Il Tirreno

Livorno

Il bando degli spazzini rimane un mistero

di Giulio Corsi
Il bando degli spazzini rimane un mistero

Da tre mesi la pulizia delle strade va avanti con proroghe settimanali a Cooplat Intanto l’azienda blocca il porta a porta a Salviano ma cerca personale per farlo

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LIVORNO. Ricordate quei tre mesi di lotta selvaggia degli spazzini che tra settembre e dicembre dell’anno scorso più volte bloccarono la città (e talvota l’affogarono nell’immondizia) per chiedere che nel nuovo bando per il servizio di spazzamento delle strade fossero confermati tutti i 78 posti di lavoro e non fosse applicato un contratto peggiorativo (con decurtazione di 5000 euro netti l’anno di stipendio) come aveva intenzione di fare palazzo civico? Bene. Ricorderete anche che a dicembre, grazie al certosino lavoro di ricucitura del prefetto, amministrazione comunale ed Aamps accettarono le richieste di sindacati e lavoratori e annunciarono la modifica e la ripubblicazione del bando con le cosiddette clausole di salvaguardia sociale su occupazione e stipendi. Era esattamente il 4 dicembre 2014, pari pari tre mesi fa: da allora però, del nuovo bando - una partita da oltre 3 milioni di euro - non si è più saputo niente e il servizio di spazzamento, il cui appalto a Cooplat era scaduto il 30 settembre 2014, va avanti grazie a colpi di proroghe che vengono rinnovate di settimana in settimana.

E’ questa solo una delle fotografie che oggi immortalano il quadro clinico di Aamps, travolto in queste ore dal terremoto dei suoi vertici politici e dalla scelta del sindaco Nogarin, meditata da mesi, di cacciare il giovane amministratore unico Marco Di Gennaro, pescato dal mondo grillino con l’obiettivo di rivoluzionare la politica dei rifiuti in città, presentato dallo stesso sindaco come lo Steve Jobs dell’ambiente, ma giunto al capolinea dopo neanche otto mesi al volante di «un’azienda che oggi naviga a vista - accusano i sindacati - e in cui i trecento dipendenti diretti oltre a duecento dell’indotto iniziano ad aver paura».

I sindacati: subito in Rete Ambiente. «Abbiamo chiesto un incontro urgente al sindaco Nogarin per capire chi prende le decisioni - spiega Giovanni Golino, segretario della funzione pubblica della Cgil - La risposta oggi è che non le prende nessuno. Di mezzo ci sono moltissimi lavoratori e un servizio di pubblica utilità come l’igiene, la raccolta, la gestione, lo smaltimento, l’incenerimento dei rifiuti. Aamps è l’unica industria di peso rimasta in città, per di più rappresenta un patrimonio pubblico, ma ad oggi non ha una rappresentanza legale. A questo punto c'è da augurarsi che quanto prima si costruisca Reteambiente, ovvero l’azienda di area vasta, almeno avremo un management a cui riferirci».

Conti in crisi. Il bando mai pubblicato dello spazzamento è un ritratto significativo non solo della non efficenza di Aamps, ma anche e soprattutto della problematicità dei suoi conti, visto che è per risparmiare circa 600mila euro sullo spazzamento che il Comune aveva tentato a lungo di presentare un bando che avrebbe comportato 10 posti di lavoro in meno e un taglio degli stipendi. «Stiamo andando avanti con delle proroghe per avere il tempo di ridefinire il bando in modo da dare più qualità e ottimizzare il servizio», è la replica non particolarmente convinta dell’assessore all’ambiente Giovanni Gordiani.

La rivolta dei fornitori. Il resto dell’album di famiglia in via dell’Artigianato non è meno preoccupante. E se i problemi certamente partono da lontano - in primis da una pianta organica in cui, a colpi di esternalizzazioni, gli impiegati sono diventati assai più numerosi degli operai -, la situazione sotto la gestione Di Gennaro non è per niente migliorata. Lo dimostrerebbe la relazione scritta che l’altro ieri il collegio dei revisori dei conti avrebbe presentato ai soci - cioé al sindaco Nogarin - in cui si mette in seria discussione il lavoro del management. Ma lo dimostra ancor di più la situazione che Aamps si è trovata a vivere in questi ultimi mesi con i fornitori-creditori, che negli anni della precedente amministrazione mai si era verificata. E che proprio da inizio marzo ha provocato una decisione clamorosa: i fornitori di Aamps (dai manutentori ai meccanici, alle imprese di pulizie), che devono ancora riscuotere le fatture scadute più di quattro mesi fa, da questo mese ridurranno il personale a disposizione dell’azienda, azzererando gli straordinari e non tenendo più in magazzino le scorte dei pezzi di ricambio.

Bloccato il porta a porta, ma non il concorsone. C’è dell’altro? Sì: un’altra foto eloquente dell’Aamps di questi giorni è quella della raccolta porta a porta. Il cui ultimo step - l’allargamento a tutto il quartiere di Salviano - è stato bloccato alla fine dell’anno scorso e rinviato almeno a fine 2015. Perché? Giovanni Gordiani lo motiva molto bene, evidenziando che «senza una valorizzazione del materiale raccolto che comporti una riduzione della Tari per le famiglie coinvolte, questo progetto ha solo benefici ambientali e non economici e dunque non è completo. Davanti ad un porta a porta paracadutato dall’alto io ho bloccato tutto», sottolinea l’assessore. Ma accanto alle motivazioni politiche, ci sono anche, soprattutto motivazioni più pratiche, cioè prettamente economiche: l’allargamento del porta a porta a tutto il quartiere di Salviano previsto dalla sperimentazione, finalizzata a coinvolgere un totale di 20mila livornesi e cofinanziata anche dall’Ato, non era più sostenibile per il conto corrente di Aamps. E dunque il Comune ha dovuto fermarla. Peccato che nel frattempo sia stata indetta e sia iniziata 15 giorni fa una selezione a cui hanno fatto domanda in 1857, proprio immaginando la necessità di autisti e operai da destinare all’estensione del porta a porta, che invece non ci sarà.

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