Il Tirreno

Livorno

Porto 2000 in vendita, la rabbia dei dipendenti

Mauro Zucchelli
Il terminal crociere e, sullo sfondo, la Fortezza Vecchia
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Il terminal crociere e, sullo sfondo, la Fortezza Vecchia

Giovedì mattina, in vista del comitato portuale dell'indomani, i dipendenti della Porto 2000 faranno un presidio al varco Fortezza: protestano contro la piega che ha preso la privatizzazione

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LIVORNO. Non va proprio giù ai dipendenti la piega che ha preso la privatizzazione della Porto 2000, la società pubblica che gestisce il porto traghetti e crociere: prima della fine della settimana la patata bollente potrebbe tornare sotto i riflettori del “parlamentino” dell’Authority, visto che c’è da mettere nero su bianco il bando (e il presidente Gallanti prima di Natale aveva immaginato di farcela per metà gennaio). Non basta: il segretario generale Massimo Provinciali, appena indossati i panni anche di numero uno della Porto 2000, ha annunciato in una intervista al Tirreno che Palazzo Rosciano conta di cedere entro giugno ai capitali privati la maggioranza della società ora al 72% in pugno all’Authority e il resto in mano alla Camera di Commercio.

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E se in pieno luglio i lavoratori della Porto 2000 avevano scioperato per far sentire il proprio altolà, adesso tornano ad alzare la voce. Lo fanno con un presidio in agenda giovedì mattina davanti al varco Sgarallino, ormai ribattezzato Fortezza perché vicino all’antico fortilizio. A 24 ore dalla riunione del comitato portuale in cui potrebbero essere dette parole importanti sul bando di privatizzazione.

La decisione di dar vita al presidio è scaturita dall’assemblea che ieri al terminal crociere ha visto la partecipazione di una sessantina di addetti, secondo quanto riferiscono fonti sindacali, insieme agli esponenti della Rsa (Enrico Barbini per la Cgil, Fabio Bicchierini per la Uil e Maria Grazia Macchia per la Cisl).

In ballo – è stato ripetuto – è il destino di 107 lavoratori, di essi poco meno di una cinquantina sono precari con contratto stagionale. Cercavano rassicurazioni nell’incontro del 5 febbraio con i vertici dell’Authority? Negli interventi è stato ribadito che la distanza fra le parti anziché ridursi sembra essere aumentata.

«È come se percepissimo chiamaramente l’intenzione di vendere presto e comunque», dice Barbini: «Praticamente con un gruzzoletto di milioni si può diventare i padroni del porto passeggeri e la clausola della salvaguardia occupazionale è rimasta finora solo bell’esercizio di parole che non trovano concretizzazione».
Dall’assemblea è emersa una sottolineatura: non è stato fatto un passo avanti rispetto alle garanzie richieste dai lavoratori sul fronte della tutela del proprio posto di lavoro.

Nel confronto fra sindacalisti e lavoratori, stando a quanto viene riportato, sono finiti nel mirino soprattutto tre aspetti.

Il primo riguarda, manco a dirlo, il nuovo Prg: amplia notevolmente l’area del porto passeggeri ma, per quanto sia in dirittura d’arrivo, non è ancora in vigore («come si fa a fare un bando senza avere la certezza né di quali banchine avrà il porto passeggeri né di quando ne disporrà?»).

Il secondo motivo di perplessità è relativo al fatto che non c’è una data per il trasferimento della Cilp che dovrebbe liberare la zona dell’Alto Fondale dove andranno le crociere, e il capannone richiesto per il trasloco è ancora solo un progetto.

E il terzo elemento contestato? Queste incertezze sui tempi – dicono sindacalisti e lavoratori – rendono un rebus qualunque piano industriale e qualunque ragionamento sulle concessioni, visto che attualmente all’Alto Fondale (sul quale dovrebbe estendersi la Porto 2000) è ancora in concessione alla Cilp dei portuali.

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di Redazione web