Gioco
Cannito: i conti della giunta M5S salvati dal tesoretto dell'era Cosimi-Nebbiai
Il leader di Città Diversa, che pure aveva appoggiato Nogarin al ballottaggio, spara a zero sul bilancio della giunta M5S: state uguali a chi vi ha preceduto e i vostri conti si reggono sull'avanzo del 2014
LIVORNO. Marco Cannito, capogruppo di Città Diversa, non ci sta: e sul bilancio messo nero su bianco dalla nuova amministrazione pentastellata (che pure lui stesso ha appoggiato al ballottaggio), spara una sfilza di durissime critiche e preannuncia un voto negativo contro l'"ennesima manovra di bilancio suicida e senza sbocchi".
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Oggi Livorno «sta male e peggio per colpa di se' stessa, di parte dei livornesi e di chi l'ha governata, compresi, almeno finora, voi stessi», dice l'esponente di Città Diversa. Lo fa sottolineando che, paradossalmente, anziché cambiare rotta rispetto al passato si ripetano gli stessi errori. Quali? Uno: alle amministrazioni precedenti («che attaccate un giorno sì e l'altro pure») riconoscete «il virtuosismo dei bilanci, il valore del bilancio sperimentale, il bonus per il fondo svalutazione crediti di dubbia esigibilità». Non solo: i conti della giunta Nogarin si salvano «grazie all'avanzo di bilancio del 2014, tesoretto dell'era Cosimi-Nebbiai» («eravate fuori dal consiglio e dicevate "tutti a casa", oggi dite a noi che è facile fare l'opposizione, così come lo diceva la precedente anministrazione»). Ma è ancor più paradossale - accusa- che il M5S «faccia quello di cui accusava l'amministrazione uscente qualora fosse rimasta al governo della città: aumentare la tassazione o tagliare i servizI«. E aggiunge: è quel che ha fatto la giunta Nogarin «portando l'Irpef all' 0,8% per tutti gli scaglioni e riducendo la spesa corrente e servizi per oltre 1,7 milioni».
Dito puntato anche contro il piano delle opere pubbliche triennale: sono previste – accusa Cannito – «rimodulazioni dei Piuss Polo museale e del Cisternino di città» mentre viene chiusa la porta all’ex caserma Del Fante.
Però, ironizzando sul famoso slogan renziano, Cannito dice che per i grillini la città può stare "serena" o "tranquilla".
Nel mirino è il fatto che «le promesse vengono rimangiate: ad esempio, la Casa della cultura non riaprirà e il Museo della città ai Bottini dell'olio non vedrà la luce o gli spazi non sarano sufficienti». Poi la stoccata: qualche palazzo al Luogo pio verrà fatto «sorgere, forse con il trasferimento di una parte degli indici edilizi nell'attuale deposito Atl di via Meyer».
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Un attacco ad alzo zero che prende le mosse da lontano: dallo scontro che portò le opposizioni a uscire dall’aula consiliare. Cannito si riferisce al fatto che «nella seconda seduta di bilancio, soli in quest’aula e in assenza degli altri gruppi consiliari», era stato promesso che giunta e maggioranza avrebbero «recuperato i rapporti con il consiglio comunale dopo la forzatura dell’approvazione a scatola chiusa del bilancio». Risultato: la nuova amministrazione pentastellata è stata «prima costretta a bloccare gli impegni di spesa fino ad oggi» e adesso è obbligata »a correggere la manovra nel suo insieme».
Infine, una sottolineatura di quel che Cannito ritiene sia un deficit di strategia nel rapporto con il governo centrale: sì, probabilmente l’intesa trovata a metà febbraio nella conferenza Stato-Città «alleggerirà il patto di stabilità a carico dei Comuni», ma questo »compenserà solo in parte i tagli sproporzionati sugli enti locali effettuati da questo governo come dagli altri governi, su livorno sotto le precedenti come sotto l’attuale amministrazione». E rincara: «Impensabile sperare o tentare di imporre a un governo nazionale che ci salvi, come ritiene la giunta di Palazzo Civico».
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