Gioco
Renzi vuole Manzione al Consiglio di Stato, ma il posto è di un Letta
Manovra del premier per promuovere la fedelissima, la Boldrini però ha già candidato il cugino di Enrico
Le indiscrezioni che la riguardano preferisce non commentarle. «Lavoro fino a tardi tutti i giorni, questo è quello su cui sono concentrata». Da Antonella Manzione non una parola di più. Invece, anche in questi giorni, a Roma si sprecano i rumors intorno alla dirigente versiliese forse più vicina al premier Renzi, da quando è a capo del Dipartimento degli affari giuridici e legislativi (Dagl) di Palazzo Chigi. La “vigilessa” - come la chiama con una certa sufficienza la nomenklatura romana - potrebbe essere nominata Consigliere di Stato. Matteo in persona la vorrebbe indicare per questo ruolo. Se non fosse che la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha già lanciato il proprio candidato: Guido Letta, professore universitario, omonimo non per caso dell’ex premier pisano, Enrico.
I due, infatti, sono cugini. E non è l’unico dato in comune. Sono entrambi “cervelloni” - Guido, avvocato cassazionista, si è diplomato e poi laureato in giurisprudenza con il massimo dei voti. Inoltre frequentano gli stessi luoghi: Montecitorio soprattutto, nonostante la differenza di età (Guido è ultrasessantenne). Alla Camera, però, i due cugini hanno ruoli diversi: Enrico è deputato; Guido, invece, è entrato la prima volta, da vincitore di concorso nel 1979, come consigliere. Poi c’è rimasto ricoprendo vari incarichi: l’ultimo, da vicesegretario della Camera, con un compenso di 305mila euro lordi l’anno. Fonte di molte polemiche.
Tuttavia, Laura Boldrini, riconoscendogli qualità non comuni, con una lettera a Renzi lo ha candidato alla nomina di Consigliere di Stato. I titoli non gli mancano. Il fatto è che al premier sembra che piacerebbe più nominare Antonella Manzione. Questo gli consentirebbe di prendere più piccioni con una fava: intanto, assicurerebbe un riconoscimento a una collaboratrice che ha voluto portarsi dietro da Firenze, dove (durante il mandato da sindaco) gli è stata sì comandante della polizia municipale, ma anche direttore generale; inoltre, le conferirebbe il titolo che la burocrazia ufficiale le accusa di non avere mai avuto per ricoprire il ruolo di capo del Dagl. Infatti, fino alla nomina dell’ex comandante della polizia municipale, il capo del Dipartimento legislativo di Palazzo Chigi è sempre stato ad appannaggio di un Consigliere di Stato. Se il governo nominasse Antonella Manzione, in un certo senso accontenterebbe la categoria. Di sicuro anche con la nomina, nessuno schioderebbe dal Dagl con Renzi al governo Chigi resterà Renzi. Altrettanto certo, però, è che la categoria dei Consiglieri di Stato è pronta a contestare la nomina perché «la vigilessa non ha i requisiti per la nomina» si dice nei corridoi dei palazzi romani. Se questo non bastasse, c’è chi punta a giocarsi la carta del divieto del “fuori ruolo”: nei primi anni di nomina, il Consigliere di Stato non può accettare incarichi diversi.
C’è, però, chi punta più sullo scontro politico Renzi-Boldrini che su quello amministrativo-legale, per far saltare l’operazione. In effetti, fra i due non c’è mai stata simpatia. Di recente sembra svanito anche il fair play politico. Nella notte fra domenica e lunedì, quando Renzi è entrato in aula per la maratona sulle riforme costituzionali, pare che non abbia neppure salutato la Boldrini che stava presiedendo la seduta. Lo sgarbo non è passato inosservato. Ma per smorzare i toni si fa presente che i posti vacanti da Consigliere di Stato, in questo momento, sono sei. E che, comunque, non è la prima volta che un presidente della Camera suggerisce al governo un candidato. Tutto vero se non fosse per un dettaglio tecnico: se anche i posti vacanti sono 6, non sono tutti di nomina governativa. Anzi, secondo la normativa in vigore, la metà deve essere coperta in automatico da giudici del Tar; l’altra metà, invece, viene coperta per un quarto da vincitori di concorso e per un quarto da membri di nomina governativa. Perciò alla fine i posti “politici” sono uno e mezzo. Ecco, quindi, che la competizione fra Manzione e Letta torna d’attualità. E chissà da quale parte si schiererà Enrico. Questa volta, però, non starà sereno.
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