Il Tirreno

Livorno

«Il mio Pd spalanca le finestre Quattro esterni in direzione»

di Mauro Zucchelli
«Il mio Pd spalanca le finestre Quattro esterni in direzione»

Il leader dem giura: non sono soprammobili. Oggi conclave con Parrini e Rossi «L’accordo per Livorno non è un commissariamento, aiuta a uscire dalla crisi»

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LIVORNO. «Potevamo cavarcela con una riunioncina dalla quale uscire con i nomi della nuova direzione e stop. Se ne abbiamo fatto un appuntamento di discussione vera, con gruppi di lavoro su temi specifici, è perché credo che il Pd abbia bisogno di andare al di là del toto-nomi per rimettersi a costruire qualcosa». Lorenzo Bacci, 34 anni da compiere prima di Pasqua, sindaco “rottamatore” a Collesalvetti prima ancora che sindaco lo diventasse Renzi, parte da qui per raccontare come i “dem” stanno cercando di rimettersi in piedi dopo la sberla della sconfitta elettorale di giugno.

Oggi al centro congressi di via delle Corallaie (zona Picchianti) arriveranno sia il segretario regionale Dario Parrini che il governatore Enrico Rossi: nel pomeriggio la riunione riservata ai membri dell’assemblea territoriale ma al mattino (ore 9) la discussione divisi in gruppi tematici aperta a chiunque si sia prenotato via mail.

Le elezioni regionali bussano alle porte: sono un bel test per i grillini ma anche per voi.

«In altre città forse si gioca al candidatificio con il toto-nomi: qui da noi, senza voler dare lezioni a nessuno, proviamo a dare un contributo all’elaborazione dei contenuti del programma con cui il Pd toscano si presenta agli elettori. Dalla batosta si esce cambiando la nostra testa e chiudendo l’epoca dei personalismi...».

Di quando si credeva che bastasse vincere la corsa alla candidatura dentro il partito per essere poi automaticamente eletto...

«Ecco, quel mondo lì è finito. Bisogna rompere il guscio in cui si è rattrappito il partito e far entrare aria nuova: guai se rimaniamo nella nostra stanzina al chiuso».

Belle parole, ma se non si concretizzano in nomi sono chiacchiere...

«Quando assegnerò in segreteria Pd le responsabilità sugli ambiti tematici, lo vedrete. Gli staff di lavoro, chiamiamoli forum permanenti, devono aperte la finestra spalancata...».

Li chiami come vuole, ma qui si sommano solo belle parole a belle parole...

«Le faccio quattro nomi: Andrea Romano, Cristina Grieco, Francesco Genovesi e Simone Lenzi. Intelligenze differenti per orientamento culturale e percorsi professionali, tutte e quattro in grado di alzare l’asticella. Li porto in direzione».

Con il rischio però di fare i “fiori all’occhiello”: isolati e perciò disarmati quando si muoveranno i reggimenti delle correnti interne...

«Stia tranquillo che ci penseranno loro stessi a non fare i soprammobili. Anzi, costringeranno il nostro partito a stare ad un livello più alto. E più aperto. C’è da guardare meno il proprio ombelico e le rappresentazioni di sé che vuol dare ciascuna anima...».

È un po’ il giochino di Renzi: in nome della fine delle correnti, ecco che il segretario passa come un bulldozer su chi non è allineato.

«Io non sono Renzi ma Bacci. Il confronto è indispensabile ma non si può discutere solo per discutere e non arrivare mai a niente. La politica è anche decidere. Altrimenti la “nave” resta in rada: se il mare è calmo ok, ma quantomeno si perde tempo a galleggiare».

E fuori di metafora marittima...

«Nella traversata in mare aperto si corre qualche rischio ma altrimenti non facciamo altro che replicare all’infinito una situazione bloccata...»

E anche perdente, visto com’è andata a giugno.

«Smettiamola con il virus autolesionista: l’analisi delle cause della sconfitta elettorale che è solo la scusa per regolare i conti interni. Guardiamo avanti, per favore».

Avanti c’è la possibilità che Livorno trovi sponde a Firenze a Roma per avere risorse extra: ma la nuova amministrazione M5S sembra viverlo come un commissariamento politico.

«C’è una crisi senza precedenti: il 23 ottobre scorso quando eravamo al tavolo del ministero per i problemi dell’Eni siamo riusciti a costruire quest’aggancio. Io mi arrabbierei se trovassi le porte chiuse: perché devo storcere il naso se la Regione e il governo sono pronti a darci una mano?».

Una manona anche per Collesalvetti e il suo sindaco Pd che entra nell’Authority senza essere un Comune costiero e prima ancora della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

«Come mai non sia stato necessario attendere la Gazzetta, l’ha ben spiegato il presidente Gallanti. Quanto al resto, io vedo le sorti di Collesalvetti e quelle di Livorno legate a tal punto che ho proposto più volte al sindaco di Livorno di fare il piano regolatore insieme».

Risultato?

«Zero. Nel senso che non ha risposto. Ma sulla stampa ha fatto capire che l’idea non gli va. Eppure credo che sia indispensabile uscire dai campanilismi: non c’è più un perimetro entro il quale reclamare una pioggia di benefit assistenzialistici».

Vuol cantarci la canzone dell’Area Vasta forse?

«Voglio dire che, se qui c’è da costruire un motore di sviluppo che faccia girare la Toscana, il problema non è se io sono Pd o se Nogarin è M5S ma cosa portiamo tutti quanti. Pisa compresa».

Anche lì il sindaco è Pd. Insomma, tutti insieme abbracciamoci appassionatamente: così si “annacqua” il sindaco grillino di Livorno...

«Chi si lascia prendere dal tifo di partito non fa il bene delle nostre comunità: a me non interessa se sulla Darsena Europa metterà la bandierina Nogarin, a me interessa che i nostri territori non siano un cimitero di opportunità. Per questo chiedo un sussulto anche al mio partito».

Com’è piccolo il mondo: gira che ti rigira, rieccoci al partito.

«I cambiamenti bisogna esigerli prima di tutto da sé stessi, bisogna farli in casa propria. C’è da capire che una storia si è conclusa e ora apriamo un’altra pagina: a cominciare dall’organizzazione del partito. Punto a una direzione che sia inclusiva ma anche evolutiva».

Detta così sembra un po’ ostrogoto.

«Inclusiva: perché vi sono pluralità di anime e dunque è giusto chiedere che ciascuna di essere indichi una rosa di nomi. Evolutiva: perché ciascuno di noi deve guardare avanti. Se provo a indicare una strada di apertura del Pd chiamando in direzione alcune figure esterne di prestigio, mi aspetto che anche altri facciano qualcosa di simile e portino intelligenze. Non mi fa paura spalancare la finestra: temo semmai il pericolo di restare chiusi stoppinati».

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