Il Tirreno

Livorno

Sfruttiamo gli anni in cui saremo all'opposizione

Alessandro Latorraca

Questo è un intervento di Alessandro Latorraca, ex consigliere comunale Pd

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Non mi è mai piaciuto un certo buonismo di facciata, un buonismo divenuto regola non scritta; mi parrebbe di rileggere le amare pagine del "toto modo" di Leonardo Sciascia. Anzi mi ha sempre irritato.

Al di là del fair play giocato sicuramente da tutti i contendenti nella partita del segretario dell'unione comunale del Partito Democratico, e questo va a loro riconoscimento, sono indubbie e secondo me difficilmente ricomponibili le differenze tra le varie anime che hanno espresso i vari candidati. Circostanza che ci stiamo portando dalla nostra costituzione di democratici e che Renzi non ha fatto altro che opportunamente portare alla luce con le sue politiche di governo e che mi auguro accentui nel tentativo di scrollarsi di dosso tutto un apparato parassitario che ancora lo circonda.

Il Pd è sempre rimasto un grande incompiuto; più evidente in una realtà come quella livornese, dove la tradizione comunista italiana e poi post-comunista ha comunque un peso che da nessun'altra parte si è reso così evidente.
Alessandro Guarducci ricompone una storia e ne disegna quelle che ne sono semplicemente le conseguenze. Ci fornisce una chiave di lettura che non dovrebbe scandalizzarci; farci strappare le vesti.
Per di più in uno scenario completamente rivoluzionato dall'affermazione del M5S. E' bene ricordare infatti che per almeno altri quattro anni noi saremo minoranza e all'opposizione; e questo dovrebbe tonificarci, renderci più liberi, comprensivi, leali.

Quello che mi fa eventualmente riflettere è questo alone di trionfalismo che da più parti emerge ogni volta che si toccano i tasti interni del riposizionamento del potere all'interno del partito.

Ti verrebbe voglia di lasciare tutto; è irritante la cecità nel nascondere le responsabilità storiche di un lungo e lento declino che prima che politico è stato culturale, antropologico, tanto che molte persone, trasversalmente e soprattutto avanti con l'età mi ripetono che non si riconoscono più con questa città, con quello che esprime in termini di valore, di progetto, di sogno.

L'idea ancora una volta data è quella del ripiegarsi sugli affari propri, come se nulla stesse succedendo, quando abbiamo un mondo in fibrillazione, in preda a dolori profondi che lasciano presagire cambiamenti epocali.
Non dobbiamo dare l'idea di occuparci del potere ma dovremo dare l'idea di essere persone capaci di leggere gli avvenimenti, di interpretarli e di darne soluzioni condivisibili.

Il tempo è propizio non per eseguire scalate che non sappiamo bene dove possano portare ma per occupare responsabilmente posti di vertice per mettersi al servizio più ampio di una comunità cittadina in difficoltà. Con la coscienza del limite, del limite temporale, del limite personale, del limite politico. Significa per chi occupa posizioni di vertice anche nel mio partito rimboccarsi per primo le maniche e mettersi a picconare, spalare, sudare. Non sono più i tempi dei lustri e delle paiette.

Il tempo del giudizio è ormai arrivato e si è manifestato in questa sorta di nichilismo indiscreto che tutto pareggia, tutto getta indistintamente al macero. Noi vorremmo essere invece distinti... un piccolo resto, capaci di rifondare un senso di appartenenza, un senso di impegno gratuito, un senso di comunità cittadina. Sta a noi decidere se saremo massa politica indistinta o piccolo nucleo significativo e significante. Una buona direzione a tutti!
 

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