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«Troppi costi, così è morto l’artigiano in città»
LIVORNO. «Di questi tempi sono molti gli artigiani costretti a chiudere. Spesso la soluzione più semplice, anche per le storiche realtà del territorio, è la cessazione, piuttosto che la vendita. Il...
LIVORNO. «Di questi tempi sono molti gli artigiani costretti a chiudere. Spesso la soluzione più semplice, anche per le storiche realtà del territorio, è la cessazione, piuttosto che la vendita. Il fatto è che oggi ci vuole coraggio a rilevare un'attività. Anche a costo zero». Paolo Garzelli, responsabile dei servizi alle imprese per la Cna, interviene sulla vicenda dei due soci della ditta di distribuzione di acque minerali, che pur di non veder morire la loro storica società hanno deciso di regalarla.
Quello della Amba Srl non è l'unico caso di realtà che, forse considerate di scarso prestigio o poco redditizie, non trovano acquirenti pur in un momento in cui il lavoro scarseggia. La conferma arriva proprio dalla Cna: «Nell'ultimo periodo - spiega Garzelli - registriamo più cessazioni che vendite. Per tanti mestieri svolti da artigiani di età superiore ai 65 anni o c'è un proseguimento generazionale con i figli, o la strada più percorsa, seppure più sofferta, è quella di abbassare la saracinesca».
Il discorso vale per gli antichi mestieri e per i lavori di fatica, ma anche per il piccolo commercio.
Secondo le informazioni raccolte dalla Cna, la scarsa propensione al sacrificio di una parte dei giovani o il modesto appeal di tali occupazioni agli occhi delle nuove generazioni c'entrano relativamente. Anche i più volenterosi, infatti, incontrano difficoltà spesso insormontabili.
«Rilevare un'attività - fa notare Garzelli - anche nel caso in cui questa sia regalata, comporta comunque un investimento iniziale che, in un contesto di grande incertezza e poca fiducia nel presente, non è affatto semplice».
Il riferimento è alla burocrazia e ai rapporti con gli istituti di credito: «Chi intraprende un percorso imprenditoriale deve affrontare subito le prime spese e provvedere a numerosi adempimenti. Questo molto spesso scoraggia i potenziali interessati». Un altro aspetto è legato alla liberalizzazione del mercato del lavoro: «In passato - ricorda Garzelli - con il sistema delle licenze era molto più facile vendere un'attività.
Penso per esempio al mondo dei parrucchieri: chi voleva entrare nel settore lo poteva fare quasi esclusivamente con l'acquisto, e la licenza rappresentava la liquidazione dell'artigiano. Ora con i mercati liberi questo non avviene, così trovare qualcuno disposto a subentrare è più difficile e meno redditizio».
Dalla Cna precisano che i dati a disposizione sono di difficile lettura, perché molti artigiani sono talmente scoraggiati che non passano neanche dalle associazioni, ma decidono di cessare l'attività senza neanche provare a venderla.
Sono quelle "morti silenziose" di cui non si viene a conoscenza, ma che contribuiscono a impoverire il tessuto sociale della città. «Vero - conclude Garzelli - esistono progetti, come GiovaniSì della Regione, che cercano di favorire l'accesso delle nuove generazioni nel mondo dell'imprenditoria. Ma in questo senso c'è ancora molto da fare».
(g.c.)
@carlinigiorno
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