorta di esautorazione di fatto dell'amministratore unico, pare essere minata alla radice da marcati profili di illegittimità sostanziale, che devono essere sottoposti all'attenzione del Comune attraverso l'iter previsto dai regolamenti sulle società controllate". Il collegio chiede il rinvio dell'assemblea del 2 marzo e chiama l'ufficio legale di Aamps a "relazionare riguardo alle criticità emerse". L'assemblea del 2 marzo si tiene invece regolarmente, e si chiude con la sospensione di Di Gennaro. Non è dato sapere se intanto siano pervenute risposte alle domande dei revisori.
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