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Settimana corta, la Provincia insiste: «Ma non è un diktat»

Settimana corta, la Provincia insiste: «Ma non è un diktat»

Addetti ai lavori e studenti si dividono sull’ipotesi del sabato libero per risparmiare su riscaldamento e altri costi di gestione. Il presidente Franchi: «Ascolteremo tutti e decideremo entro la fine del mese»

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LIVORNO. L’attesa di studenti, genitori e insegnanti delle scuole superiori livornesi dovrebbe concludersi entro il mese: sono questi i tempi che si è data la Provincia per la missione “settimana corta”. Ossia la richiesta, agli istituti labronici, di spalmare già dal prossimo anno l’orario delle lezioni su cinque giorni, chiudendo gli edifici il sabato e consentendo così un notevole risparmio sui consumi e sui costi in genere. Il presidente della Provincia, Alessandro Franchi, (nella foto) ha smosso parecchio le acque il mese scorso, quando ha annunciato che per esigenze di bilancio (i tagli alla spesa si aggirano sul 25%) si chiedeva ai dirigenti delle scuole superiori di adottare la settimana corta. E se sembra che i presidi che hanno già risposto all’appello non siano contrari al sabato festivo tutt’altro clima si respira tra docenti, ragazzi e famiglie. «Stiamo aspettando che tutti i dirigenti ci rispondano - spiega Franchi - poi ci incontreremo con loro ed è anche in programma un incontro con la consulta degli studenti». I tempi dovrebbero essere stretti, perché comunque riorganizzare gli orari richiede un bello sforzo e magari, visto che l’annuncio è avvenuto a iscrizioni già concluse, potrebbe esserci qualche genitore che decide di cambiare scuola e provincia pur di evitare i disagi della settimana corta.

Quello che comunque Franchi tiene a precisare è che quello della Provincia non è un diktat ma un’ipotesi. «Dobbiamo risparmiare questi soldi, 8 milioni in tutto, e stiampo cercando di spalmare i tagli. L’idea della settimana corta ci sembra buona, tanto più che in molte scuole già non si frequenta il sabato. Poi chiaramente qualunque decisione sarà frutto di un confronto. Per questo aspettiamo di avere tutte le risposte dai presidi...».

I quali, almeno ufficialmente, non sembra che per ora abbiano avuto granché da ridire. Certo c’è chi ha vincolato il varo dell’operazione a un adeguamento del servizio degli autobus per ridurre al minimo i disagi degli studenti pendolari, visto che la settimana corta comporterebbe uscite alle 14, 14.30 e rientri pomeridiani. Ed è su questo elemento che si concentrano le critiche dei “contrari”. Perché, sostengono molti studenti e molti insegnanti, non è didatticamente producente appesantire così le lezioni mattutine, perché comunque i rientri pomeridiani, in assenza di mensa, creano enormi disagi, perché tutte quelle attività sportive e culturali che la scuola non offre si svolgono il pomeriggio e i rientri renderebbero il loro svolgimento molto difficoltoso.

Una contrarietà espressa nei giorni scorsi anche dall'ex provveditore Elisa Amato (ora capogruppo Fi in consiglio comunale), dai docenti del liceo Enriques Giannini e Sciuto, dalla vice preside del liceo Cecioni, Gabriella Luise convinta che «i vantaggi della settimana corta siano minimi rispetto alle problematiche in ambito didattico. I rientri al pomeriggio sarebbero un aggravio non indifferente per i ragazzi, ma anche per gli insegnanti. Il paradosso sarebbe che finiremo per svolgere al sabato quelle attività che si svolgono al pomeriggio, corsi di recupero, percorsi didattici, progetti formativi».

(c.g.)

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