Il Tirreno

Livorno

Sociale, il Pd spara a zero sulla giunta

Juna Goti
In primo piano il capogruppo Pd Marco Ruggeri (Marzi Pentafoto)
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In primo piano il capogruppo Pd Marco Ruggeri (Marzi Pentafoto)

Il capogruppo Ruggeri: a Palazzo Civico dimostrano di non sapere cosa sia il mondo dei poveri e puntano a metterloi in contrapposizione con il terzo settore

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LIVORNO. «Sul sociale l'amministrazione ha fatto una manovra aberrante, tutta ideologica, che mette in contrapposizione i poveri con il terzo settore, che se ne è sempre occupato. Un'operazione che dimostra che non sanno cosa sia il mondo dei poveri». Il capogruppo del Pd, Marco Ruggeri, non ci va per il sottile. Lo scontro è aperto con l'assessore Ina Dhimgjini che pochi giorni fa ha ufficializzato un taglio di oltre 200.000 euro per associazioni come Arci, Caritas e Cesdi, annunciando una riorganizzazione del sociale basata sulla reinternalizzazione di molti servizi per recuperare risorse. A partire dalle oltre 400 social card che venivano erogate dal Comune ai poveri, prima attraverso la Caritas e poi con l'Arci: a gennaio sono state cancellate, nelle prossime settimane saranno direttamente gli uffici comunali a distribuire contanti, per poi passare ai voucher.

Ruggeri – riunito in municipio con gli altri consiglieri Pd (Alessio Ciampini, Cristina Bini, Pietro Caruso e Monica Ria) – critica sia l'atteggiamento nei confronti delle associazioni che il modello. «All'inizio – interviene – nel bilancio comunale erano previsti 850.000 euro di tagli al sociale: quando il gruppo del M5S propose la manovra sull'Irpef che avrebbe fatto risparmiare pochi euro ai cittadini ma che complessivamente valeva 800.000 euro, chiedemmo all'amministrazione di usare quei soldi per azzerare i tagli al sociale, e prendersi un anno di tempo per costruire un modello diverso». «È giusto – premette – riscrivere i servizi sociali, anch'io lo avrei fatto partendo dalla grande spesa per le Rsa». Ma, «un conto è ridisegnare i servizi, un altro è smontare tutto senza soluzione di continuità, facendo leva solo su pubblico e carità».

Così parte all'attacco: «Dicendo che per accedere ai servizi e per mangiare ci voleva la tessera delle associazioni, l'assessore ha fatto dichiarazioni gravissime di cui dovrà rendere conto in consiglio, perché questa è diffamazione. Ha fatto passare l'idea che i soldi andavano alla gestione dei servizi e non ai poveri. Qui si confonde la sussidiarietà con le esternalizzazioni, e il terzo settore con il volontariato».

Sul tavolo mette la decisione della giunta la (numero 24) con il rapporto sulla riorganizzazione del settore. «Un rapporto – sostiene – che di fatto ha l'obiettivo di colpire al cuore il sistema associativo e il terzo settore. È evidente che il colpo più grande si dà all'Arci. Ma si danno anche meno soldi per i pasti dei poveri alla Caritas, per arrivare a darli a un'associazione vicina al Movimento Cinque Stelle». Il riferimento è all'emporio solidale che è stato rappresentato da due attivisti all'ultima riunione con le associazioni.

Nella sostanza, sostiene poi, quello proposto «è un modello insostenibile». Intanto perché «pensare di sostituire le social card con file allo sportello per ritirare i soldi in contanti è da anni Cinquanta, toglie dignità a chi ha bisogno». E detto questo, «i soldi non ci sono comunque e ci sono solo tagli, perché i 300.000 euro che si dice di avere per le ex social card in realtà andranno presi da avanzi di amministrazione che per ora non ci sono».

Poi «è assurdo pensare di trasferire all'anagrafe il servizio per le residenze di soccorso. Non si tratta solo di ritirare la posta: lasciare in mano alla burocrazia persone che hanno bisogno di essere portate fuori dal bisogno non ha senso». Ma soprattutto, continua, «il Comune non ha gli strumenti e il personale per fare tutto questo». «Affidarsi al terzo settore – chiosa – non è sinonimo di privatizzazione dei servizi. Il volontariato faccia il volontariato, ok, ma esistono anche le imprese sociali che hanno operatori specializzati e che gestiscono certi servizi meglio di come può fare il Comune».

Così si rivolge agli altri candidati a sindaco: «Si ribellino. In campagna elettorale siamo andati tutti a portare i pasti a domicilio con la Caritas e la prima cosa che ha fatto la nuova amministrazione è stato dimezzare il contributo per la mensa Caritas. Eppure con il vescovo avevamo preso l’impegno di costruire una task force per il sociale». «Faremo battaglia in consiglio – conclude – e andremo a fare un giro del mondo associativo. Quel mondo che pensano sia di parte e che invece è un patrimonio. Invito i candidati sindaco a farlo con noi».
 

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