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Livorno

Sorpresa: nel nuovo piano di Bankitalia Livorno vale più di Pisa

La sede di Bankitalia di Livorno
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La sede di Bankitalia di Livorno

La sede di piazza del Municipio non sarà tagliataa differenza di quella dei cugini, anzi sarà promossa: da "unità al servizio dell'utenza a filiali ad ampia operativita" quindi con maggiori compiti

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LIVORNO. Sorpresa: per una volta Livorno non viene tagliata, anzi arriva una promozione. Accade nel nuovo piano di dimagrimento voluto dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco per quello che riguarda le sedi sparse in tutta Italia. Dalla mappa di Banca d'Italia spariranno a breve le filiali di Grosseto, Pisa e Siena, mentre Livorno avrà maggiori compiti.

 Il piano della Banca d'Italia prevede, nel dettaglio, innanzitutto prevede il 'salvataggio' di cinque filiali (Agrigento, Sassari,Pescara, Lecce e Reggio Calabria)  oltrea Livorno che vengono 'promosse' da 'unita' al servizio dell'utenza a 'filiali ad ampia operativita quindi con maggiori compiti. Il destino però è segnato per le altre. Nelle elenco delle sedi da chiudere ci sono tre filiali in Lombardia (Como, Sondrio e Varese), quattro in sicilia (Caltanissetta, Messina, Ragusa e Trapani), tre in Toscana (Grosseto, Pisa e Siena), due nel Lazio (Viterbo e Latina) e due in campania (Avellino e Caserta) oltre a Novara, Treviso, La Spezia, Reggio Emilia, Taranto e Cosenza. Nel piano però la banca non indica un calendario di chiusure: c'è solo indicata una soglia minima di personale (7 addetti) che una volta raggiunta porta alla chiusura automatica della sede anche in anticipo rispetto alla scadenza ultima che vale per tutte: fine 2018.

Complessivamente, il piano di riorganizzazione coinvolge 360 dipendenti dei 7.000 che conta la Banca, e 33 di questi (direttore compreso) sono in servizio nella filiale cittadina. Un tempo il personale era suddiviso in tre diversi uffici (Segreteria, Riscontro e tesoreria, Cassa), mentre oggi esiste un omnicomprensivo Gestione sistema dei pagamenti. Piano quindi presentato e operativo? Non proprio, almeno formalmente. Dopo la comunicazione delle intenzioni ai sindacati affidata appunto al direttore generale Salvatore Rossi, adesso toccherà al Consiglio superiore (il governatore più i rappresentanti eletti nelle varie sedi della Banca) riunirsi – a fine marzo – e decidere se dare o meno il via libera alla riorganizzazione che dovrebbe concludersi entro tre anni.

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