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L'assessore: impossibile intitolargli una strada, chiedeteci di dedicargli uno spazio culturale
Il Comune risponde ai promotori della raccolta di firme: la legge vieta, salvo casi rarissimi, di intitolare strade a chi è morto da meno di dieci anni. Chiedeteci - dice - di dedicargli una sala o uno spazio nelle strutture culturali della città
LIVORNO. "Mi dispiace dover dare una delusione ai tanti che gli hanno voluto bene e hanno goduto della sua cultura e del suo spirito dissacrante; ma prima di far perdere tempo ai suoi numerosissimi estimatori, desidero informare che la legge non consente che si intitoli una strada a una persona prima che siano trascorsi dieci anni dalla sua scomparsa". Per bocca dell'assessore Serafino Fasulo, che ha la delega non solo alla cultura ma anche alla toponomastica, il Comune dice che per motivi di legge è impossibile dar seguito all'idea degli estimatori di Borzacchini.
"Secondo la legge, - afferma Fasulo - delle deroghe possono essere date solo per personaggi che abbiano svolto ruoli di particolare importanza per la nazione". A tal riguardo cita la legge n 1188 del 23 giugno 1927: "E' facoltà del ministero per l'interno di consentire la deroga alle suindicate disposizioni di cui all'art. 2 ("10 anni") in casi eccezionali, quando si tratti di persone che abbiano benemeritato della nazione”. Come possono essere stati Falcone e Borsellino, dice l'assessore tanto per fare un esempio.
Ma Fasulo ricorda che Palazzo Civico "sta già lavorando a un progetto di valorizzazione dell’opera di Giorgio Marchetti, con una serie di cittadini molto vicini a lui". E invita i promotori della raccolta di firme a trasformarla: "Da una richiesta di intitolazione di una strada in una richiesta di dedicargli una sala o uno spazio pubblico all’interno di una delle strutture culturali della città".
L'assessore si dice certo che "sarà possibile trovare tutti insieme un luogo o un modo che possa far ricordare degnamente il lavoro del Borzacchini, una delle penne satiriche più raffinate e originali nel panorama non solo livornese ma italiano, che con i suoi dizionari di livornese, recuperando le origini dei vari lemmi e allocuzioni tipiche del vernacolo labronico, parolacce comprese, ci ha fatto ridere, ma anche imparare molte cose della cultura di Livorno e della Toscana”.
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