LIVORNO. Matrimonio in arrivo tra le Camere di Commercio di Livorno e Grosseto, a dare l’annuncio - confermando le precedenti dichiarazioni - Sergio Costalli, presidente dell’Ente livornese: il consiglio camerale di Livorno ha deliberato oggi, 24 febbraio, a larghissima maggioranza (22 sì e 2 astensioni, Cgil e rappresentante consumatori), la fusione con Grosseto. Anche se il nome sarà quello di “Camera di commercio della Maremma e del Tirreno”, l’ipotesi prevede che Livorno sia il “capoluogo” del nuovo ente, ma a Grosseto resterà comunque una sede. Il nuovo ente raggrupperà oltre 76.000 imprese in un territorio che si estende da Collesalvetti fino a Capalbio, con 48 comuni e 565.000 abitanti. Da segnalare, come ah sottolineato il presidente della CCIAA livornese Costalli, che nonostante Livorno e Grosseto siano stati tra i primi e più strenui oppositori della riforma, sono tra i primi a portare avanti l’autoriforma.
Anche di questo si era parlato all’incontro organizzato dalla Cgil con ospite d’onore il senatore Giorgio Pagliari, relatore della legge delega per la riforma della pubblica amministrazione. L’occasione è quella di fare chiarezza su “Opportunità e problemi di un progetto di riforma del sistema camerale. Per il sostegno all’economia territoriale, l’accessibilità dei servizi, i diritti del lavoro”. Al tavolo col Senatore anche Andrea Sereni, presidente UnionCamere Toscana, Debora Giomi, segretario regionale FP Cgil, Maurizio Strazzullo, segretario generale Cgil Livorno, e appunto il presidente della Camera di Commercio di Livorno Sergio Costalli. Scacciato lo spettro “abolizione” delle Camere, evocato da una prima stesura della legge, Pagliari parla di riforma necessaria e consequenziale, di una ri-attualizzazione che prevede un limite ai mandati e una nuova metodologia elettiva dei presidenti, una sforbiciata alle partecipazioni «troppo spesso strumento del malaffare», riduzione dell’occupazione ed accorpamenti tra gli Enti . Ma nessuno ci sta a fare la fine delle Province.
Sereni entra a gamba tesa sui tagli progressivi già avviati (-50% in tre anni) «ai danni delle piccole Camere», chiedendo certezze sull’area vasta e l’introduzione di criteri di efficienza. Giomi punta il dito sull’assenza di un disegno organico complessivo delle riforme, sulla riduzione dei servizi pubblici, e sulla progressiva perdita di indipendenza delle autonomie locali. E se non la concertazione chiede almeno un confronto Strazzullo, che pone al centro la «duplice questione di esuberi e indotto». Più pragmatico invece Costalli: «Questa riforma non ci piace ma siamo tra i primi ad attuarla, se accorpamento dev’essere prendiamo Grosseto». Un matrimonio di ripiego, visto che il Presidente non fa mistero di preferire Pisa, e che oltretutto potrebbe non bastare (insieme non si raggiungono le 80mila aziende richieste).