Il Tirreno

Livorno

I presidi danno il via libera alla settimana corta

di Giulio Corsi e Giorgio Carlini
La lettera della Provincia ai presidi e quella che i presidi hanno inviato come risposta che dà in pratica il via libera alla settimana corta a partire dal prossimo anno scolastico
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La lettera della Provincia ai presidi e quella che i presidi hanno inviato come risposta che dà in pratica il via libera alla settimana corta a partire dal prossimo anno scolastico

Livorno, la Provincia conferma il sabato libero da settembre: «Costretti a ridurre i costi». Le scuole: «Prendiamo atto ma più bus per i ragazzi». Ecco la lettera inviata da palazzo Granducale ai dirigenti scolastici e la risposta dei presidi

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LIVORNO. La Provincia va avanti sulla sua strada e rilancia la settimana corta che sarà adottata dal prossimo anno scolastico in tutti gli istituti superiori livornesi, motivandola con l’esigenza di recuperare 8 milioni dal bilancio 2015.

I presidi prendono atto della richiesta di palazzo Granducale, senza fare - almeno pubblicamente - il minimo cenno di polemica. E alla fine danno il via libera all’operazione, chiedendo però che il presidente Franchi si attivi con il Ctt per non creare disagi agli studenti pendolari.

LA LETTERA FOTOCOPIA DEI PRESIDI. In questi giorni sulla scrivania di Franchi e del dirigente all’istruzione Cruschelli stanno arrivando una serie di lettere-fotocopia, firmate dai vari presidi livornesi, come quella che pubblichiamo qua sopra, in cui si evidenzia che l'organizzazione delle lezioni su 5 giorni settimanali dovrà comportare la previsione di uno o due rientri pomeridiani, che potrebbero determinare disagi in relazione agli orari dei trasporti urbani ed extraurbani. E si chiede che palazzo Granducale si impegni a supportare la scuola per l'adeguamento degli orari dei mezzi di trasporto ai nuovi orari di lezione che gli organi collegiali delibereranno.

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VIA LIBERA SENZA RESISTENZE. E’ un semaforo verde decisamente esplicito. Che non mancherà di creare polemiche tra coloro che in questi giorni si erano detti contrari a una scelta così rivoluzionaria nata per motivi di bilancio e non per esigenze didattiche, anzi a discapito proprio delle esigenze didattiche e dell’autonomia scolastica di ogni istituto. L’avevano rimarcato l’ex provveditore Elisa Amato (ora capogruppo Fi in consiglio comunale), i docenti del liceo Enriques Giannini e Sciuto, e appena ieri la sua contrarietà l’aveva espressa la vice preside del liceo Cecioni, Gabriella Luise. «I vantaggi della settimana corta - ha detto al Tirreno - mi sembrano minimi rispetto alle problematiche in ambito didattico. I rientri al pomeriggio sarebbero un aggravio non indifferente per i ragazzi, ma anche per gli insegnanti. Il paradosso sarebbe che finiremo per svolgere al sabato quelle attività che si svolgono al pomeriggio, corsi di recupero, percorsi didattici, progetti formativi».

IL DIKTAT DI PALAZZO GRANDUCALE. Dalla Provincia d’altra parte - come avevano sottolineato al Tirreno la preside del Vespucci Grieco e la vice dell’Enriques Agostinelli - non era stata lasciata gran libertà di scelta. E la lettera arrivata ai presidi che pubblichiamo qui sopra, a firma di Cruschelli, suonava più come una decisione già assunta che una semplice richiesta: “E’ intenzione della scrivente amministrazione prevedere che negli istituti superiori si osservi un orario scolastico che si articoli su 5 giorni a settimana. Si invitano le Signorie Vostre a tener conto di quanto indicato e si rimane in attesa di osservazioni ed eventuali richieste di deroghe che verranno opportunamente valutate”. Più che un invito - com’è avvenuto ad esempio a Parma - un vero e proprio provvedimento imposto dal proprietario delle strutture.

I GUANTI DI FRANCHI. Ieri il presidente della Provincia, ha lasciato da parte l’ascia usata dal suo dirigente e indossato i guanti, motivando la decisione, anzi «l’ipotesi», come l’ha definita lui, «avanzata nell'ambito delle misure per il contenimento della spesa». «Già nel 2015, a seguito della legge di stabilità, dovremo tagliare complessivamente circa 8 milioni di euro dal bilancio. Il piano di azioni su cui stiamo lavorando prevede la razionalizzazione delle sedi provinciali, la chiusura degli uffici nei pomeriggi di non rientro (già in atto) ed altro», ha detto. Mostrando disponibilità a valutare osservazioni ed eventuali richieste (ma non ha parlato espressamente di deroghe) e affermando di voler tenere conto delle questioni legate al trasporto pubblico. E sul tema dell’autonomia ha usato toni ancor più concilianti. «Voglio rassicurare i presidi e gli insegnanti, cui compete in via esclusiva la ridefinizione della proposta didattica, gli studenti e le famiglie che qualsiasi decisione sarà presa solo dopo un confronto con tutti i soggetti coinvolti e dopo aver approfondito tutti gli aspetti connessi». Ma ormai nessuno farà più retromarcia.

ANCHE L’ITI DICE SÌ. E la conferma arrivava ieri da Giuliana Ficini, preside dell’Iti, la scuola che sembrava la più colpita dal taglio del sabato. «Siamo in forte crescita e abbiamo difficoltà nella frequenza dei laboratori. Gli alunni il sabato mattina escono alle 12: sostituire quelle 4 ore con 3-4 pomeriggi potrebbe essere una opportunità». L’unica critica sul metodo: «Avremmo preferito una riunione a una semplice lettera. E resta qualche dubbio sulla competenza di una decisione che forse, più che alla Provincia, spetta agli istituti nel nome dell'autonomia scolastica».

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