Il Tirreno

Livorno

Rapina con la pistola la ditta dove lavora la madre: preso

di Lara Loreti
Rapina con la pistola la ditta dove lavora la madre: preso

L’agguato alla Tupperware si verificò nel settembre scorso: un arresto e tre denunce La mamma accusata di aver fatto da basista. Altri quattro indagati per furti e spaccio

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LIVORNO. Il figlio ha fatto irruzione insieme a un complice nella ditta per rapinarla. La mamma, all’epoca dipendente di quella stessa azienda e fisicamente presente in ufficio al momento dell’agguato, avrebbe fatto da basista, fornendo agli altri complici tutte le informazioni pratiche, necessarie per la riuscita del colpo. Della banda faceva parte anche un palo, che è rimasto fuori, per assicurarsi che andasse tutto liscio.

Un arresto e tre denunce per la rapina commessa il 29 settembre alla ditta Tupperware, ditta livornese specializzata nella produzione di recipienti da cucina, nella sede legale che si trova in via Salvatore Orlando. Un ufficio che non dà nell’occhio: «Per andarci lo devi conoscere», fanno notare gli investigatori. Più altre quattro denunce per furti aggravati, ricettazione e spaccio di stupefacenti. Così i carabinieri, guidati dal tenente Leonardo Bricca, dopo cinque mesi di indagini serrate, hanno scoperto una banda il cui leader sarebbe Manuel Mannucci, livornese di 25 anni. È lui che venerdì sera è stato arrestato dai militari con l’accusa di rapina a mano armata. Episodio per cui sono stati denunciati anche sua madre e altri due ragazzi livornesi, tra cui un venticinquenne, che secondo i carabinieri ha accompagnato Mannucci alla Tupperware per mettere a segno l’agguato.

Quel giorno di settembre due giovani, entrambi col volto travisato da un casco da motociclista ed uno di loro anche armato di pistola, irrompono all’interno degli uffici della Tupperware. Il bandito armato minaccia i presenti - circa una decina di dipendenti - poi da un barattolo preleva un involucro con 5 mila euro in contanti, fuggendo subito dopo in sella a uno scooter. La sensazione dei presenti, come emerso dalle indagini dei carabinieri, è che quel bandito sapesse già dove andare a pescare i soldi, come se fosse andato a colpo sicuro.

Le immediate indagini, avviate dagli uomini guidati dal tenente Bricca, consentono di arrivare, passo dopo passo, alla donna, madre di Mannucci, allo stesso 25enne e al suo complice, e infine al palo. I carabinieri accertano che in quella ditta lavora la mamma di Mannucci, quel giorno presente in ufficio. Ufficio per cui ora la 46enne non lavora più da tempo: sarebbe andata via dopo il colpo.

I quattro accusati di rapina, secondo gli investigatori, fanno parte di una banda dedita anche a furti e spaccio. Oltre a Mannucci, le altre sei persone, finite sul registro degli indagati a vario titolo sono una 44enne, operaia con precedenti penali accusata di concorso in rapina, ricettazione e spaccio di sostanze stupefacenti; un 26enne, per concorso in rapina, furto aggravato e spaccio di sostanze stupefacenti; un 25enne, per concorso in rapina; 24enne, per furto aggravato in concorso; il titolare locale officina, per ricettazione in concorso; un 37enne, per ricettazione in concorso; un 21enne, per spaccio in concorso.

L’attività principale a cui la banda si dedicava, secondo i carabinieri, sono furti e successiva ricettazione di scooter e moto. In particolare, Mannucci e i suoi complici, si sarebbero resi responsabili del furto di alcune moto, anche di grossa cilindrata, successivamente ricettate e, in alcuni casi, smontate presso un’officina meccanica della città grazie alla complicità del titolare. Le indagini sono tuttora in corso e i carabinieri, per il momento, non hanno rivelato altri dettagli sul caso.

All’attenzione degli investigatori ci sono anche dei giri di droga. Del resto, nel corso delle perquisizioni fatte a casa degli indagati, i militari hanno trovato e sequestrato circa 50 grammi di droga, tra cocaina, hashish e marijuana, una confezione contenente 40 cartucce “Fiocchi” calibro 9 Flobert, e tre moto rubate.

Al termine dell’attività, Manuel Mannucci è stato accompagnato ai domiciliari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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