Il Tirreno

Livorno

il caso

Scuola, settimana corta: in Lucchesia idea già respinta l’anno scorso

di Andreas Quirici

E Luigi Corsi (Montessori-Repetti di Carrara) boccia la decisione presa dalla Provincia di Livorno: assurdo, al pomeriggio il livello di attenzione è a zero

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«Invece di spegnere i riscaldamenti dovrebbero chiudere definitivamente le Province». Luigi Corsi, preside del Montessori-Repetti di Carrara, non usa giri di parole per dire no alla decisione presa nel Livornese di accorciare la settimana scolastica dal lunedì al venerdì per risparmiare sui costi di gestione degli istituti. Ed è solo una delle voci contrarie di un eventuale allargamento ad altri territori di questo provvedimento. In Lucchesia, tra l’altro, i presidi hanno già bocciato la richiesta che la Provincia ha avanzato l’anno scorso di lasciare libero il sabato agli studenti.

Attenzione in calo. «Far stare a scuola i ragazzi anche nel pomeriggio non funziona – riprende Corsi – perché il livello di attenzione, e quindi di apprendimento, si riduce a zero, specie quando si tratta di materie come matematica, greco o latino». Ma il discorso del preside di Carrara, che gestisce un liceo classico, un linguistico e uno di scienze umane, ruota proprio attorno alla spesa che la Provincia di Massa-Carrara ha deciso di azzerare per il 2015. «Ci hanno già detto che per quest’anno non ci daranno un euro per le spese di gestione. Mentre ci devono ancora pagare bollette della luce per un valore di 125mila euro, relative agli ultimi cinque anni. Prima risolvano questi problemi e poi decidano di razionalizzare in maniera seria l’organizzazione scolastica».

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I costi non diminuiscono. Già, perché eliminare un giorno di lezioni vuol dire rivoluzionare l’intero sistema. «Far stare a scuola i ragazzi anche nel pomeriggio aprirebbe la questione di dover dare loro da mangiare, con la necessità di allestire uno spazio per il refettorio e organizzarsi per la mensa, aggravando comunque i costi - spiega Daniela Mancini, preside del Ferraris Brunelleschi dove studiano futuri tecnici professionali e geometri per 32 ore la settimana - I ragazzi dovrebbero rimanere tutti e cinque i giorni della settimana corta in classe dalle 8 alle 14 e mancherebbero ancora due ore da spalmare ulteriormente su altrettanti pomeriggi. Insomma, un problema dietro l’altro che non credo aiuterebbe ad abbassare i costi, ma renderebbe la permanenza in classe più difficile, considerate le terribili condizioni in cui versano le nostre aule, dislocate in cinque edifici. Parlano di risparmio delle spese, ma il problema è che siamo abbandonati comunque a noi stessi. Basti pensare che dal punto di vista della manutenzione dipendiamo dall’Unione dei Comuni, la cui delega è affidata al sindaco di Cerreto Guidi e facciamo parte della Città metropolitana in cui la delega alla scuola è stata assegnata al sindaco di Barberino del Mugello. Ma da noi non si è mai fatto vivo nessuno per vedere in quali condizioni lavoriamo».

Il problema dei trasporti. Mancini, come la preside dell’istituto Pesenti di Cascina, nel Pisano, Ivana Savino, propongono un altro elemento di difficoltà per la messa in pratica di questo cambiamento significativo per la scuola, il trasporto pubblico. «A priori non sono contraria alla settimana corta – dice Savino – Da noi, il biennio esce il sabato alle 11 e abbiamo comunque affrontato l’eventualità di chiudere la scuola il sabato. Ma il problema sarebbe anche quello di coordinare i trasporti pubblici con orari pomeridiani. Questo sarebbe il vero scoglio da superare».

Secondo Donatella Buonriposi, del polo scientifico tecnico professionale Fermi Giorgi di Lucca, eliminando il sabato «si minerebbe la libertà di scelta delle famiglie che si ritroverebbero a dover gestire una situazione imposta dall’alto e non in maniera concordata. E comunque da noi questa eventualità non è prevista, dopo che l’anno scorso i presidi hanno detto no a un progetto simile della Provincia di Lucca».

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