Il Tirreno

Livorno

«Una batosta annunciata per le fasce più deboli»

«Una batosta annunciata per le fasce più deboli»

Muro delle opposizioni alla manovra della giunta per tappare il buco da 6,7 milioni Ruggeri: «Mai un aumento così alto delle tasse». I 5 Stelle parleranno in consiglio

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LIVORNO. «Portando l’Irpef al massimo per tutti gli scaglioni di reddito si dà una mazzata alle fasce deboli. Non ci stiamo, in aula diremo no». È un coro unanime quello che arriva dalle opposizioni. I capigruppo del consiglio comunale dicono no alla volontà della giunta di portare l’aliquota Irpef allo 0,8% per tutti gli scaglioni, per recuperare almeno una parte del buco da 6,7 milioni che si è venuto a creare dopo che l’amministrazione comunale ha approvato l’aumento della Tasi al 3,5 per mille proprio mentre il Parlamento stava votando il tetto al 2,5.

Ruggeri (Pd): «Tasse lievitate». A dicembre, al momento di votare il bilancio di previsione, tutte le opposizioni uscirono dall’aula. «Tanto tuonò che piovve», interviene ora Marco Ruggeri (Pd): «Quello era un bilancio dall'equilibrio apparente, che nasceva con un buco di 6.7 milioni». «Ma la cosa più incredibile – attacca – è che si dà la colpa al governo, provando il giochino di gonfiare i presunti tagli per giustificare il più poderoso aumento delle tasse della storia della città». «Il sindaco – entra nel merito – dice che il governo gli ha tagliato 12.7 milioni di euro. Cifre a caso. I tagli della legge di stabilità, assommandoci anche i "trascinamenti" di quelle precedenti, sono un po' meno di 5 milioni, a cui si possono sommare 4,3 milioni di minori trasferimenti da governo e Regione. Il taglio, quindi, è di 9,3 milioni. A fronte di questo si sono previste ulteriori tasse per 11,9 milioni: 2,3 di Imu, 2,9 di Irpef, 6,7 di Tasi». Aumento, quest’ultimo, reso poi impossibile dalla legge di Stabilità. «Più – riprende – i 4,2 milioni di aumento Tari, per un aumento della tassazione di 16,1 milioni. Parlare di stangata da parte del Comune è un eufemismo».

«1,3 milioni di aumento solo per la fascia più debole». «Ci dissero in consiglio – riprende – che approvare il bilancio entro dicembre era l'unico modo per essere pienamente operativi da gennaio». Ma «gli ultimi due mesi sono stati caratterizzati dal blocco di tutti gli impegni di spesa: avranno notato cittadini e imprese che da gennaio non c'è verso di riscuotere dal comune». «Ci dissero – rincara – che il bilancio andava approvato per avere 5 milioni da anticipare ad Aamps: è cronaca di questi giorni che da Aamps non riscuote nessuno». E «il gruppo M5S aveva anche proposto di usare le risorse trovate all'ultimo, circa 800.000 euro, per un emendamento, inutile, per ridurre l'aumento dell'Irpef...». «Ora – conclude – siamo a tappare il buco, con la proposta della giunta di portare l'Irpef al massimo per tutti, circa 1,3 milioni di aumento solo per la fascia fino a 15.000 euro, e ulteriori tagli per 1.7 milioni». Così conclude citando Don Milani: «Non c'è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali».

Amato (Fi): «Una manovra da dissesto». Anche la capogruppo di Forza Italia e presidente della commissione bilancio, Elisa Amato, usa parole dure: «Questa è una manovra da dissesto finanziario» e «una ulteriore ondata di tasse sta per abbattersi in città, senza avere la percezione dello stato in cui versano le famiglie» e «andando a colpire le fasce più deboli». Semmai, dice, «si sarebbe dovuta prevedere l’esenzione almeno per il primo scaglione». Amato ieri ha presentato un atto di indirizzo: «Tenendo conto che nel Dup c'è tra gli obiettivo la lotta all’evasione, chiedo che le somme che derivano dal recupero evasione e che riguardano le sanzioni amministrative del codice della strada (tolta la parte vincolata del 50%) siano destinate a una revisione della manovra con l'abbassamento dell'aliquota». «Mi auguro che i consiglieri del M5S – incalza – si rendano conto della drammaticità della situazione, così stanno tradendo le promesse elettorali: non ci si può trincerare dietro al fatto che la colpa è dei tagli del governo. La capacità di governare si vede proprio nella predisposizione del bilancio: è troppo facile pensare di ripristinare gli equilibri aumentando le tasse».

Occhi sul gruppo M5S. Ieri dai 5 Stelle non sono arrivate comunicazioni ufficiali: i consiglieri, contattati, hanno fatto sapere che il gruppo M5S si esprimerà in consiglio (previsto per il 4 marzo). Qualche commento è comparso su Fb: Valter Sarais, ad esempio, ha parlato di manovra «inevitabile» perché «siamo un Paese in balia dei tagli del governo, questo è il risultato, poteva andare anche peggio». Tutto mentre non sono mancate le critiche dal capogruppo di Buongiorno, Andrea Raspanti, e da Marco Cannito (Città Diversa). «Ora sono curioso – dice Raspanti – di vedere cosa accadrà nel gruppo di maggioranza che aveva accettato di votare il bilancio sulla base di un emendamento per abbassare l’Irpef e di un atto di indirizzo sulla Tari, che sono stati sconfessati». Comunque, «il nostro giudizio sulla manovra resta assolutamente negativo: è l’epilogo naturale del bilancio che non avevamo votato a dicembre. Si va ad aumentare la tassazione per chi sta peggio». «Ricordo – rincara Cannito – la manfrina per approvare il bilancio entro mezzanotte mentre il parlamento stava già votando il blocco Tasi: i nuovi interventi purtroppo erano annunciati. Resto dell’idea che si doveva agire di più su risparmio, efficientamento, lotta agli sprechi. Anche perché si era detto di salvaguardare le fasce più deboli, invece per ora sono state azzerate le esenzioni ed è stata raddoppiata l’aliquota per la prima fascia di reddito». (j.g.)

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