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Livorno

Pucciarelli: «Atto grave penso a una ritorsione»

Pucciarelli: «Atto grave penso a una ritorsione»

Secondo il comandante, l’attentato avrebbe potuto avere delle conseguenze terribili «Esamineremo gli interventi degli agenti negli ultimi giorni per capire se c’è un sospetto»

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LIVORNO. «È un fatto di una gravità unica, non è mai successa una cosa del genere in città». Sono passati pochi minuti dall’attentato di via Pollastrini e Riccardo Pucciarelli, comandante della polizia municipale, è sconvolto. È uno dei primi a intervenire in strada e, dall’angolo di piazza Civica, osserva impotente quella vettura con i colori di istituto devastata dal fuoco. «Non abbiamo idea di chi possa essere stato: gente che viene in Comune e si lamenta ce n’è tanta, ma arrivare a un gesto di questo tipo è un’altra cosa: non ci sono precedenti del genere», aggiunge il comandante della polizia municipale.

Ieri mattina negli uffici dei vigili urbani non c’è stato alcun episodio che ha destato sospetto. Ma l’indagine della municipale, al lavoro con il supporto dalla polizia, è solo agli inizi e si preannuncia spinosa. «Faremo verifiche approfondite - annuncia Pucciarelli - Analizzeremo tutti i verbali degli interventi degli ultimi giorni per capire se ci sia stato qualche episodio sospetto che possa aver suscitato reazioni scomposte. Per il resto, aspettiamo i risultati degli esami della scientifica sia sui reperti (la bottiglia incendiaria in primis, ndr) sia sulle immagini delle telecamere».

L’identikit dell’attentatore c’è, e attraverso la scansione dei filmati, può essere perfezionato. L’uomo ha agito da solo, ma non si esclude che possa aver avuto un complice. Ciò che risulta davvero strano è che nessuno si sia accorto di niente. Come ha fatto il ciclista a sparire nel nulla, nel dedalo delle stradine ad alta densità abitativa della Venezia, in pochi minuti, indisturbato? È probabile che qualcuno l’abbia aiutato nella fuga, ma certo è che tutto s’è svolto molto rapidamente e che l’attentato era stato preparato nei dettagli.

Le modalità, tuttavia, fanno pensare agli investigatori che non si tratti di un gesto politico, ma dell’azione di una persona isolata. «Il gesto non è stato rivendicato, se fosse un attentato politico molto probabile ci sarebbe una rivendicazione - spiegano gli investigatori - E la bottiglia di plastica usata, riempita di benzina e versata sulla vettura, è un sistema molto rudimentale per dare fuoco. Una molotov con innesco sarebbe stata più sospetta».

Lara Loreti

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di Redazione web