Gioco
Bilancio, la diocesi contesta la manovra sull'Irpef
Dopo le pesantissime parole del vescovo sui tagli al sociale, il giornale on-line della diocesi fa il bis con un duro editoriale che mette nel mirino la manovra di bilancio sull'addizionale Irpef: è una ingiustizia l'aliquota unica allo 0,8 sia per i redditi bassi che per i ceti più ricchi.
LIVORNO. La diocesi rincara la dose nella contestazione delle scelte di bilancio del Comune. E se nel Mercoledì delle Ceneri che apre la Quaresima ci aveva pensato già il vescovo Simone Giusti a tuonare contro i tagli al sociale, adesso la Chiesa livornese torna alla carica: lo fa con un duro editoriale a firma di Nicola Sangiacomo sul proprio giornale on-line (www.lasettimanalivorno.it) che arriva a pochi giorni di distanza dalle critiche sul quotidiano “Avvenire” di proprietà della Conferenza episcopale.
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Già il titolo lascia intendere chiaramente che non si tratta di un elogio alle strategie di Palazzo Civico (“Così lo sanno fare tutti. Come ti copro il buco di bilancio”): nel mirino il fatto che la manovra di riequilibrio del bilancio comunale sia incentrata sull’ “innalzamento allo 0,8% dell’aliquota Irpef da applicare a tutti i cittadini livornesi, indipendentemente dal reddito che percepiscono”. Tradotto: “si intende alzare la tassa che il Comune preleva direttamente dagli stipendi e dalle pensioni dei cittadini al livello massimo consentito dalla legge nazionale”.
Il giornale diocesano segnala che la giunta comunale motiva la scelta con la “necessità di coprire un buco nel bilancio comunale di 6,7 milioni di euro” che l’amministrazione livornese imputa ai “tagli disposti dal governo statale” (e a tal riguardo si dice che le cause “avrebbero forse bisogno di un maggior approfondimento”). Ma il problema, secondo la voce della curia, sta nelle “modalità scelte per l’intervento”: “si alza al massimo il prelievo fiscale consentito dalla legge e lo si fa senza differenze tra i cittadini”.
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Nell’editoriale si prende di mira il fatto che non vi sia stata “alcuna valutazione politica sull’equità sociale di tale intervento”. E qui la curia non perde l’occasione di mettere quest’atteggiamento di Palazzo Civico in linea con quanto fatto con i tagli alla spesa sociale: “Certo non ci può aspettare molto da un’amministrazione che, per far quadrare i conti di bilancio, ha pensato di cominciare a tagliare partendo dai servizi sociali, cioè quelle risorse pubbliche destinate a sostenere i cittadini che si trovano in situazione di maggior disagio”.
E tuttavia dal quartier generale del vescovado si insiste su un aspetto: almeno “un minimo di gradualità nell’imposizione fiscale ci si poteva attendere”. Anche perché – si aggiunge - “far pagare la stessa percentuale ai cittadini che guadagnano meno di 1000 euro al mese come a quelli che ne guadagnano dieci volte tanto non sembra una scelta equa dal punto di vista sociale, soprattutto in un periodo di crisi economica grave come quello che sta attraversando la città”.
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Non solo: nell’editoriale si sottolinea che quest’impostazione allontana la prospettiva di “una qualche forma di intervento di sostegno fiscale alle famiglie”. Eppure – viene ribadito – è chiaro che “quando i politici non pensano a sostenere chi mette al mondo e fa crescere i cittadini di domani si sono già arresi di fronte alle sfide del futuro”.
Su “Avvenire”, invece, è stato sottolineato che la forbiciata alle convenzioni con le associazioni impegnate nei servizi ai poveri si è concretizzata in un dimezzamento secco dei contributi alla mensa Caritas (“che ogni giorno serve quasi 200 pasti”). Aggiungendo poi: “Si è parlato di “riorganizzazione” e di “ridimensionamento” del sociale più che di tagli, in realtà non c'è un programma più ampio di revisione del welfare”. E comunque nonostante i tagli la Fondazione Caritas Livorno “continua il suo lavoro a servizio dei più deboli” anche contando sul patto con la Procura che affiderà all’organizzazione caritativa ecclesiale le merci sequestrate
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