Gioco
Shangai, anche le suore andavano al centro donna
Il centro donna shangaino spegne le 30 candeline in mezzo a tanti amarcord: e sabato, in occasione della Festa della Donna, c'è la festa per ricordare il trentennale (e al mattino la distribuzione di mimose in piazza). Compreso l'affettuoso rapporto del quartiere più rosso (e delle sue donne) con le "suorine"
LIVORNO. Ci sono donne, e donne. Chi incontra la signora Luana capisce subito che non è come le altre. Davanti a lei, su un tavolo, un grande striscione blu sul quale sono cucite tante lettere bianche, allineate, ordinatissime: “Prima usavamo le lettere stampabili - rivela, indicando lo striscione - ma finivano per staccarsi tutte. Allora le cucio. Quando lo striscione non serve più, le scucio, e sono pronta per il successivo”.
Nell'anno domini 2015, intrisi come siamo di urgenze di rinnovamenti e rottamazioni varie, discepoli del “fo prima a ri'ompràllo nòvo”, incontrare Luana e il suo striscione è come vivere una specie di epifania. Luana Di Dio ha superato la soglia degli ottanta e ha qualche difficoltà a camminare a causa di un ictus che le ha paralizzato completamente il braccio sinistro: “Ma io non mollo” dice determinata, mentre va nel “suo” centro.
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Siamo a Shangai, in via Tito Speri, e il Punto Incontro Donna, nato dalle costole della commissione femminile del Partito Comunista, festeggia in questi giorni i trent'anni di attività. “Durante una Festa dell'Unità, nel 1985, facemmo un sondaggio: chiedendo alle donne del quartiere cosa avrebbero voluto fare nel proprio tempo libero”.
Fu una rivoluzione: dall'idea di avere uno spazio dove potersi semplicemente incontrare, le donne di Shangai diedero vita ad un vero e proprio cuore pulsante, un motore di socialità e integrazione che, negli anni, ha affiancato ed arricchito la vita di tantissime famiglie. “Questo è un quartiere di povera gente, e non è che abbiamo mai avuto troppo tempo libero”, spiegano queste donne forti e genuine, per niente intimorite dalla vita, per le quali l'emancipazione non è mai stata una questione di declinazione di vocaboli e quote rosa, ed è sempre passata, invece, per le maglie strette di un corso di cucito.
Niente a che vedere con chi si affida al pilates e agli spogliarelli rituali dell'8 marzo, questo centro popolano e popolare ha portato tra i vecchi blocchi edilizi corsi di maglia e uncinetto, sfilate di moda e di Carnevale, corsi e mostre di fotografia, lezioni per l'autocompilazione delle dichiarazioni dei redditi. Non solo: il Punto Incontro Donna Shangai ha anche portato il teatro all'aperto, nei cortili del quartiere, mettendo in scena spettacoli completamente autoprodotti che sono finiti al Teatro Quattro Mori prima e al Goldoni poi. E poi c'è la beneficenza: tanti i soldi raccolti nel corso degli anni per le più svariate emergenze sociali: dalle Cure Palliative al Telefono Azzurro, dagli operai della Delphi fino all'adozione a distanza di un bambino africano.
Certo, i numeri degli ultimi anni impallidiscono rispetto ai 4-5 milioni che si riuscivano a raccogliere negli anni '90. Ma quel che sorprende e che un po' anche commuove è che queste donne siano ancora qui, con lo stesso entusiasmo e lo stesso pragmatismo di sempre, nonostante l'età che avanza, lo sfaldamento del quartiere, gli immigrati, la crisi economica e l'allontanamento forzato delle suore di San Giuseppe dell'Apparizione.
Per chi se lo fosse perso, questo episodio di tre anni fa fu vissuto da Shangai come un vero e proprio lutto: “Eravamo arrabbiatissime - racconta Mirella Bellandi - quelle suorine per noi erano fondamentali, facevano tanto per tutto il quartiere e nonostante noi fossimo delle ribelli comuniste lavoravamo sempre insieme”. Il quartiere più rosso della rossa Livorno che si mobilita per tre suore: la notizia fu talmente ghiotta che si scomodarono per venire a guardare fino alla Casa del Popolo anche gli inviati dei grandi giornali.
“Un giorno mettemmo dei volantini a tutti i portoni con scritto di stendere delle lenzuola in segno di protesta” racconta Luana, che sospira: “La mattina dopo Shangai era tutta bianca”. E Mirella non si nasconde dietro un dito: “Ci incattivimmo parecchio anche col sindaco, che non fece un granché per aiutarci”.
I primi sfaldamenti tra la giunta Cosimi e i quartieri nord sono forse passati anche da qui: la sede odierna non è più quella delle origini e dall'ex Onmi di via Poerio il Punto Incontro Donna si è spostato in uno stanzone sotto i loggiati dei tre palazzoni Casalp di via Tito Speri. Tra le frequentatrici, anche molte ragazze giovani: “Il paradosso è che sono più quelle che vengono da fuori di quelle di Shangai - spiega Mirella Bellandi - e invece ci farebbe piacere che le ragazze venissero al nostro centro piuttosto che ciondolare in piazzetta”.
Sabato 7, a partire dalle 10:30, le donne dell'associazione distribuiranno la mimosa in piazza Fratelli Bandiera come omaggio per la Festa della Donna e nel pomeriggio, proprio nei locali in via Tito Speri, festeggeranno il compleanno dell'associazione con un brindisi e un piccolo rinfresco: “Non siamo per le cene fuori: anche se non siamo donne di cultura, sono ben altri i valori che cerchiamo di trasmettere”.
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