Gioco
Superiori, da settembre lezioni da lunedì a venerdì
Livorno, la Provincia chiede ai presidi di risparmiare e impone la settimana corta. Aumentano i carichi quotidiani: sei ore la mattina e più rientri al pomeriggio
LIVORNO. C’era una volta la settimana, sei giorni di lavoro e la domenica di riposo. Poi arrivò la settimana corta, alle origini privilegio dei bancari e di poche altre categorie e pian piano divenuta normalità per il resto del mondo, pubblico impiego compreso: si stacca il venerdì e si torna a timbrare il cartellino il lunedì mattina.
L’unica eccezione erano rimaste le scuole. Non tutte, per la verità: non gli asili, né la maggiorparte delle elementari. Solo alcune medie e gli istituti superiori. Ma anche per questi ultimi la vecchia settimana lavorativa tra poco diventerà roba da Flintstones. Da settembre infatti la campanella delle superiori di Livorno suonerà cinque giorni a settimana, dal lunedì al venerdì.
Lo ha comunicato la Provincia in una lettera arrivata in questi giorni a tutti i presidi. Il motivo è semplice: risparmiare. Sul costo del personale, sull’energia elettrica, ma soprattutto sul riscaldamento. A Parma, dove un provvedimento di questo tipo è stato assunto nei giorni scorsi, è stato calcolato un risparmio di 160mila euro. A Livorno dovremmo essere su stime simili. Anche se le obiezioni sono tante e facili: l’accensione pomeridiana del riscaldamento e della luce non comporterà un consumo in più? E lo spengimento dei termosifoni dal venerdì pomeriggio al lunedì mattina non regalerà classi gelate ai ragazzi ad ogni inizio settimana?
In attesa di queste risposte, una cosa è certa: si tratta di una rivoluzione. Nelle abitudini di migliaia di famiglie - 3980, per essere precisi -, ma anche nell’approccio allo studio.
Approccio universitario. «A livello didattico ci sono pro e contro - commenta Cristina Grieco, dirigente del commerciale Vespucci e del professionale Colombo -. Dare uno stacco di due giorni ai ragazzi può avere i suoi vantaggi e sicuramente è un modo per avvicinarli allo studio universitario».
Sei ore al giorno e rientri. Ma c’è anche il bicchiere mezzo vuoto: perché i cinque giorni di scuola non potranno che appesantirsi, con orari che si allungheranno fino alle 14, colpi di sei ore di lezione di fila, e uno o più rientri pomeridiani. Durante i quali l’acceleratore sui programmi non potrà certo essere premuto al massimo. «E’ chiaro che il pomeriggio non potremo caricare troppo i ragazzi dopo una mattina di lezioni o compiti in classe, ma potremo solo concentrarci su laboratori e attività di ricerca - sottolinea la vicepreside del liceo Enriques Eleonora Agostinelli -. Io per esempio che insegno latino durante i rientri non metterò grammatica, ma magari civiltà latina o traduzione al computer». Tanto per fare un esempio in via della Bassata - dove le ore settimanali sono appena 27 - l’orario si allungherà tutti i giorni fino alle 13, più un rientro pomeridiano oppure due volte fino alle 14.
Ma è per chi ha orari settimanali più pesanti rispetto ai licei, come gli istituti tecnici e professionali, che il colpo sarà più pesante. «Già oggi alcune sezioni del nostro biennio fanno la settimana corta, con orario 8-14 tutti i giorni e un rientro», spiega la preside Grieco.
Deroghe col contagocce. Non ha dato grandi libertà di manovra, la Provincia, come invece è accaduto in altre città dove il taglio del sabato per motivi di spending review si sta riproponendo, ma senza intaccare l’autonomia organizzativa di ogni istituto. «Ci è stata semplicemente comunicata la necessità di procedere al risparmio eliminando il sabato dal calendario - racconta Grieco -. Quando arriverà il provvedimento ufficiale, saranno collegio dei docenti e consiglio d’istituto a prendere una posizione. Ma possibilità di scelta mi pare che non ce ne siano».
I presidi delle scuole superiori si sono ritrovati venerdì in provveditorato per discutere della questione e per confrontarsi sulla richiesta di eventuali deroghe, unica finestra prevista da palazzo Granducale - con tanto di motivazioni dettagliate - per dare l’ok ad eccezioni. Che al limite potranno riguardare gli istituti tecnici con più ore di laboratorio (su tutti l’Iti) che rischierebbero di ritrovarsi con troppi pomeriggi impegnati dai rientri.
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