Sicurezza
C’è anche Nogarin il lizza per il Mascagni
Il consiglio accademico dell'università della musica fa i nomi al ministro per il dopo Ricci: per la prima volta spunta il sindaco, con Rossi e Luise
LIVORNO. C'è anche il sindaco Filippo Nogarin nella terna di nomi da inviare il ministro Giannini per la nomina del presidente dell'istituto musicale Mascagni. Proprio così: il suo nome compare accanto a quelli del costituzionalista Emanuele Rossi e dell'ingegnere che presiede Toscana Spazio, Marco Luise. Una “prima” assoluta: non risulta infatti che, almeno in era recente, un sindaco sia stato inserito (e abbia accettato) tra i candidati a guidare l’università della musica livornese. Ma come funziona l’iter della nomina? Chi e come decide chi prenderà il posto vacante dell’ex presidente Giulio Cesare Ricci?
Formalmente è il consiglio accademico del Mascagni (con il direttore e i rappresentanti del corpo docente e studentesco) a mettere nero su bianco i nomi da inviare al ministro dell’istruzione, che poi sceglie dalla terna e firma la nomina ufficiale (sempre che non bocci la terna e la rispedisca al mittente, come già avvenuto in passato).
La nomina, quindi, è ministeriale, ma vede il coinvolgimento attivo del consiglio accademico. Va detto, però, che negli anni passati il consiglio accademico, prima di comporre la terna, si è sempre consultato anche con gli enti locali che supportano l’istituto. In pratica con coloro che, pur non avendo diritto di nomina, garantiscono ogni anno le somme che permettono al Mascagni di andare avanti: soprattutto il Comune e la Provincia, da un paio di anni anche la Regione.
Un esempio: a suo tempo, oltre al nome di Giulio Cesare Ricci (poi scelto dal ministro Gelmini e confermato dal ministro Profumo), Palazzo Granducale e Palazzo Civico suggerirono al consiglio i nomi di Paola Bedarida e Luca Baroncelli.
Questa volta chi ha proposto per primo il nome del sindaco? Qualche membro del consiglio o direttamente il Comune? Certo è che Filippo Nogarin non ha detto no, anzi. Come ha confermato contattato dal Tirreno: «È il consiglio accademico che esprime la terna da presentare al ministro e sì, è stato fatto anche il mio nome».
«Credo – ha aggiunto – che il ragionamento del consiglio sia stato frutto del lavoro che ho portato avanti fino a oggi». Il riferimento è al «percorso portato avanti a Roma, nella settima commissione, ai numerosi incontri con il sottosegretario, all’ottenimento dei 5 milioni di euro messi nell’ultima Legge di Stabilità: sono frutto di un lavoro ampio che abbiamo fatto come Anci nazionale». «Il frutto di un lavoro – dice – che ha l’obiettivo di salvare i venti istituti musicali che sono sparsi per l’Italia e che hanno veramente bisogno di essere salvati in un processo di statizzazione. Su questo – rivendica – ho giocato un ruolo fondamentale perché sono stato il coordinatore del lavoro fatto insieme ai dirigenti romani e all’Anci».
Poi prova a non sbilanciarsi: «Ma non credo che in fase di nomina sarà fatto il mio nome, sono all’interno della terna semplicemente come opportunità, per questo discorso». Certo per la prima volta il ministro si troverà a dover scegliere in una terna dove compare anche il nome di un sindaco...
Anche il costituzionalista Emanuele Rossi conferma la disponibilità ed essere della partita. «Me l’hanno chiesta – fa sapere – ho accettato soprattutto tenendo di conto che dal primo gennaio di quest’anno, a seguito della Legge di Stabilità, si tratta di un incarico a titolo gratuito. Ho accettato – sottolinea quindi – per puro spirito di servizio nei confronti della città e del Mascagni, dove ho studiato». Rossi si è diplomato in flauto a metà degli anni Settanta.
Intanto, a quanto risulta, nelle casse dell’istituto sono arrivati i soldi promessi dalla Provincia e dal Comune. I soldi che mancavano per chiudere il contributo del 2014 e assicurare il pagamento degli stipendi. Poche settimane fa l’ex presidente Ricci si era dimesso a due giorni dalla scadenza del mandato proprio in polemica con gli enti locali, soprattutto con il Comune. (j.g.)
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