Il Tirreno

Livorno

Più piccole imprese che hacker alla kermesse del web

Matteo Scardigli
Più piccole imprese che hacker alla kermesse del web

L'avevano presentata come la "maratona degli hacker" ribattezzandola Hackathon: in realtà all'ex circoscrizione 1 è andato in scena il confronto fra piccole imprese sulle potenzialità dell'uso degli open data. Ma il collegamento fa le bizze e il sindaco tuona contro "l'Italia arretrata"

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LIVORNO. «Houston, abbiamo un problema». Al raduno degli informatici promosso dal Comune collegamenti internet funestati dagli inconvenienti tecnici, interviene il Sindaco: «Esempio dell’Italia arretrata, da Livorno un segnale per l’innovazione». Quarantacinque anni fa il mondo tratteneva il fiato per conoscere il destino di tre astronauti diretti verso la Luna, oggi il pubblico presente nei locali della ex-Circoscrizione 1 guarda un professore del Politecnico di Torino che mostra in videoconferenza un foglio A4 con su scritto a pennarello “no audio”. Ma come i tre occupanti dell’Apollo 13 anche Nogarin nonostante tutto ce la fa, e la fiera dell’Open Data mette in mostra tante belle cose.

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C’è anzitutto da chiarire un aspetto fondamentale: il termine “hackathon” nasce dalla crasi tra “hacker”, che l’enciclopedia Treccani definisce come “esperto… che, perseguendo l’obiettivo di democratizzare l'accesso all'informazione e animato da princìpi etici, opera per aumentare i gradi di libertà di un sistema chiuso e insegnare ad altri come mantenerlo libero ed efficiente”, e “marathon”, cioè una maratona spesso competitiva che dura da uno a sette giorni.

Nel nostro caso si tratta invece di una mezza giornata in cui una trentina di professionisti del settore (quelli in sala, gli iscritti sono 150 di cui un terzo collegati in remoto) mostra cosa si può fare con gli “open data”, ovvero quei dati non privati e di interesse pubblico resi liberamente accessibili tramite internet, filtrati e rielaborati con programmi sempre “open” sviluppati da loro. Per esempio con le informazioni relative agli incidenti stradali si può creare una mappa di calore che evidenzia i punti caldi della città e di conseguenza individuare le modifiche da fare alla circolazione, o ancora, come spiega il presidente di ASA (partner insieme a AMFM GIS Italia dell’iniziativa supportata dal Gruppo Utenti Linux di Livorno) Fabio Del Nista, «avere un servizio migliore grazie ad interventi puntuali meno costosi e più efficaci».

Tutto a disposizione di tutti, dei cittadini che possono informarsi e proporre, dell’Amministrazione che può avere un riscontro diretto e in tempo reale dalla popolazione e pianificare meglio lo sviluppo della città, e dei privati che intendono fare impresa. Certo le piattaforme informatiche fornite dalle aziende al Comune a titolo gratuito necessitano di implementazioni e manutenzione, entrambe a pagamento, ma il principio ?Parafrasando Cavour? della “libera consultazione in libero Stato” rimane valido.

Niente pirati cybernetici allora, e neanche “hacktivisti” (hacker attivisti), come si era pensato in un primo tempo in seguito alle recenti dichiarazioni di Anonymous contro l’Isis, ma una più sobria fiera di idee e progetti per lo sviluppo trasparente di Livorno tramite l’informatica. E in nome della trasparenza sono le parole dell’assessore Martini: «Doveroso per l'Amministrazione aprire le proprie banche dati e rendere le informazioni non solo utilizzabili dai cittadini, ma anche il più possibile corrispondenti alle loro richieste e alle esigenze dei professionisti dei vari settori».

Il sindaco Nogarin parla invece di sostenibilità: «Il nostro obiettivo è andare verso città sempre meno energivore e sempre più accoglienti e a misura di cittadino. Spero che quello di oggi sia solo il primo di una serie di appuntamenti». E sulla pagina del Comune intanto è comparsa la bozza ?Per ora? Del portale open data che verrà.

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