Il Tirreno

Livorno

IL CASO

di Giulio Corsi

LIVORNO. «Volete fare delle riprese interne al santuario di Montenero? Dovete pagare un contributo di 500 euro». E’ la richiesta che si è sentita fare la troupe della trasmissione Geo - il programma...

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LIVORNO. «Volete fare delle riprese interne al santuario di Montenero? Dovete pagare un contributo di 500 euro». E’ la richiesta che si è sentita fare la troupe della trasmissione Geo - il programma che va in onda ogni giorno su Rai Tre alle 15.50 condotto da Sveva Sagramola - che per tutto il fine settimana è rimasta in città per girare un documentario su Livorno.

«Abbiamo provato a spiegare alla diocesi che si trattava di un lavoro divulgativo, che avrebbe fatto promozione turistica del territorio, della città, del monastero, ma non c’è stato modo di trovare una mediazione. Ci hanno chiesto 500 euro per ogni sito religioso che avremmo visitato», racconta Gioacchino Castiglione, direttore della fotografia della troupe che ha realizzato il documentario.

«Non dipende da noi, è una direttiva nazionale della Cei la Conferenza Episcopale Italiana - rispondono dalla diocesi -. Si tratta dei diritti d’immagine che le chiese come gli altri luoghi hanno».

Alla fine le riprese non sono state fatte, il documentario è rimasto in qualche modo incompiuto, i soldi alla Caritas non sono arrivati e probabilmente c’hanno rimesso tutti: in primis Livorno, la cui storia è intrecciata a doppio filo alla Madonna di Montenero ed è raccontata come in una favola dagli ex voto che colorano le sue stanze.

Il vescovo: ma la Rai non può fare beneficenza? «Ma come, la Rai non può permettersi di fare un’offerta di 500 euro ai poveri?», è stato il commento del vescovo Simone Giusti quando i suoi collaboratori gli hanno posto la questione. «Non possiamo fare un’eccezione per loro, altrimenti con le piccole realtà televisie come dovremmo comportarci?».

«Ogni diocesi - spiegano poi da via del Seminario - può scegliere in autonomia come pretendere i soldi del diritto d’immagine. In alcune città si paga un biglietto per entrare in duomo nelle vesti di visitatori, a Livorno è stata fissata una cifra di 500 euro per consentire riprese professionali nei luoghi di culto. Sono soldi che vanno ai poveri, l’anno scorso, ad esempio, è venuta Mediaset, ha pagato e i 500 euro sono stati girati alla Caritas parrocchiale».

«Ma il gettone si contratta». «Il fatto è che innanzitutto noi non siamo la Rai, ma una produzione esterna che lavora per la Rai e comunque abbiamo ripetuto più volte agli uffici diocesani che si trattava di un documentario divulgativo, a basso costo - replica Gioacchino Castiglione -. Sappiamo bene che le Sovrintendenze architettoniche chiedono un fee, un gettone d’entrata che si contratta. Dipende da cosa uno sta facendo, dal tipo di produzione che c’è alle spalle: nel nostro caso avremmo fatto pochi minuti di riprese, con tre persone».

Le facciate delle chiese. Durerà 25 minuti il documentario che la troupe di Geo ha realizzato e che dopo il montaggio sarà mandato in onda probabilmente nel mese di marzo su Rai Tre. Il santuario alla fine ci sarà, ma solo dall’esterno. Così come la chiesa di San Jacopo, ma senza un passaggio nell’antichissima cripta, che invece gli autori avevano programmato.

Dalla Fortezza al mercato del pesce. Per il resto ci sarà la Livorno popolare, quella verace e più antica, della Venezia e del mercato del pesce, dei pescatori e dei risi’atori, della torta di ceci, del cacciucco, dei fossi medicei ma anche dell’Accademia navale.

«Il tema era Livorno e il suo mare - spiega Castiglione insieme alla coautrice Sara Bernardi -. Più che il posto la nostra scelta parte da un personaggio da raccontare, da un mestiere dal quale allargarci ad un territorio». Il personaggio da cui si dipanerà il ritratto della città fatto da Geo è Fulvio Pacitto, classe 1949, ultimo maestro d’ascia, professione di spicco dei vecchi cantieri navali in cui le imbarcazioni venivano costruite in legno. «Dalla sua cantina sul Pontino - raccontano Castiglione e Bernardi - siamo partiti alla scoperta di un mondo affascinante e abbiamo conosciuto Gino “Falanga” De Martino, una leggenda nel palio, e il suo regno, quel museo antropologico che è una ricchezza della vostra città».

La troupe ha visitato la cantina del palio e quella dei canottieri dei Vigili del Fuoco, è passata dalla Fortezza Vecchia ed è uscita in Darsena Nuova con i gozzi dei rioni storici cittadini, Venezia, Borgo, Pontino (e Labrone), è entrata nella cucina della signora Marusca Falanga e ha assaggiato il suo cacciucco fatto in casa, poi ha passato mezza giornata con i cadetti dentro l’Accademia Navale, parte integrante della storia e dell’immagine di Livorno.

Sono mancati gli ex voto, soprattutto quelli marinari, le navi affondate, le battaglie tra le onde, i pescherecci nella burrasca, il maremoto del 1742, in una parola la devozione per la Madonna testimonianza della religiosità di questa città.

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