Il Tirreno

Livorno

Dipendenti comunali contro la giunta «Premiata la casta»

di Maria Giorgia Corolini

I sindacati autonomi Fials e Sulpm: stato di agitazione «Faremo sentire le nostre ragioni nell’aula consiliare»

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LIVORNO. I sindacati autonomi dei lavoratori comunali dichiarano battaglia al nuovo regolamento per le selezioni delle “posizioni organizzative” elaborato della giunta Nogarin e continuano lo stato di agitazione: «Il regolamento è discriminatorio, anti meritocratico ed accentua i dirigenti-padroni», spiegano Riccardo Saller e Riccardo Martelloni, segretario aziendale Fials-Csa l’uno e membro della segreteria locale Diccap-Sulpm l’altro.

Dopo aver annunciato nel programma di mandato di voler “introdurre la meritocrazia” negli uffici comunali, il sindaco Nogarin e la sua giunta hanno proposto un regolamento per selezionare il personale idoneo a ricoprire il ruolo di “P.O.”. Fin qui niente di strano, se non fosse che il regolamento viene attaccato con l'accusa di essere un «regalo alla casta».

Ma andiamo per gradi. I problemi sollevati da Saller e Martelloni sono principalmente tre. A cominciare dalla penalizzazione economica di tutti i lavoratori che non siano “P.O.”, dato che il 25% delle risorse degli istituti contrattuali (quelli cioè atti a coprire, ad esempio, premi di produzione, indennità, ecc..), per l'esattezza un milione e 75mila euro, andrebbe in tasca a ottanta “P.O.” (su 1200 lavoratori comunali).

Il secondo aspetto nel mirino è il fatto che, a loro giudizio, il regolamento sarebbe solo apparentemente aperto a tutti: «Ai non laureati sarà attribuito un punteggio così basso da non garantire l'accesso alle selezioni, mentre chi è già “P.O.”, anche se non laureato, prenderà molti punti», osservano i sindacalisti (e ripetono che così si impedisce di valorizzare la professionalità dei lavoratori più giovani).

E la contestazione numero tre? Anche chi passasse la selezione, comunque non entrerebbero di diritto tra le “P.O”. ma andrebbe a costituire un “bacino di idonei” da cui i dirigenti selezionerebbero a discrezione propria, seppure con un “atto motivato”. «A che serve fare un concorso pubblico se poi chi lo vince non ha il diritto di vedersi riconosciuta la vittoria?», chiedono Saller e Martelloni. Meglio allora – sbottano – «lasciare le cose come erano, facendo scegliere direttamente ai dirigenti, risparmiando soldi ed energie».

«Siamo pronti a scommettere che con questo sistema verranno riconfermate il 90% delle vecchie posizioni organizzative»: è l’accusa di Saller e Martelloni, che chiedono anche la ripartizione più equa dei premi di produzione, l'istituzione di una commissione neutra ed esterna che giudichi quei lavoratori a cui verrà riconosciuta l'idoneità per la “P.O”. e la riduzione delle stesse (e dei dirigenti): «In comuni più grandi del nostro si contano al massimo 50 “P.O.”». I due sindacalisti annunciano che «manifesteremo in consiglio comunale» mentre sventolano un documento con 36 richieste da sottoporre all'amministrazione, invitando Cgil e Uil ad unirsi alla protesta.

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