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Livorno

Come sopravvivere alla crisi Le ditte traslocano per salvarsi

Come sopravvivere alla crisi Le ditte traslocano per salvarsi

Si restringe la “torta” del fatturato per commercianti e artigiani ma il numero di imprese e addetti è rimasto più o meno lo stesso: non resta che ridurre i costi fissi, a partire dalla dimensione della sede

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LIVORNO. Problema: dato che il fatturato delle imprese commerciali nella nostra provincia, rispetto al periodo pre-crisi, è calato d'un buon 30% e il giro d'affari delle ditte artigiane un po' meno ma pur sempre in maniera rilevante, spiegare come fanno a reggere, se è vero che il numero delle aziende è rimasto grossomodo lo stesso tanto nel commercio quanto nell'artigianato? Lo svolgimento è semplice e complicato al tempo stesso: e la quadratura del cerchio passa soprattutto dalla riduzione dei costi fissi, a cominciare dall'affitto della sede.

«Ridurre i costi è stato uno degli imperativi per quelle aziende che hanno cercato, nella penuria di ricavi, di rimanere aperti», dice Giuanluca Bibolino, responsabile provinciale Cna per il settore servizi. «Molti si sono trovati nell'impossibilità di chiudere, pur volendo, a causa di ciò che questo comporta in termini di ripianamento finanziario delle esposizioni: così si lavora anche alla pari, se non sottocosto almeno per far "girare" i soldi».

Ecco che si spiega il tentativo di riposizionarsi nella geografia urbana della città: luoghi più decentrati con superfici dimezzate (e magazzino ridotto al minimo). C’è anche un altro aspetto: la disponibilità di parcheggio ha trasformato, qui da noi come in cento altre città, il modo con cui si fa shopping. Non solo meno soldi ma anche meno tempo a disposizione, ed ecco che non si va di vetrina in vetrina (dunque con il bisogno di ritrovarsi in centro lungo una strada di negozi) ma si gironzola sul web finché poi si va a colpo pressoché sicuro (e dunque ben venga chi offre ampi spazi di parcheggio).

Su questa lunghezza d’onda vari operatori che abbiamo interpellato. Occhio però alle differenze, ad esempio, fra artigianato e commercio: il negozio ha attrezzature da spostare ma assai più complicato è traslocare le apparecchiature delle ditte artigiane, ammesso che non si parli del settore servizi anziché di quello della produzione. Non solo: l’artigianato di produzione ha bisogno di tutta una serie di standard da rispettare per rumore, uso di sostanze chimiche e emissioni, per cui ovviamente una localizzazione spesso non è interscambiabile con un’altra, e i vantaggi sul fronte dell’onerosità degli affitti vanno contrappesati con gli intoppi e i grattacapi sul versante delle autorizzazioni da rifare.

«Ridurre i costi senza licenziare – sottolinea Bibolino – è difficile oggi quasi quanto cercare di aumentare i ricavi: oltre ai costi diretti ed indiretti dei dipendenti, ci sono i costi per la formazione obbligatoria, quelli per la sicurezza in azienda, la manutenzione dei macchinari e dei mezzi. Tutto ciò va ad aggiungersi ovviamente ai costi per le materie prime e le varie forniture indispensabili alla produzione di beni e servizi cui più di tanto non è possibile allungare i pagamenti».

Se l'azienda è a conduzione familiare «si tira tutti la cinghia, si lavora di più e si spera nel futuro, così da traghettare l'attività alle nuove generazioni», confermano dal quartier generale dell’associazione degli artigiani («anche se il passaggio generazionale diventa una evenienza sempre più difficile da realizzare»).

Sta di fatto però che, nonostante tutti i tentativi per rimanere a galla stanno chiudendo anche aziende storiche di produzione che «hanno fatto la tradizione dell'artigianato livornese»: oggi – viene sottolienato – impegnarsi in una attività di produzione come una falegnameria, una vetreria o una carpenteria è veramente molto più complesso e rischioso di prima, vuoi per la concorrenza delle produzioni estere a basso costo, vuoi per le difficoltà che si incontrano sul versante del credito».

Resta il rebus di un restringimento assai brusco della “torta” del fatturato (per gli artigiani si è trattato di 14 milioni e mezzo in meno in un solo anno, spiega il dossier Cna): il calo dell’occupazione invece è finora assai contenuto, solo frazioni di punto da un anno all’altro. Ma il sistema economico locale diventa man mano più fragile: rischiamo di non aver ancora visto l’aspetto più duro della crisi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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