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DONATORI CERCANSI

Avis, appello per il sangue: donazioni in calo del 3%

LIVORNO. Sui volantini dell'Avis si legge chiaro e tondo: «Grave carenza di sangue in tutto il territorio regionale». Come spiega il presidente dell'associazione Giovanni Belfiore, però, non è di...

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LIVORNO. Sui volantini dell'Avis si legge chiaro e tondo: «Grave carenza di sangue in tutto il territorio regionale». Come spiega il presidente dell'associazione Giovanni Belfiore, però, non è di stato emergenziale che si tratta, ma di una progressiva e costante emorragia che da due anni a questa parte, solo a Livorno, ha fatto segnare un meno 2.8%.

Non che nel resto della Toscana vada meglio, visto che la nostra città continua ad essere uno dei fiori all'occhiello: eppure, su una popolazione di quasi 160.000 abitanti, sono solo qualche migliaio quelli che ogni tre mesi spendono un'ora del proprio tempo per fare un gesto di grande civiltà. È già difficile, di anno in anno, sopperire alla naturale uscita dal circuito di quei donatori che invecchiano, o che muoiono (3-4mila ogni anno a fronte della media di 700 nuovi donatori).

«Sia ben chiaro - spiega Belfiore - nessuno, ad oggi, rischia di morire, perché se il sangue non c'è, si prende da fuori». Con una enorme differenza, però: se una sacca di sangue livornese è a costo zero, una di sangue extra-regionale può arrivare a costare 800 euro, ed è una spesa che paghiamo noi cittadini. Per un'operazione complessa come un trapianto, ad esempio, possono servire anche 30, 40 sacche: che effetto vi fa sapere che l'Asl regionale con una mano taglia su tanti settori e con l'altra è costretta a spendere centinaia di migliaia di euro per sopperire ad un bene che ognuno di noi produce in modo automatico ed assolutamente gratuito?

Tutto questo mentre i trapianti e le cure oncologiche- per fortuna- aumentano, facendo crescere la richiesta di sangue, mentre la possibilità per molti cittadini diminuisce: basti pensare a tutti quei lavoratori precari e atipici che non possono perdere un solo giorno di lavoro, neanche per compiere un gesto che di grande civiltà. La crisi industriale ha colpito duro anche su questo fronte, come testimonia lo stendardo degli ex lavoratori-donatori della Spica appeso nei locali dell'Avis: un datore di lavoro che conceda a tutti i propri dipendenti un giorno di permesso per donare il sangue è ad oggi impensabile. Ed è per questo che serve l'impegno di tutti.

«L'amministrazione comunale è al vostro fianco», assicura l'assessore alla sanità e al sociale Ina Dhimgjini, e la promessa è quella di un tavolo comune con Avis, Aido, Admo, Ail ed Adisco per strutturare un programma d'intervento condiviso.

Maria Giorgia Corolini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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