Gioco
Bacini, spunta un'apertura alle grandi navi
Livorno, in comitato portuale i dettagli del bando per le riparazioni. Prevista la possibilità di eccezioni, ma nella quotidianità la larghezza massima posta a 24 metri escluderà anche buona parte dei traghetti e delle navi di medie dimensioni
LIVORNO. Mentre un piccolo gruppo di riparatori in presidio sotto palazzo Rosciano chiedeva la riapertura dei bacini alle grandi navi, al primo piano della sede dell'Autorità Portuale uno spiraglio di luce si apriva nella loro battaglia. Matteo Paroli infatti, dirigente dell'Authority, illustrava al comitato portuale i criteri dettagliati del bando che dovrà riassegnare la gestione del bacino di carenaggio e delle banchine 76 e 78, poste tra il Mediceo e la nuova Porta a Mare. E annunciando che la larghezza massima delle navi che potranno essere riparate in porto non potrà superare i 24 metri, specificava però che potranno essere previste delle eccezioni.
"L’assentimento in concessione sarà vincolato alle riparazioni di navi passeggeri e mercantili ordinariamente di media dimensione, con una larghezza massima di 24 metri", ha spiegato Paroli. Ed è proprio quella parolina "ordinariamente" a rappresentare un'apertura - assolutamente inattesa dopo le prese di posizioni nette dell'Authority sull'argomento - volta ad elasticizzare la problematica dell'introduzione delle grandi navi in bacino. Quell'avverbio rappresenterà insomma la password che - talvolta - potrebbe consentire anche di superare il limite dei 24 metri. "Qualora il futuro concessionario avesse necessità di introdurre una nave di dimensioni laterali superiori e ci fossero le condizioni per un accordo con l'Autorità Portuale, il limite dei 24 metri di larghezza potrà essere eccezionalmente superato", spiega Paroli.
Basterà ai riparatori? Non è detto, perché le eccezioni non potranno essere la regola e dunque il problema delle dimensioni delle navi da riparare (e del relativo business) in sostanza rimarrà tale e quale.
Non solo: l’impressione è che in uno stile tipicamente italico, non si riesca mai a dare una regola precisa e si lasci sempre alla discrezionalità di qualcuno la possibilità di dire sì o no.
In realtà a dirla tutta, la precisazione della misura massima di larghezza a 24 metri - finora mai ufficializzata, anche se già nota al comitato portuale - restringe ulteriormente il campo delle riparazioni ai piccoli traghetti e a qualche feeder vessels, spegnendo forse un altro po' di sogni ai riparatori. Basta fare alcuni esempi d'altra parte per capire che la maggiorparte delle navi che vediamo abitualmente nel nostro porto non potrebbero trovare ricovero nel bacino di carenaggio: la Moby Aki - 170 metri di lunghezza - ha infatti una larghezza di 28 metri. Mentre il Mega Express della Corsica Ferries è larga 25 metri e dunque sarebbe fuori.
D'altra parte, però i 24 metri di larghezza sono la misura massima che è stata calcolata per non creare problemi alle attività previste dal piano regolatore del porto alla banchina 75, è stato spiegato durante il comitato portuale. "Una nave con larghezza maggiore non potrebbe essere lavorata alla banchina di allestimento 76 senza interferire con le funzionalità dell’antistante banchina 75, destinata dal Prp alla nautica da diporto", ha detto Paroli. Le eccezioni che potranno essere fatte per navi di larghezza superiore terranno in considerazione per prima cosa proprio la compatibilità con le attività della banchina 75 oltreché chiaramente l'impatto ambientale sulla zona di Porta a Mare.
Per quanto riguarda i tempi della gara siamo davvero al fotofinish: "La gara è praticamente pronta, abbiamo superato le ultime problematiche e presto acquisiremo tutte le pratiche documentali che sono oggi necessarie per predisporre gli allegati tecnici. Tra quindici, venti giorni confidiamo di poterla pubblicare sulla Gazzetta ufficiale" ha aggiunto Paroli.
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E' stato poi messo un puntino sulla "i" rigidissimo per quanto riguarda la compatibiltà ambientale col nuovo volto residenziale assunto dalla zona dell'ex cantiere Orlando: Paroli ha chiarito infatti che, comunque, il mancato rispetto della normativa vigente in materia ambientale e sanitaria per quanto attiene la compatibilità delle attività industriali oggetto della gara con le attività antropiche residenziali contigue al compendio dei bacini di carenaggio, renderà l’offerta non valutabile.
Il bando di gara era già stato presentato, nelle sue linee guida, ad ottobre scorso. Oltre alla necessità della compatibilità tra il Piano industriale con le attività residenziali contigue al compendio dei bacini, è previsto un altro requisito fondamentale: le imprese candidate dovranno sviluppare attività che non pregiudichino il futuro utilizzo del bacino in muratura per le attività di riparazione delle navi, anche di grande dimensione.
Con riferimento alla gara, verrà approntata una procedura in due fasi. All’atto della pubblicazione del bando verranno definiti i termini per la presentazione delle manifestazioni di interesse. Nella seconda fase, verrà trasmesso l’invito a gara ai concorrenti risultati idonei in relazione ai criteri di selezione. I concorrenti potranno inoltre presentarsi in raggruppamenti temporanei di impresa, sulla scorta di quanto prescritto dalla normativa sugli appalti.
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