Gioco
Tagli ai più poveri, la sferzata del vescovo Simone Giusti
Il vescovo di Livorno monsignor Giusti: «Il Comune toglie i fondi? Noi ne troveremo altri grazie alla Provvidenza, loro ne risponderanno a Dio»
LIVORNO. Prima l’ha detto in duomo nelle celebrazioni per il Mercoledì delle Ceneri, poi l’ha ripetuto in una sede altrettanto ufficiale come la conferenza stampa sull’accordo Caritas-Procura. Infine, ha affidato al giornale-web della diocesi la parte più dura del proprio attacco. Non usa davvero giri di parole il vescovo Simone Giusti quando punta il dito contro la scelta della giunta Nogarin di tagliare la spesa sociale (e di snobbare il lavoro nel segno della solidarietà che fanno quotidianamente realtà come Caritas e parrocchie).
Parole che pesano come macigni: «Ci sono persone che riducono le risorse destinate ai poveri senza vedere chi siano questi poveri». E ancora: «Vogliono garantire un pasto con un euro e mezzo, ci provino loro a dare da mangiare con questi numeri». Il più pesante però è forse il terzo schiaffo: «Ma se anche non ci daranno le risorse, noi le troveremo attraverso la Provvidenza, loro però ne risponderanno davanti a Dio».
Con una battuta, il vescovo dice che è proprio la Provvidenza «la nostra Cassa Depositi e Prestiti». E non parla a caso quando ricorda il vecchio proverbio: «Si chiude una porta, si apre un portone». E se la “porta” è quella del Comune, il “portone” è quello della Giustizia: nient’affatto casuale il riferimento all’intesa che destinerà alle persone indigenti seguite dal volontariato Caritas le merci sequestrate dalle forze dell’ordine nel corso delle indagini contro gli illeciti (ne parliamo a fianco).
Soddisfatto sì per questo progetto che debutta proprio in coincidenza con l’inizio della Quaresima, però il vescovo non rinuncia a dare un altro scossone: ben vengano progetti come quello con la Procura, ma – avverte – «ma fungono semplicemente da palliativi». Il motivo? «La più alta forma di carità è una politica che sappia creare lavoro». A Palazzo Civico si chiede di dare risposte («e devono essere immediate»). A cominciare dal porto. «Quale sviluppo vogliamo per Livorno? Servono risposte concrete e subito», dice il presule.
Una ulteriore sferzata riguarda la democrazia partecipata: «È necessario che la cittadinanza venga interpellata nelle decisioni che dovrebbero essere prese democraticamente – e qui l’accenno, par di capire, è alla chiusura delle scuole il sabato – invece stiamo assistendo sempre più spesso ultimamente a decisioni prese da una classe politica autoreferenziale al punto di sembrare autistica».
Per quanto riguarda la Caritas, i tagli effettuati dal Comune riguardano perlopiù le mense. «Questo crea un forte danno – continua monsignor Giusti – perché questa crisi lunghissima aumenta sempre più il numero dei poveri ed i tagli non fanno che ridurre le già esigue risorse a loro dedicate». Per Giusti bisogna «cominciare a domandarsi quale sia l’orientamento del Comune verso i bisogni sociali». E aggiunge: «Aldilà delle strategie, che necessitano sempre di essere sperimentate, prima che criticate, ci sembra che regni la confusione e manchino le necessarie direttive sulle cose da fare».
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