Il Tirreno

Livorno

Protestano i magistrati contro la nuova legge sulla responsabilità civile

Protestano i magistrati contro la nuova legge sulla responsabilità civile

In tribunale l'iniziativa di protesta dei magistrati livornesi contro la nuova legge sulla responsabilità civile in discussione in Parlamento

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LIVORNO. “Il pericolo maggiore che, in una democrazia, minaccia i giudici è quello dell’assuefazione, dell’indifferenza burocratica, dell’irresponsabilità anonima”. La frase di Piero Calamandrei, partigiano e padre costituente, è stata citata dal giudice Angelo Perrone nel discorso pronunciato durante l’iniziativa di protesta dei magistrati che ha tenuto banco al tribunale di Livorno contro la legge sulla responsabilità civile in via di approvazione in Parlamento.

Nell’introduzione della nuova causa di responsabilità per danni, costituita dal “travisamento del fatto e della prova”, Perrone vede “una formula ambigua e pericolosa che si sporge, in modo devastante e minaccioso, su un crinale difficile e discutibile, di dubbia costituzionalità”: ci si avventura “al di fuori dei legittimi meccanismi di controllo processuali sull’interpretazione della legge (che spetta al giudice)”.

Nell’intervento è stato sottolineato che “la forza del pregiudizio ha trasformato il tema sacrosanto della responsabilità in altro da sé”, aggiungendo che si è identificato in questo tema “la radice e la causa di un disservizio, che è sotto gli occhi di tutti, e le cui cause sono tanto radicate nel tempo quanto diffuse nella loro stratificazione sociale”.

Perrone punta il dito contro “l’assenza di riforme efficaci: le regole del processo e delle impugnazioni, la disciplina della prescrizione, le disfunzioni organizzative, la mancanza di risorse umane e materiali, il difetto di innovazione, il trascurato ripensamento della funzione della sanzione penale”.

Il giudice livornese riprende l’intervento del presidente della Repubblica ai nuovi magistrati segnalando che  al magistrato viene richiesto di saper “collegare equità e imparzialità, fornendo una risposta di giustizia tempestiva per essere efficace, assicurando effettività e qualità della giurisdizione”. E qui Perrone mette un interrogativo che suona come un atto d’accusa: “Chi mette il magistrato in condizione di farlo?”

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di Redazione web