Il Tirreno

Livorno

Il quinto doveva chiudere 4 anni fa

Il quinto doveva chiudere 4 anni fa

Il padiglione (che cade a pezzi) continua ad ospitare i degenti di Medicina

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LIVORNO. Il paradosso è che a vederli da fuori il vero cantiere sembra il quinto padiglione e non certo il secondo. Da una parte - al quinto - impalcature che circondano l’entrata come se ci fossero lavori in corso, nastri rossi e transenne a segnalare divieti di accessi e pericoli di crolli, la facciata completamente scorticata. Dall’altra - al secondo - i muri nuovissimi, gli infissi perfetti, la vernica perfetta. E invece è esattamente il contrario: il secondo padiglione è chiuso, bloccato da un cantiere finito (o quasi) ma mai tolto, mentre il quinto (che doveva chiudere almeno 4 anni fa) cade a pezzi ma è ancora funzionante.

Paradossi dell’ospedale di Livorno. Che presto - forse, speriamo, chissà - saranno almeno in parte superati. Perché in autunno, se tutto andrà come deve andare, gli ambulatori di endoscopia digestiva e broncoscopia si trasferiranno al pian terreno del secondo padiglione, e soprattutto vi si trasferiranno i due piani superiori che ospitano le degenze di Medicina.

Il trasloco, di cui si parla da anni comporterà la chiusura del quinto padiglione. Sul cui destino però adesso pende un grande punto interrogativo. Perché se nel progetto dell’ospedale a Montenero doveva diventare, insieme al quarto, residenza sanitaria assistenziale, adesso potrebbe diventare nuovamente un padiglione ospedaliero a tutti gli effetti.

Per adesso però in attesa di capire le scelte sull’ospedale è molto probabile che dal prossimo autunno il quinto padiglione si trasformi in una struttura chiusa, inutilizzabile ma anche non ristrutturabile.

Negli ultimi anni il quinto era finito più volte finita al centro dell’attenzione per le sue pessime condizioni strutturali. E d’altra parte il trasloco al secondo è rinviato da almeno quattro anni. Meno di un anno fa - era fine maggio del 2014 - il Tirreno pubblicava la notizia dell’enorme crepa che si era creata in corsia: un taglio di quattro metri che da terra arrivava fino all’alto soffitto, sulla testa dei pazienti, inciso in un muro di confine tra due stanze di degenza nel reparto di Medicina. E tutto intorno ulteriori crepe sul soffitto e sugli altri muri della camera, che ospita 6 persone. Anche all’esterno la situazione è da anni disastrosa: le foto o una visita parlano più di ogni descrizione.

(g.c.)

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