La protesta
Primarie Pd, Lenzi strizza l'occhio alla Filippi (ma le mancano ancora sei voti)
L'outsider Lenzi cerca di evitare di restare ai margini del risiko che coinvolge gli altri tre candidati delle primarie Pd
LIVORNO. Se i tempi del ballottaggio si allungano – si voterà venerdì 13 marzo – il quadro delle alleanze sulla scacchiera del Partito Democratico resta decisamente nebuloso, mentre mercoledì sera si è riunita a Rosignano la direzione territoriale guidata da Lorenzo Bacci. All’ordine del giorno c’erano le elezioni regionali, ma si è parlato a lungo – soprattutto prima e dopo l’incontro – delle primarie.
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Alle orecchie della Filippi le colombe guidate dall’ex deputato Biricotti continuano a sussurrare la necessità di trovare un accordo con Bellandi, chiudendo in un angolo il clan di Marida Bolognesi. Mentre altri puntano all’obiettivo di un’unità ancora più ampia, addirittura totale (almeno nelle dichiarazioni), che coinvolga anche (per la verità, solo) gli uomini di Caruso-Bolognesi e di Alberto Lenzi. «Chi non ci sta, si assumerà le responsabilità di aver rifiutato l’unità», è la tesi di queste false colombe in risposta alla presa di posizione di Bellandi che ieri sul Tirreno aveva ribadito di non avere nessuna intenzione di fare un accordo che porterebbe alla segreteria Filippi.
L’idea di una grande alleanza intorno alla Filippi – che escluda solo Bellandi e dunque punti ad isolare Bacci – è la stessa identica che starebbe animando gli uomini di Alberto Lenzi, il quarto classificato, che con le sue otto pedine non può recitare il ruolo di ago della bilancia, ma che sta cercando di ritagliarsi una parte.
Anche tra i lenziani si sta giocando su più tavoli. Da un lato è in corso l’avvicinamento a Sonia Filippi che dovrebbe trasformarsi in un sostegno (non sufficiente però per spostare gli equilibri), dall’altro è iniziato un tentativo di accordo con Caruso e Bolognesi: insieme - è il ragionamento di Lenzi &C. - valiamo 30 voti, più di Bellandi. E in assemblea - non solo in occasione del ballottaggio - potremmo pesare quasi quanto la maggioranza della Filippi che di voti ne ha 32.
Se il ragionamento sarà in grado di convincere Marida Bolognesi, è difficile dirlo. Anche perché dovrà passare comunque - prima di tutto - dall’appoggio ad uno dei due candidati. E la scelta tra Filippi e Bellandi potrebbe dividere fin da subito il team Caruso-Bolognesi e quello Lenzi. Come dicevamo, anche andando ad esclusione, ci sono pochi dubbi che quest’ultimo non finisca per appoggiare la Filippi. Mentre sulla scelta della Bolognesi la partita è apertissima.
C’è un altro aspetto che va analizzato: se Lenzi garantirà i suoi otto delegati alla Filippi, quest’ultima si troverebbe con 40 voti sui 46 necessari. I sei voti mancanti potrebbero essere pescati all’interno dello schieramento Caruso-Bolognesi? Impossibile, secondo molti esponenti renziani. «Siamo il gruppo più compatto dei quattro», è la risposta che viene spedita al mittente.
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Insomma, se Lenzi cerca giustamente di ritagliarsi un ruolo e far pesare i suoi otto voti, la realtà è che ad oggi nessuno ha interesse ad ammetterlo al tavolo, anche perché alla fine dovrebbe passare all’incasso pure lui. In quale campo? Qui si apre un’altra partita importante di questa corsa al ballottaggio, quella del porto, tema che ha ritagliato a Lenzi una posizione decisamente diversa rispetto ai concorrenti alla segreteria (e che tra l’altro lo allontana dalla Filippi e dal suo sostenitore De Filicaia).
Basta leggere l’intervento del lenziano Pasquale Lamberti nella pagina a fianco: nel mirino c’è il presidente dell’Autorità Portuale Gallanti e l’idea di porto da lui disegnata. E di conseguenza la scelta del segretario territoriale Bacci - nel ruolo di sindaco di Colle - di puntare sulla conferma di Gallanti alla guida delle banchine.
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Ecco, sul piatto Lenzi potrebbe tentare di inserire proprio un cambiamento nelle posizioni del Pd comunale sullo sviluppo del porto e sui nomi giusti per guidarlo. E paradossalmente potrebbe provare a lanciare - in contrapposizione alla scelta del segretario territoriale Bacci - il nome proposto dal sindaco Nogarin, quella Nicoletta Batini, ex grillina ed ex renziana, figlia dell’ex Dc Beppe Batini, che con Lamberti senior e Lamberti junior due anni fa aveva lanciato Centro Democratico. Fantapolitica? Non proprio, semplicemente uno dei tanti temi che fino a venerdì finiranno sui tavoli della discussione, quasi sicuramente però senza chance di avverarsi.
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