Il Tirreno

Livorno

Call center, Rossi bussa al ministero

di Mauro Zucchelli
Call center, Rossi bussa al ministero

Il governatore: guai ai giochetti sulla pelle dei lavoratori, bisogna puntare alla proroga. Bacci: stop allo scaricabarile

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LIVORNO. La mancata proroga del lavoro per Seat è stata una sberla sulle speranze dei 450 lavoratori del call center di Guasticce che di qui a meno di tre mesi rischiano di ritrovarsi senza più lavoro (e per 350 di loro era con contratto a tempo indeterminato), senza più una busta paga (da 700 euro al mese) e senza un minimo di paracadute (nemmeno un po' di cassa integrazione). Ed è stata una secchiata d'acqua gelata anche sul mondo della politica e delle istituzioni, che si è reso conto del terremoto sociale che quest'ondata di licenziamenti rischia di avere su centinaia di famiglie: anche perché non si tratta più di giovani studenti al primo impatto con il mondo del lavoro bensì spesso di padri e madri di famiglia, magari ultraquarantenni, che contano su quella busta paga da 700 euro per tenere in piedi il bilancio familiare.

Praticamente corale il tentativo di puntare a una proroga del contratto con Seat così da avere tempo fino a novembre per mettere in piedi qualche soluzione in più. A dirlo , ad esempio, è il presidente della Regione Enrico Rossi, per il quale «non si possono fare giochetti sulla pelle dei lavoratori». E aggiunge: «È grave che non si sia trovato un accordo con Seat per prorogare il contratto per i servizi al call center Paople Care di Guasticce».

Dopo aver sottolineato che i «sei mesi di proroga sono necessari», il governatore segnala che la Regione si è attivata: è stato richiesto al ministero dello sviluppo economico «un incontro urgente» che dovrà «chiamare tutti alle proprie responsabilità, in modo da trovare ulteriori margini di confronto, per costruire una prospettiva credibile».

Dopo l’allarme (rientrato) per la raffineria Eni, torna sulla graticola una azienda del territorio del Comune di Collesalvetti, guidato dal sindaco renziano Lorenzo Bacci, che nel frattempo è diventato anche il numero uno del Pd territoriale.

«Non abbiamo atteso oltre un mese per farci prendere in giro», sbotta lui in un post sulla propria pagina Facebook: «La vertenza del call center di Guasticce non può concludersi con un irresponsabile gioco tra le parti tra People Care e Seat Pagine Gialle».

Bacci sottolinea di aver richiesto subito, «d'intesa con l'assessore regionale Gianfranco Simoncini», l'«immediata riconvocazione del tavolo ministeriale a De Vincenti».

Il primo cittadino di Colle è furibondo perché si sta giocando «sulla pelle di centinaia di donne e uomini che fino ad oggi, nonostante l'assenza della seppur minima responsabilità sociale da parte della propria azienda, hanno garantito con professionalità e serietà profitti a entrambe le parti in causa». Parte da qui la ragione della «solidarietà piena alle lavoratrici ed ai lavoratori del call center di Guasticce» e, al tempo stesso, dello «sdegno» da ripartire fra Seat e People Care per «l'ennesimo atto inqualificabile e provocatorio». L’ultima sottolineatura riguarda il fatto che «questo territorio ha dato tanto in questi 10 anni ed ora esige per i propri lavoratori il dovuto rispetto e precisi impegni, non deprecabili messe in scena tipiche dei peggiori teatrini dell'assurdo».

Ma l’intenzione dei sindacati e dei lavoratori è quella di cercare di costruire un fronte che renda prima di tutto visibile agli occhi di tutti l’impatto di questa vertenza. Un primo segnale era stata l’iniziativa di lotta di fine gennaio: a Livorno sì, anche se la società è in territorio colligiano, perché in realtà è livornese gran parte dei lavoratori. Ed è anche la città – aggiungono – che dovrà scendere in campo per far sentire il proprio peso e la propria voce.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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