Il Tirreno

Livorno

«Nuova classe dirigente e porte aperte agli esuli»

di Maria Giorgia Corolini
«Nuova classe dirigente e porte aperte agli esuli»

Alberto Lenzi presenta la sua candidatura alla segreteria dell’unione comunale «Ricostruire una scuola politica». E cita Morelli, Curti, Bussotti. Il suo programma

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LIVORNO. Rompere con la vecchia classe dirigente e riportare al centro della vita politica del partito e della città energie nuove e persone di grande spessore, anche quelli che vengono definiti “esiliati”: si può riassumere così la spinta al rinnovamento di cui dice di volersi fare promotore Alberto Lenzi, che ha presentato ufficialmente la sua candidatura alla segreteria dell'unione comunale del Pd.

«Vogliamo creare una nuova classe dirigente che dia respiro e metodo al partito e che si impegni a costruire una scuola politica e che torni a fare formazione – dice Lenzi – ma è necessario rompere con clientelismo e interessi personali, evitando le candidature derivate da pacchetti di voti, quelle che hanno dietro, un po' nascosti, i responsabili delle scelte del passato».

Il riferimento sarebbe agli“avversari” (gli altri candidati sono Filippi, Bellandi e Caruso) contro i quali «non c'è nulla di personale, solo critiche nel metodo». Tra gli “esuli” da riportare in città Massimo Morelli, Ilda Curti e il mancato candidato sindaco alle ultime amministrative Luca Bussotti. Tra i presenti al lancio della candidatura di Lenzi, Pasquale Lamberti, Vito Borrelli e l'ex consigliere comunale Valerio Vergili. «Il Pd – dice Vergili – si è allontanato troppo dai bisogni delle persone, soprattutto dei disabili, ed è necessario invertire la tendenza: mi impegnerò fortemente affinché il partito torni tra la gente, e la gente trovi finalmente posto in un partito accogliente e rappresentativo».

Tra i punti salienti del programma: la pianificazione unica di Livorno e Collesalvetti ed il rafforzamento dell'area vasta tirrenica da opporre allo strapotere regionale dell'area metropolitana fiorentina, il sostegno al turismo, la Darsena Europa, lo sviluppo della Porta a Mare «nella direzione di un vero Polo della nautica», le riparazioni navali, il rifiuto della privatizzazione della Porto 2000, il no all'ospedale a Montenero («fui il primo a dirlo nel mio partito», ricorda Lenzi), la riduzione drastica dei circoli e infine la cultura, «con la quale si mangia». «Ma sono solo grandi linee – aggiunge Lenzi – anche perché il mio ruolo, qualora vincessi, non sarebbe quello di un amministratore».

Attesa ancora per l'elenco dei nomi in lista. E nel frattempo un avvertimento: «È facile fare slogan, quello che conta è la credibilità, e questa può venire solo da quello che si è fatto e si è detto nel passato».

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