Toscana
Becce, polemica autogol, l’imperativo è salvare Alp
Livorno, l’amministratore delegato: è incredibile che non si legga questa vicenda dentro il suo contesto. «Serve la solidarietà di tutti i soggetti coinvolti e un cambiamento di mentalità sul lavoro»
LIVORNO. «Non posso nascondere lo stupore e l'amarezza per gli interventi da parte di dirigenti di organizzazioni sindacali e dell'assessore del Comune di Livorno: sembra che sia stato del tutto dimenticato quello che è accaduto pochi mesi fa, nel novembre scorso, quando siamo arrivati a un millimetro dalla chiusura della Alp e alla disoccupazione per 58 persone». Luca Becce, amministratore delegato di Alp, risponde così al cronista che gli chiede conto della posizione della società sulla polemica esplosa per l'assunzione di una loro ex dipendente per chiamata diretta da parte dell'Authority: «Siamo rimasti in silenzio finché è apparsa come una dialettica interna alla Authority o tra essa e alcune Rsa. Poi l'intervento reiterato del segretario Cisl, qualche intervento sindacale in comitato portuale e la lettera dell'assessore Martini cambiano il tono e il significato della discussione».
Becce insiste su un aspetto: la questione assunzione non va letta «come fosse un atto singolo e isolato, fuori dal contesto» del tentativo di rimettere Alp in carreggiata. A chi gli fa presente che non sarà mica solo quest'assunzione che salva l'Alp, ribatte che «nessuno lo ha mai detto». E sottolinea che questa assunzione «si unisce alle altre due uscite dall'organico della struttura della Alp e all'uscita di 4 dipendenti impegnati nell'operatività». Tutto questo – spiega – consente di «risparmiare in totale oltre 170.000 euro annui ad Alp» e a attuare così «la prima parte del piano su cui stiamo lavorando che mira a raggiungere l'equilibrio economico della società anche in presenza di un mercato del lavoro che non è ancora totalmente ripartito». Poi rincara: «Le pare possibile che questi censori, pronti a dare solidarietà ai lavoratori quando sono in presidio sotto l'Authority, possano dimenticare quest'aspetto nella loro polemica a me incomprensibile?».
L'amministratore delegato di Alp gira al largo dalle contro-polemiche: si limita a «chiedere a questi signori di dire chiaramente se continuano a condividere la necessità di difendere l'esistenza dell'agenzia di lavoro temporaneo nel porto di Livorno». Se condividono cioè che, essendo necessaria per farcela la più ampia partecipazione più ampia all'agenzia, «il coinvolgimento sia stato reso possibile dalla scelta coraggiosa dell'Authority di entrarvi». Eppure – ribadisce – invece salta fuori «una polemica di questa natura nonostante le numerose risposte di merito già fornite da Palazzo Rosciano».
Della questione Alp si sono occupati tutti, dice Becce («chi lo doveva fare per dovere istituzionale, come l’Authority e i soci della società, così come chi lo poteva fare per interesse politico e sociale, come il Comune di Livorno»). Per l’amministratore delegato di Alp dev’esser chiaro a tutti che non si possa «risolvere definitivamente il problema solo con soluzioni economiche e amministrative»: ci si può arrivare solo ponendo «le premesse per avviare un percorso di regolazione della organizzazione del lavoro nel porto». Ma, sia chiaro, per Becce questo lavoro ha bisogno di due cose per avere successo: 1) un «cambiamento di approccio, uno stacco culturale dalle abitudini e dalla tradizione»; 2) una «solidarietà di tutti i soggetti coinvolti».
L’ultima sottolineatura è dedicata al valore del lavoro in contrapposizione al Far West delle regole: Becce indica la storia degli ultimi anni come riprova di «quanti danni possa produrre una concorrenza sregolata, di quanto questa dinamica possa depauperare il valore della nostra attività e del lavoro che facciamo». E, di fronte alla chance di poter realizzare la Darsena Europa, avverte: «E' importante presentarsi all'appuntamento con un porto vitale, ordinato, dove la concorrenza – rimarca – sia fatta sul valore dell'efficienza e della qualità del servizio, non solo sulle tariffe, a cominciare da quelle del lavoro».
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