Il Tirreno

Livorno

Ucciso nel bosco a martellate nel 1991, la svolta del Ris: «Il sangue è del cognato di Della Volpe»

di Federico Lazzotti
Ucciso nel bosco a martellate nel 1991, la svolta del Ris: «Il sangue è del cognato di Della Volpe»

Livorno, gli esami di laboratorio chiesti dal giudice inguaiano uno dei tre indagati per l’omicidio del muratore avvenuto 24 anni fa tra Cecina e Montescudaio.  Ma ora servono nuove analisi

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LIVORNO. Sono le tracce di sangue rimaste imprigionate in un cappellino di stoffa bianco e giallo ad inguaiare, a quasi 24 anni dal delitto, Ernesto Fiumicello, 60 anni nato a Trentola Ducenta ma residente a Vicchio, ex cognato di Francesco Della Volpe, il muratore ucciso a martellate e bastonate a 45 anni prima di essere gettato in un fosso lungo la provinciale tra Montescudaio e Cecina la notte del 30 giugno 1991.

Ieri nell’aula gip del Tribunale di Livorno, il capitano dei carabinieri Filippo Barni, direttore del laboratorio del Ris di Roma, ha parlato per due ore davanti al giudice Antonio Del Forno e agli avvocati durante la terza udienza dell’incidente probatorio: cuore dell’indagine bis dopo la riapertura del caso nel gennaio 2013 per mano dei pubblici ministeri Fiorenza Marrara e Alessandro Crini.

Al centro dell’incarico affidato all’esperto di medicina forense, la valutazione del lavoro del consulente della Procura e soprattutto una nuova comparazione dei reperti trovati sul luogo del delitto con il profilo genetico di Fiumicello e di “Ignoto 2”, quest’ultimo considerato il secondo assassino - ancora senza nome - che avrebbe con il primo attirato la vittima nel bosco prima di aggredirlo, ucciderlo e liberarsi del cadavere.

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Un omicidio - è la tesi degli investigatori - commesso sotto la regia della moglie di Della Volpe, Carmela Granata, anche lei indagata per il concorso morale nel delitto. Il movente, nato e cresciuto nell’ambiente familiare, sarebbe «il comportamento violento della vittima nei confronti della moglie» dalla quale, all’epoca, stava per separarsi.

I risultati del Ris sono contenuti in una relazione lunga 150 pagine a cui sono stati allegati quattro cd room, per un totale di quasi mille pagine di documenti. Ma per capire il risultato dello studio basta leggere i passaggi fondamentali contenuti nelle conclusioni. In queste - infatti - vengono confermate le analisi di laboratorio eseguite dalla consulente genetica della Procura Isabella Spinetti e depositate nell’aprile dello scorso anno.

«Le traccia di sangue isolate all’interno del cappellino ritrovato sul luogo del delitto - spiegano i Ris - sono riconducibili al profilo genetico di Fiumicello, mentre quelle esterne al Dna della vittima». Una conferma che posizione l’ex cognato sul luogo del delitto. Discorso diverso per i tre guanti di plastica analizzati. Su una coppia è stato isolato il profilo di “Ignoto 2”, mentre nel terzo quello di Fiumicello contaminato con altre tracce di sangue, comprese quelle della vittima.

Risposte che fanno fare all’impianto accusatorio un passo avanti. Ma che ancora non sono sufficiente per dimostrare la colpevolezza degli indagati che a loro volta si sono professati sempre innocenti. Ecco perché al termine dell’udienza è stata chiesta al Ris una nuova repertazione, in particolare sul cappellino e sui peli ritrovati sul luogo del delitto. L’appuntamento per discutere i risultati dei test è fissato per il 12 maggio. A quel punto molto probabilmente i pubblici ministeri saranno nelle condizioni di chiudere le indagini e decidere se chiedere o meno il rinvio a giudizio degli indagati.

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Scrivono i pubblici ministeri ricostruendo il quadro probatorio nella richiesta di arresto - poi rigettata dal giudice per le indagini preliminari - nei confronti di Fiumicello: «È assai significativo come già a suo tempo si fossero addensati sospetti nei confronti del cognato. Poiché nelle parole della sorella della vittima egli compare come colui che pochi giorni prima di morire gli stava minacciosamente dietro assieme alla moglie». E ancora: «È palese che la responsabilità del Fiumicello, il solo parente a non aver varcato la soglia della chiesa il giorno del funerale, inquadri senz’altro l’omicidio proprio in quella causale di tipo familiare che i Della Volpe hanno sempre sospettato».

I carabinieri che hanno indagato per mesi su questo delitto corroborano così l’ipotesi dell’omicidio premeditato. «Il delitto - scrivono - si è verificato in un luogo che la moglie frequentava con un amico. Ecco perché più che verosimilmente Della Volpe è stato attirato con qualche stratagemma e dove invece incontrò Fiumicello con un’altra persona». Gli in investigatori hanno anche fissato l’ora del delitto comparando i risultati dell’autopsia con le testimonianze raccolte.

«Il decesso è avvenuto - si legge - tra le 20 e le 24 del 30 giugno. Più probabilmente a distanza di una o al massimo due ore dall’ultimo pasto avvenuto intorno alle 20. Il che illumina di notevole significato la circostanza che quel lasso di tempo corrisponda a quello in cui la moglie si è allontanata da casa per poi ricomparire un’ora più tardi truccata e ben vestita al bar dell’Acqua Park».

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