Gioco
Consiglio in visita: carcere pronto
La presidente Cepparello: situazione difficile, in tre in celle anguste e fatiscenti
LIVORNO. Scrive Marco Solimano, garante dei detenuti poco dopo aver concluso la visita nel carcere delle Sughere: «Da fine mese cominceranno ad arrivare (i detenuti). Il padiglione è definitivamente pronto ed allestito».
Si è conclusa con questo annuncio che mette fine alla ristrutturazione dell’edificio la visita di una delegazione di consiglieri comunali, tra i quali la presidente del Consiglio Comunale Giovanna Cepparello: «Appena uscita dalle Sughere - scrive Cepparello - il primo pensiero a caldo è stato questo: tutti dovrebbero vedere che cosa c'è dentro quella costruzione che si intravede dalla variante, presente ma lontana da tutto, 'non-luogo' a pochi metri da una delle più frequentate zone commerciali della città. Perché da fuori il carcere è solo un edificio rosa, che ormai si integra all'interno dello scenario pre-urbano. Ma solo vedendolo dall'interno la percezione abitudinaria e quindi indifferente si trasforma in presa di coscienza reale, improvvisa quanto dolorosa. A Livorno abbiamo un carcere. Che non è affatto tra i peggiori d'Italia, ce lo dicono i dati e i numeri. Ma dove comunque molti detenuti vivono in condizioni che ledono i loro diritti fondamentali. In tre in celle anguste e fatiscenti, all'interno delle quali trascorrono praticamente tutta la giornata (circa 22 ore su 24). Il cesso si trova nella stessa stanzetta, minuscola, dove ripongono il cibo e cucinano, accanto ad un piccolo lavabo rigorosamente senza acqua calda. Abbiamo visto uova e biscotti accatastati intorno al wc, perché altro spazio non c'è. E molti frutti dell'ingegno, per sopravvivere in pochi metri quadri, come una scatola di pasta attaccata al muro che diventa un porta-carta igienica o una bottiglia di plastica rovesciata e ritagliata che si trasforma in porta- bicchieri di carta; una specie di art-attack della disperazione».
Secondo la presidente del Consiglio Comunale «la dignità, quindi, deve essere garantita a prescindere da qualsiasi principio 'meritocratico'. Su questo occorre promuovere una riflessione collettiva, specialmente in tempi di crisi, quando cioè alcuni diritti sono messi in discussione per molti, e diventa più difficile essere solidali, specie con chi ha violato la legge».
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