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Scuola, settimana corta: risparmiare così fa gola a Grosseto e Pistoia

di Stefano Taglione
Scuola, settimana corta: risparmiare così fa gola a Grosseto e Pistoia

I presidenti Emilio Bonifazi e Federica Fratoni ci pensano all'idea della Provincia di Livorno (a scuola 5 giorni anziché 6) per alleviare il bilancio e l’argomento potrebbe essere affrontato domani dall’Unione delle Province

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Qualche presidente di provincia ci sta già riflettendo, mentre altri – pur definendo l’idea di Alessandro Franchi, presidente della Provincia di Livorno «fondata e condivisibile» – alla settimana corta non hanno ancora pensato.

Emilio Bonifazi e Federica Fratoni, a capo degli enti comprensoriali di Grosseto e Pistoia, in sede di bilancio potrebbero decidere di imitare quanto deciso dalla Provincia di Livorno, mentre il pisano Marco Filippeschi e il lucchese Stefano Baccelli preferiscono aspettare prima di esprimere qualsiasi valutazione.

Martedì potrebbe essere un giorno importante: nella giornata di domani, infatti, si terrà la riunione dell’Unione delle province della Toscana in cui – sebbene come punto all’ordine del giorno figuri la complicata situazione finanziaria degli enti – si parlerà anche di scuole superiori e settimana corta.

A rivelarlo il presidente dell’Upi Toscana, Stefano Baccelli. La stretta sui trasferimenti statali costringe i consigli provinciali a tagliare praticamente su tutto. Gli enti comprensoriali, ormai a fine vita, presto verranno svuotati di persone e competenze. E di soldi ne sono rimasti pochi.

Così, lasciando spento il riscaldamento per due giorni consecutivi (oltre alla domenica, anche il sabato) le casse degli enti comprensoriali potrebbero respirare un po’ di più. Ma – secondo alcuni – non troppo.

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«Si va verso un dissesto programmato – spiega il presidente della Provincia di Grosseto, Emilio Bonifazi – e qualsiasi taglio non cambierà il corso degli eventi. Noi abbiamo cancellato un contributo annuo di 180mila euro destinato al trasporto dei disabili e stiamo ragionando sulle alienazioni del patrimonio immobiliare». La settimana corta nelle scuole superiori «la valuteremo in sede di bilancio – continua Bonifazi – ma prima dobbiamo capire quanti risparmi porterà. Credo che l’iniziativa del mio amico Franchi sia stata più che altro simbolica. Forse vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di alcuni servizi offerti dalle province, che non potrà assicurare più nessuno dopo la loro chiusura. Né la Regione – conclude il presidente grossetano – né i comuni».

Se in Toscana, a livello provinciale, la settimana corta è un’idea praticamente nuova, in Italia proposte del genere ce ne sono già state.

In Trentino, ad esempio, il sabato libero nelle scuole superiori potrebbe diventare realtà dall’anno scolastico 2016/2017, mentre in Lombardia ci sono già state sperimentazioni a Pavia e Milano, a cui la Provincia di Brescia potrebbe accodarsi. Identico ragionamento a Como, Lecco e Varese. L’obiettivo è lo stesso: risparmiare sulle bollette del gas. E lì fa senz’altro più freddo che in Toscana.

A Modena, invece, la giunta provinciale ha deciso di concentrare il trasporto scolastico dal lunedì al venerdì per ammortizzare un taglio complessivo di 630mila euro (da parte di Governo e Regione). Una decisione che, giocoforza, mina l’attività degli istituti.

E presidi, studenti e sindacalisti, in un fronte compatto, si oppongono a questa decisione. Ma anche al Sud, dove generalmente le temperature sono più elevate, si pensa a ridurre i giorni di scuola.

È il caso di Lecce: in questo caso però sarebbero interessate solamente le scuole elementari e medie.

Tornando in Toscana anche Federica Fratoni, responsabile della Provincia di Pistoia, sta pensando alla settimana corta, nonostante alcuni istituti della zona la stiano già praticando in autonomia.

«Quella di Franchi è un’idea fondata e comprensibile – spiega Fratoni – ma noi non abbiamo ancora fatto nessuna valutazione, in quanto ci sono grandi incertezze sul bilancio, soprattutto sulla partita delle deleghe regionali. Più avanti, però, non escludo un’iniziativa del genere».

Dello stesso tenore il pensiero del presidente della Provincia di Siena, Fabrizio Nepi, che però anziché variare l’orario scolastico procederà alla vendita degli edifici.

«Purtroppo la situazione finanziaria delle province è così complessa che anche risparmiare qualche decina di migliaia di euro l’anno fa gioco all’economia – afferma infatti Fabrizio Nepi – e consente di raggiungere un’efficienza finanziaria. Mi sembra che la proposta di Franchi non sia campata in aria. Noi ce l’abbiamo sul tavolo, ma il taglio di 11 milioni di euro derivante dalla legge di stabilità per la Provincia di Siena ci costringe a procedere alle alienazioni immobiliari, che porteranno sicuramente efficienze economiche più grandi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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