La protesta
Il gruppo Filippi si spacca, intanto si va verso il rinvio del ballottaggio
Livorno, partito il risiko delle alleanze. Le colombe puntano all’accordo con Bellandi ma vengono bloccate. Tra i sostenitori della Filippi spunta l’idea di tagliare fuori l’area Bolognesi. Ma Bellandi rifiuta
LIVORNO. Mentre oggi il comitato organizzatore delle primarie deciderà lo slittamento di una settimana dell’elezione del segretario del Pd livornese, è iniziato il grande risiko delle alleanze alla ricerca della mediazione giusta in grado di ricomporre almeno in parte la spaccatura in tre tronconi e mezzo del partito fotografata dalle elezioni di domenica scorsa e di fornire quel minimo sindacale di 46 voti ad uno dei due contendenti rimasti in ballo, Sonia Filippi (che parte da 32 consensi), sostenuta dall’ex segretario De Filicaia, dall’ex assessore Nebbiai e dagli ex deputati Susini e Biricotti o Federico Bellandi (quota di partenza 28), fedelissimo del segretario territoriale Bacci.
Tutto ruota intorno ai 22 delegati dell’area renziana di Marida Bolognesi eletti nelle fila di Pietro Caruso, che possono fare il bello e il cattivo tempo, ma come in una partita di scacchi che si rispetti il corteggiamento di Caruso non è l’unica soluzione su cui gli alfieri dei due schieramenti stanno trattando. Qualcuno infatti - soprattutto tra i sostenitori di Sonia Filippi - sognerebbe un patto di ferro col grande avversario Bellandi, che in un colpo solo metterebbe fuori gioco - anzi spedirebbe direttamente in tribuna - Caruso e la Bolognesi relegandoli da aghi della bilanca al ruolo di comparsette.
Ma l’idea, ad oggi, seppur sostenuta da nomi di peso come Anna Maria Biricotti e Valter Nebbiai, sembra uscita dal set di Mission Impossible. E non solo perché tra i principali consiglieri della Filippi è relegata alla voce “boatos” non autorizzati, ma soprattutto perché Bellandi respinge ufficialmente al mittente l’offerta - che qualche sherpa ha già provato a sussurrargli - dichiarando che «l’accordo con la Filippi non è la nostra prima priorità e nemmeno la seconda».
Il tentativo tuttavia sarà fatto e un effetto sembra destinato a provocarlo: un confronto serrato che potrebbe diventare spaccatura all’interno dello stesso schieramento di Sonia Filippi. Da una parte le colombe guidate da Biricotti e Nebbiai da una parte, dall’altra Jari De Filicaia e Marco Susini.
Le due anime in casa Filippi. Ha due carte Sonia Filippi: trovare un punto di convergenza - difficile - con Caruso e Marida Bolognesi oppure tentare una mediazione con Bellandi. I suoi più fedeli collaboratori, quelli che hanno garantito il malloppo di voti a Shangai e Salviano, puntano dritti alla prima opzione. Lunedì sera, in una riunione lampo Simonetta Pampaloni, Fabio Altini, Leonard Conforti e Barbara La Comba sono stati nominati gli unici legittimati a discutere di alleanze a nome della loro candidata.
La decisione è chiaramente un tentativo per spegnere sul nascere i consigli che alla Filippi sono arrivati da alcuni suoi sostenitori, volti all’accordo con Bellandi, ma anche quell’intreccio di telefonate che da lunedì hanno creato un ping pong tra i vari schieramenti, con proposte e fantaproposte, che lunedì sera avevano fatto rimarcare a Sonia Filippi questa frase: «Non ho autorizzato nessuno a parlare per mia voce».
Se questa è la posizione ufficiale della più votata alle primarie, non è detto che nei 10 giorni che potrebbero dividerci dal ballottaggio qualcosa cambi. E’ in quest’ottica che ieri Anna Maria Biricotti rilanciava con convinzione il suo approdo ideale: un accordo con Bellandi.
«Il responso delle primarie ha dato chiaramente ragione a Sonia Filippi. Ignorare il risultato del vero voto dei cittadini sarebbe un problema - è il ragionamento da cui parte la Biricotti -. Chi vince deve tenere unito il partito, cercando accordi incentrati prima di tutto sul programma, e poi anche sugli assetti. In questo senso mi chiedo perché dovremmo trattare con il terzo e non con il secondo. Perché ce l’abbiamo con Bacci? Dato che non è così, è chiaro che il primo interlocutore deve essere Bellandi».
L’idea tuttavia non piace ad un’ala consistente e influente del gruppo Filippi. Primo perché da molti non è gradito quello che viene definito lo schiacciamento di Bellandi su Bacci, secondo perché la virulenza dei recenti attacchi di Bellandi verso la vecchia guardia riunita sotto le insegne della Filippi, accusata di essere la grande colpevole della debaclé elettorale di maggio-giugno, avrebbe urtato molte sensibilità.
Bellandi corteggia Caruso. Se da un lato è insomma assai improbabile che arrivi l’invito a nozze, dall’altro sembra quasi certo che esso sarebbe respinto. «Cerchiamo un dialogo con coloro che non erano maggioranza nell’ultima segreteria», ha sostenuto ancora ieri Federico Bellandi. «Il presupposto da cui partiamo è sempre quello: i cittadini di Livorno non capirebbero un partito che riparte da chi ha provocato la sconfitta».
Sarebbe illogico che Bellandi, avendo a portata di mano la possibilità di diventare segretario, vi rinunciasse rinnegando tra l’altro l’identità politica su cui ha basato la sua campagna elettorale. Ieri pomeriggio al circolo di Colline i componenti della sua lista si sono riuniti e hanno iniziato il percorso che oggi porterà al primo contatto con il gruppo di Caruso. «Ci sono 30 voti in ballo - spiega Bellandi -. Il nocciolo della questione è come dare rappresentanza ad un’area che vuole cambiare il Pd. E’ chiaro che la nostra attenzione è rivolta con grande attenzione a Caruso, con i quali non riscontriamo differenze così marcate come forse abbiamo con Lenzi».
Tutti da Bacci. Stasera a Rosignano si riunirà la direzione territoriale con le regionali all’ordine del giorno. Domani poi il segretario Lorenzo Bacci dovrebbe incontrare uno per uno i quattro candidati alle primarie per cercare di capire se può esistere un punto di convergenza politico. L’incontro che potrebbe dare maggiori indicazioni sarà sicuramente quello con Pietro Caruso. Il quale ancora ieri confermava la disponibilità a discutere con entrambi i candidati. «Il mio obiettivo è un partito il più unificato possibile, dunque l’accordo si potrà trovare con chi dimostrerà al meglio di poter rappresentare la discontinuità con il passato nelle idee, nei modi e nell’approvvio coi cittadini». Ma non è escluso che nel frattempo qualcuno dall’alto - Parrini? - non gli ponga davanti la fatidica domanda: vuoi fare il renziano e favorire Bellandi o l’antirenziano?
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