«Il problema non è la settimana corta, ma le strutture»
LIVORNO. Oggi 169 cattedre dall’asilo alle superiori sono affidate a insegnanti precari: 19 sull'infanzia, 46 per la scuola primaria, 48 alle medie, 50 alle superiori. Si tratta di posti che sulla...
LIVORNO. Oggi 169 cattedre dall’asilo alle superiori sono affidate a insegnanti precari: 19 sull'infanzia, 46 per la scuola primaria, 48 alle medie, 50 alle superiori. Si tratta di posti che sulla carta potrebbero trasformarsi in assunzioni a tempo indeterminato, a cui si aggiungono 50 posti in più, per un totale di circa 210 posti, se si considera quelli dell'organico funzionale, ovvero il supporto alla attività didattica, deciso dal decreto della Buona Scuola. I posti disponibili per gli Ata invece (il personale amministrativo, tecnico, ausiliario) sono circa 44, di cui 10 posti a Livorno.
A fornire questi dati è Patrizia Villa, segretario provinciale Flc Cgil.
Tra le varie questioni toccate da Villa, la prima riguarda il concorso annullato lo scorso anno, da una sentenza del Tar Toscana (su ricorso), per 9 dirigenti del territorio livornese. «I dirigenti – aggiunge Villa – stanno aspettando di sapere se dovranno risostenere nuovamente il concorso, annullato a causa di un errore procedurale commesso durante le prove del concorso. I dirigenti stanno lavorando in una situazione difficile perché non hanno la legittimazione del loro ruolo».
Altro tasto dolente toccato dal sindacato riguarda i centri territoriali per gli adulti: «Ci troviamo di fronte ad un abbandono completo – ha spiegato Villa -. I centri, che si occupano del recupero dell'istruzione per gli adulti, che fornisce la prova linguistica per gli stranieri, sono stati riuniti – quelli di Livorno, Piombino, Rosignano, Portoferraio - sotto una unica gestione, quella di Piombino: non hanno sede, non hanno risorse, però si affida la prova linguistica degli stranieri, e l'educazione degli adulti».
Rispetto alla questione della settimana corta, Luca Papini parla della necessità di arrivare ad un nuovo piano di edilizia scolastica per le strutture livornesi: «E’ assurdo chiudere i termosifoni il sabato quando abbiamo ragazzi che vanno in scuole di 150 anni fa, pensate per diverse funzioni, con evidenti problemi strutturali – ha detto Papini».
Ultima questione affrontata riguarda la scuola primaria di Guasticce e la possibile soppressione della classe prima, situazione che ha messo in agitazione le famiglie dei bambini: «Si possono fare azioni per stimolare le iscrizioni, invece che allontanarle – ha concluso Villa – e dei progetti per consentire la prosecuzione della scuola sul territorio. Lo spostamento degli alunni è superiore rispetto al risparmio che ne deriverebbe».
Rosanna Harper
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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