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Economia, la ripresa in Toscana c'è davvero

di Mario Lancisi
Economia, la ripresa in Toscana c'è davvero

Segnali forti, anche se a macchia di leopardo. Dall’Irpet a Confindustria, soffia il vento dell’ottimismo

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FIRENZE. A volte per capire come va l’economia bastano piccoli segnali, annusare l’aria o captare telefonate come quella ricevuta da un alto dirigente bancario: «Mi ha telefonato un imprenditore per chiedermi suggerimenti su come investire un milione. Erano anni che non sentivo telefonate di questo tipo», racconta il nostro interlocutore.

Ore 13, palazzo Strozzi Sacrati, sede della giunta regionale, piazza Duomo, presentazione dei bandi europei per le imprese. Il presidente Enrico Rossi e l’assessore alle attività economiche Gianfranco Simoncini hanno una faccia distesa, serena. «Puntiamo a finanziare le imprese che vanno bene. Per dare un colpo in avanti all’economia toscana», dice il presidente che annuncia novemila posti di lavoro come frutto degli investimenti di Bruxelles.

Cgil: accenni di risveglio. Spira un vento forte e alterno, in piazza Duomo, ma c’è sole che accarezza e addolcisce l’aria. Sorride Simoncini: «Finalmente si avvertono segni di ripresa», racconta. Lui che per anni ha sfornato dati da depressione. Anni in cui la cupezza della crisi gli si rifletteva in faccia. Ora c’è vento, ma anche sole. Spiragli di speranza e di futuro. Lo ammettono anche gli artigiani sempre inclini a vedere il mezzo bicchiere vuoto. E anche la Cgil. Titolo di uno studio presentato proprio ieri. Rigo uno: «Più che crescita stagnazione». Oddio, siamo alle solite. Poi però al rigo due: «Ancora timidi i segnali di ripresa». Beh, timidi ma ci sono i segnali che qualcosa sta cambiando, in meglio. Infine terzo rigo: «Accenni di risveglio dall’industria».

Le imprese che vanno bene. Ripresa, risveglio. Si avvertono raggi di sole nell’economia toscana. Vero, Stefano Benvenuti Casini? Telefoniamo al direttore dell’Irpet mentre porta a spasso la sua piccola cagnolina: «Un amore, tenera, affettuosa. Adoro i cani», sorride. E mentre se la coccola, ci spiega che quest’anno il Pil toscano da zero o giù di lì dovrebbe salire di un punto. «Sì, la ripresa la si avverte. A macchia di leopardo. Più che parlare di settori positivi, i dati evidenziano le imprese che vanno bene. Che ci sono in tutti i settori. Dalla pelletteria alla meccanica», spiega Benvenuti Casini.

Per la prima volta nella storia recente dell’economia toscana le imprese che esportano presentano ottimi bilanci. Il discrimine non è il settore, ma altri criteri. Gli stessi che spiegano la ripresa: il dollaro in flessione che favorisce l’export soprattutto gli Usa e la diminuzione del prezzo del petrolio che rendono più abbordabili le materie prime. «In breve se un’impresa opera nei mercati esteri e ha un buon grado di innovazione sicuramente va bene», sottolinea Benvenuti Casini.

La Silicon Valley del lusso. Dall’Irpet a Confindustria. «Il 2015 si è aperto con prospettive di ripresa anche per l’economia toscana. Lo scenario economico globale è migliorato, grazie al rafforzamento della domanda mondiale, al petrolio ai minimi storici, al deprezzamento del cambio dell’Euro», esordisce il presidente Pierfrancesco Pacini. Che aggiunge: «Nonostante che la doppia recessione di questi anni si sia mangiata il 20% di capacità produttiva, le nostre filiere manifatturiere toscane sono ancora intatte; e abbiamo competenze non replicabili. Dobbiamo ripartire da qui. Per Confindustria Toscana l’obiettivo è fare della nostra regione una sorta di Silicon Valley europea del lusso e del medium tech, cioè di quell’industria fatta di radici manifatturiere e d’innovazione continua».

Anche l’edilizia in ripresa. Ci sono giornate in cui tutto sembra andare per lo stesso verso. Così nel primo giorno di quaresima è stato un intreccio positivo di dati confortanti,proveniente da Unioncamere e da Cgil, come evidenzia la tabella a lato. E persino Alessio Monticelli, ricercatore che due mesi fa ha presentato uno studio non positivo sull’artigianato, oggi ammette che «ci sono elementi che fanno bene sperare». E anche il costruttore edile Maurizio Berrighi racconta che «segnali di ripresa nell’edilizia ci sono», anche se solo «per le case belle e di pregio e costruite bene in posti esclusivi». Tratto questo che sembra accomunare tutti i settori: va bene chi fa buoni prodotti e li sa vendere soprattutto nei mercati stranieri.

La costa arranca. Facile dire Toscana. In realtà ne esistono più di una. O almeno due. Quella della Toscana centrale, capitale della pelletteria e della meccanica, che va bene, guarda più al nord che al sud del Paese. E poi c’è la Toscana della costa, spiega Benvenuti Casini, che «arranca e soffre». Crisi delle multinazionali e imprese che vendono soprattutto nel mercato interno dove si registra una forte deflazione e un calo dei consumi. Lo stesso presidente Rossi più volte ha annunciato che la Regione, dopo aver favorito il rilancio di Piombino, punterà a progetti in grado di risolvere i problemi annosi di Livorno e della provincia di Massa Carrara. Dove anche il marmo che va bene registra buoni risultati per quanto riguarda le escavazioni, e non le lavorazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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