Gioco
"L'ho inseguito per le vie della Venezia, ma poi l'ho perso"
Parla il vigile che ha rincorso l'attentore di via Pollastrini. "L'ho perso di vista all'altezza del locale Il Mediterraneo: ero a piedi e lui andava fortissimo. Purtroppo non ho incrociato nessuno che potesse aiutarmi"
LIVORNO. “Stavo uscendo dal comando, dove ero andato a fare una commissione di servizio, e stavo andando a prendere un’auto in sosta vicino all’ingresso del palazzo quando ho sentito una collega che urlava a pochi passi dalla nostra Multipla che bruciava. In quel momento un passante mi ha detto: “E’ in bici, sta scappando di là!" Allora non ci ho pensato due volte e mi sono lanciato all’inseguimento”.
Luca Conti, della sezione sicurezza pubblica della polizia municipale, è l’agente che lunedì pomeriggio ha rincorso l’attentatore di via Pollestrini, l’uomo che ha dato fuoco a un’auto della polizia municipale, per poi fuggire in sella a una bici da donna nera. “Io avevo in mano una cartellina, ma appena ho visto il ciclista scappare l’ho lanciata via, su una delle nostre auto, e ho iniziato a correre”.
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L’agente gli sta alle costole, ma non è facile: “L’ho inseguito per via Pollastrini, poi lui ha svoltato a sinistra sugli Scali Finocchietti, quindi ha imboccato gli Scali degli Isolotti, attraversato il ponte di via Borra per poi svoltare a sinistra sugli Scali del Ponte di Marmo. Quando, dopo il locale Mediterraneo, ha svoltato a destra, l’ho perso di vista. Ero a piedi, con la pistola e il cinturone, e non ce l’ho fatta a stargli dietro: lui con la bici andava fortissimo”.
L'attentatore è stato fortunato: in quei minuti la Venezia sembrava deserta. "Purtroppo non ho incrociato nessuno che potesse darmi una mano, una persona in motorino o in scooter: niente, neanche un'auto che avesse potuto rallentare la sua corsa. Lui ha trovato tutte le vie di fuga libere. E io alla fine ho dovuto desistere. Purtroppo l'ho sempre visto di spalle e lui ha mantenuto il volto coperto dalla sciarpa".
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