Il Tirreno

Livorno

Premiati cinque cronisti per ricordare De Majo

di Rosanna Harper
Premiati cinque cronisti per ricordare De Majo

La straordinaria verve della banda musicale Svs fa da contrappunto all’iniziativa voluta dall’Arci, dalla famiglia e da un gruppo di amici

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LIVORNO. Il suono lungo e acuto delle trombe, quello più largo e profondo delle percussioni hanno aperto la cerimonia di premiazione della prima edizione del premio giornalistico intitolato al giornalista del Tirreno Luciano De Majo. Organizzato da Arci, e voluto dal comitato promotore, costituito da Valeria Cioni, moglie di Luciano De Majo, Francesco Gazzetti, giornalista di Granducato Tv, Marco Solimano, presidente di Arci, e Alfio Baldi, l'iniziativa ha richiamato al Nuovo Teatro delle Commedie tante persone: i figli e i genitori di Luciano, tanti colleghi, gli amici del giornalista scomparso prematuramente quattro anni fa.

Un pomeriggio di festa, di ricordo, di emozione palpabile, anche di lacrime, con tanta musica, suonata appassionatamente dalla banda della Svs diretta dal bravo Filippo Ceccarini.

Gli organizzatori hanno scelto di assegnare il premio quest’anno a Mauro Zucchelli, vicecaposervizio del Tirreno, a Giulia Mancini, brillante collaboratrice del nostro giornale, a Maria Nudi (La Nazione), Jacopo Storni (Corriere Fiorentino) e Antonello Riccelli (Granducato Tv).

Maria Nudi, che segue la cronaca giudiziaria per La Nazione così come De Majo faceva per Il Tirreno (ma Luciano era anche un bravissimo notista politico e cronista sportivo), visibilmente commossa quando ha ricevuto la targa dalle mani di Marco Solimano, ha ricordato Luciano come «un amico, un fratello».

Il secondo giornalista a calcare il palco è stato Jacopo Storni: giovane fiorentino di 35 anni, impegnato al Corriere Fiorentino e con Redattore Sociale, autore del libro uscito nel 2011 “Sparategli: nuovi schiavi di Italia” in cui ha raccontato delle condizioni, talvolta atroci, in cui vivono molti migranti. «Non conoscevo Luciano, questo premio – ha detto Storni, premiato da Valeria Cioni – mi ha permesso di avvicinarmi a una figura di cronista con cui sento tante cose in comune. A cominciare dal giornalismo vissuto come missione sociale, guardando all’aspetto umano: una cosa di cui il giornalismo dovrebbe riappropriarsi».

Dopo l'intermezzo musicale della banda della Svs, che ha proposto anche una bellissima versione de “Il vino” di Piero Ciampi, è stata la volta di Antonello Riccelli: il giornalista di Granducato Tv, premiato dal vicepresidente dell'Associazione Stampa Toscana Paolo Cassola, ha ricordato i primi incontri con Luciano De Majo avvenuti in ambito sportivo, ai bordi del campo di basket.

Cassola invece sottolinea la figura di De Majo e immagina un impegno dell’Associazione Stampa nel premio.

È stato poi il turno di Giulia Mancini, collaboratrice del Tirreno, premiata dal babbo e dai figli di Luciano, Teresa e Alessandro, per il suo impegno giornalistico svolto con curiosità e versatilità sempre con un occhio di riguardo verso i più deboli.

Infine, applauditissimo, Mauro Zucchelli, premiato da Alfio Baldi. Il giornalista del Tirreno (vicecaposervizio della Cronaca) ha ricordato con occhio lucido la versatilità comunicativa e la modernità dell’esperienza professionale del collega e amico: Luciano – ha detto – ha attraversato una pluralità di mondi (radio, tv, web ufficio stampa, carta stampata), una pluralità di soggetti (lavorando in tante realtà) e una pluralità di settori (dalla cronaca allo sport). «L’ha fatto – ha detto – con la schiena dritta, senza rinchiudersi in una nicchia».

L’ex presidente della Provincia Giorgio Kutufà ha ricordato la lunga telefonata che De Majo gli fece nel giorno dei funerali di monsignor Ablondi finendo a parlare di «quel che c’è dopo la vita». Loris Rispoli (Comitato Moby 140) ha sottolineato di aver sentito in De Majo «non solo un cronista ma una persona molto vicina alla nostra tragedia».

La cerimonia è stata poi conclusa proseguita dalla straordinaria performance della Banda Svs fra fiati e percussioni. Compresa una bellissima versione “balkan” di “Bella Ciao” che sarebbe sicuramente piaciuta a Luciano, che intanto dal palco a lui intitolato guardava tutti quanti con quel sorriso ironico formato gigantografia.

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