Il Tirreno

Livorno

Patrocinio legale gratis con raggiro

di Lara Loreti
Patrocinio legale gratis con raggiro

Diciotto denunciati su 28 controlli: la finanza scopre i furbetti del tribunale

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LIVORNO. Chi finge di avere un reddito più basso, chi dichiara un nucleo familiare più favorevole; chi prende l’assegno di disoccupazione e non lo dice, e chi, da evasore, non ha diritto all’avvocato gratis ma ci prova lo stesso. Sono i furbetti che truccano i propri dati per avere diritto al patrocinio legale gratuito. Gente che però non ha avuto vita facile: sono finiti tutti nelle rete delle fiamme gialle, e l’unica cosa che hanno ottenuto è una denuncia penale.

Sono diciotto, quattro stranieri residenti in città, 13 livornesi e un colligiano, le persone finite nel mirino della Guardia di finanza per false attestazioni per l’ottenimento del gratuito patrocinio legale a spese dello Stato. Un risultato che è il frutto degli accertamenti fatti negli ultimi quattro mesi dalle fiamme gialle, su delega della Procura e del Tribunale penale e civile. Si tratta di tutti uomini e una donna, dai 30 ai 70 anni. Gli stranieri sono un cinese e tre magrebini. Tutte persone che chiedevano l’assistenza legale per varie situazioni, sia penali (ci sono degli indagati per il reato di lesioni) sia civili (gente in fase di separazione).

Il gratuito patrocinio, istituto previsto dalla Costituzione, consente ai cittadini che dichiarano di trovarsi in determinate condizioni reddituali di essere rappresentati da un avvocato senza dover pagare le spese sia di difesa che processuali. I riscontri fatti dalla Guardia di finanza sono finalizzati, quindi, a verificare la veridicità dei dati presentati nelle autocertificazioni. Riscontri che vengono fatti consultando le banche dati informative a disposizione degli investigatori, tramite rilevamenti in enti esterni (Inps, anagrafe comunale) e, se necessario, attraverso controlli contabili e bancari.

Le verifiche eseguite negli ultimi mesi - come dicono dal Comando provinciale - hanno consentito di rilevare numerose irregolarità: su 28 autocertificazioni esaminate, 18 sono risultate non veritiere. In quattro casi le persone controllate hanno dichiarato redditi falsi; negli altri, pur rientrando nei parametri previsti ai fini della concessione del patrocinio legale dello Sato, i denunciati hanno omesso (anche parzialmente) l’indicazione di valori di reddito, rendendosi così comunque responsabili della violazione penale.

Le irregolarità emerse sono, in particolare, omessa indicazione dell’effettivo numero di componenti del nucleo familiare o falsità nella autodichiarazione del reddito imponibile di riferimento; poi omessa indicazione di tutti i redditi percepiti, per la corretta determinazione della soglia di ammissione (situazione riscontrata in più casi, molti richiedenti, infatti, non hanno inserito tra i propri redditi l'indennità Inail, l'assegno di maternità o i premi di produzione), e false indicazioni sulla situazione anagrafica per consentire di abbattere il reddito complessivo familiare o innalzare il limite stabilito dalla legge (che prevede un aumento di 1032,91 euro per ogni familiare convivente).

Qualche caso curioso: un commerciante cinese, residente a Collesalvetti, ha presentato una domanda di ammissione al patrocinio con uno stato di famiglia non più attuale. Tra i casi accertati anche quello di un livornese settantenne, titolare di un’impresa di pulizie, imputato in un procedimento penale per reati tributari: la legge preclude infatti agli evasori fiscali la concessione del beneficio, a prescindere dai limiti reddituali conseguiti.

I responsabili degli illeciti ora rischiano la pena della reclusione da uno a cinque anni e una multa da 309,87 a 1.549, 37 euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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