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Ospedale: mai aperto il padiglione pronto dal 2011
Livorno, la ditta che ha eseguito i lavori ha chiesto 2.8 milioni in più in un appalto del 2001 partito da 13 milioni e lievitato a 27, l’Asl ha detto no e il trasloco dal 5° è saltato. Dopo un annoso contenzioso però la situazione sembra in procinto di sbloccarsi
LIVORNO. Tra settembre e ottobre il reparto di Medicina potrebbe lasciare il quinto padiglione e le paurose crepe che tagliano a fette le sue pareti e trasferirsi al secondo, il famigerato blocco finito di ristrutturare (o quasi) a giugno 2011, ma mai aperto per colpa di un contenzioso con la ditta che aveva in appalto i lavori e che ha deciso di “sequestrare” la struttura, bloccando il cantiere ad... un chilometro dal traguardo.
Lo annuncia Maurizio Malvaldi, ingegnere responsabile dell’area tecnica dell’Asl 6. «Entro un mese, un mese e mezzo al massimo - dice - speriamo di arrivare a una definizione finale per riaprire il cantiere. A quel punto serviranno due mesi per programmare la ripresa dei lavori, dodiché l’opera sarà completata in quattro mesi. Col risultato che ad autunno il “secondo” sarà utilizzabile e potremo finalmente spostarvi il “quinto”».
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Sarà l’epilogo a lieto fine di una storia incredibile e anche inaccettabile - sebbene, dicono dall’Asl, non si potesse fare altrimenti, visto che di mezzo c’erano i soldi dei cittadini e la Corte dei Conti -, che per oltre quattro anni ha visto, all’interno del disastrato ospedale di Livorno, un intero padiglione ristrutturato e nuovo di zecca - infissi, pareti, tetto, scale, solai, ascensori e addirittura macchinari medici - ma inutilizzato e inaccessibile, sprangato e circondato dalle erbacce e dalle ruspe di un cantiere abbandonato.
Sarà in realtà l’epilogo di una storia ancora più lunga e paradossale, iniziata quattordici anni fa con un maxi appalto del valore di 13 milioni di euro, che prevedeva la ristrutturazione di una serie di padiglioni, lievitato a 27 milioni e mezzo e su cui poi la ditta appaltatrice - la Inso, gruppo Ferfina, colosso da 800 milioni di fatturato l’anno - ha chiesto un surplus di altri 2.8 milioni per i lavori ormai quasi terminati all’ultimo blocco rimasto, il secondo appunto, e per quelli terminati al penultimo, l’ottavo (che però è stato consegnato).
Quel 26 marzo 2001. Tutto ha inizio 14 primavere fa. In Italia c’era ancora la lira quando viene appaltato il cosiddetto lotto 3. E’ il 26 marzo 2001. Da allora al vertice di viale Alfieri sono cambiati quattro direttori generali. La memoria storica di quell’operazione è l’architetto Icilio Lanini dell’ufficio tecnico, che oggi è responsabile del procedimento. «Si trattò di un appalto unico - ricorda -, che comprendeva all’origine la ristrutturazione del sesto, del primo piano del quarto, del nuovo edifico E2 oggi padiglione 14, dell’ex padiglione C, oggi padiglione 20, cioé l’ex pronto soccorso, del terzo».
Negli anni sono state decise una serie di varianti per necessità che man mano si sono presentate: il sesto, il quarto e il ventesimo non sono mai stati ristrutturati e sono stati cambiati in corsa coi padiglioni otto e undici. I vari mini-lotti sono stati via via completati e consegnati all’Asl. L’ultimo, nel 2011, è stato l’ottavo.
E 13 milioni diventarono 27.5. Negli anni però le varianti si sono registrate anche sui costi. Più che varianti, aumenti: e così il prezzo dell’opera è lievitato rispetto all’aggiudicazione iniziale dei lavori. «Da 13 a 27.5 milioni», spiega Lanini. «Si tratta di un incremento di spesa concordato, con perizie suppletive che sono state fatte man mano e autorizzate», continua il tecnico dell’Asl, ricordando che «ci fu un contenzioso anche tra il 2006 e il 2008 che fermò la consegna del terzo padiglione».
«Servono altri 2.8 milioni». Tre anni dopo, la storia si è ripetuta col secondo padiglione. I lavori all’ex ortopedia, che avrebbero dovuto concludere il maxi-appalto, sono iniziati nel 2010 e a giugno 2011 si sono fermati, quando mancavano quattro mesi circa alla fine del cantiere.
Il secondo era chiuso dal 2009: problemi strutturali e impiantistica non funzionante. Un disastro. «Era in condizioni peggiori di com’è ridotto oggi il quinto», ricorda Lanini. L’appalto della Inso prevedeva la ristrutturazione dell’edificio esterno e all’interno il rifacimento del primo e del secondo piano, mentre per alcune diatribe insorte sulle varianti il pian terreno era rimasto escluso.
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A giugno 2011 la Inso ha però comunicato alla direzione Asl - allora guidata da Monica Calamai - che serviva un’aggiunta di 2.8 milioni per una serie di interventi sopraggiunti in corso d’opera per il secondo e per l’ottavo, che era stato da poco ultimato e consegnato. «Si trattava di problemi strutturali non previsti, di acquisto di apparecchiature elettromedicali che furono installate, spese che la Inso aveva sostenuto ma che non erano state concordate», ricorda Lanini.
«Pagheremo solo le spese vive». L’Asl rispose di no, che non aveva intenzione di pagare a scatola chiusa lavori non concordati e da lì iniziò un contenzioso giudiziario che, quattro anni dopo, va avanti ancora oggi. Col risultato di un padiglione nuovo, pagato (quasi tutto), ma mai messo a disposizione della città. Da viale Alfieri l'offerta è sempre stata la stessa: siamo pronti a pagare le spese vive sostenute dalla Inso, cioé le ore di lavoro più il costo dei materiali, chiaramente dietro dimostrazione dettagliata dei costi in più. Ma l’accordo - fino allo spiraglio apertosi nelle ultime settimane - non è mai stato raggiunto.
La beffa del pian terreno. Come dicevamo, il pian terreno del secondo padiglione era rimasto fuori dall’appalto. E la sua ristrutturazione è stata affidata ad un’altra ditta con una gara a parte. In un anno i lavori si sono conclusi ma paradossalmente anche il terreno è rimasto ed è tuttora inutilizzabile. «Purtroppo siamo fermi perché il suo uso è vincolato al resto della struttura. E se negli allacciamenti della parte idrica ed elettrica con qualche collegamento possiamo superare l’ostacolo, assai più problematico è il ricambio dell'aria, perché l’impianto di trattamento arriva dall’alto», spiega l’ingegner Malvaldi.
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