Gioco
Si sono spente le vetrine di Maury’s: a casa in 15
Livorno, ma il magazzino potrebbe riaprire entro fine febbraio: stessa denominazione ma tre dipendenti in meno. E la Cgil chiede l’intervento della Regione
LIVORNO. Le luci, da Maury’s, si sono spente per l’ultima volta sabato sera. Il responsabile del negozio, prima di chiudere la porta ha attaccato alle vetrine un foglio bianco con su scritto un messaggio ferale: “Chiuso per cessazione attività”.
Lunedì i 15 dipendenti della società si sono presentati agli uffici del centro impiego dove hanno iniziato le pratiche per ottenere la disoccupazione, che per una decina di mesi dovrebbe garantir loro un minimo sussidio. Per fortuna però, tutto quel tempo potrebbe non esser necessario, perché - come avevamo anticipato una settimana fa, raccontando della decisione dell’azienda di chiudere - il magazzino di viale Carducci potrebbe riaprire presto, forse già tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. Con quale nome? Probabilmente, e stranamente, ancora col marchio Maury’s.
E’ esattamente ciò che è successo a Lucca in queste settimane. Maury’s ha chiuso e poi ha riaperto (tramite un’altra società della sua galassia) riassumendo gli undici lavoratori che aveva licenziato. A Livorno la situazione potrebbe replicarsi. Non sarebbe un caso che dietro alle vetrine non si intravedano scaffali vuoti o traslochi in corso, ma la merce in vendita sia ancora tutta lì, ben esposta quasi che il negozio fosse in ferie.
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E allora perché questa strana mossa di una chiusura con dichiarazione di cessazione attività e poi dell’eventuale riapertura? Almeno per due motivi. Il primo: la necessità di liberarsi delle pendenze derivanti dalla gestione di Stefan che l’azienda romana aveva ereditato. Il secondo, decisamente penalizzante per i lavoratori: la volontà di liberarsi di tre dipendenti e ridurre il personale da 15 a 12 unità.
«L’azienda è ferma sulla dichiarazione di tre esuberi - spiega Marco Ghezzani della Filcams Cigl -. Il paradosso però è che ha intenzione di incrementare l’orario lavorativo al personale trasformando i 12 dipendenti che sarebbero riassunti dal part time al 95% che avevano fino a ieri a full time. E questo nonostante che i lavoratori si siano detti disponibili a ridursi l’orario in modo da evitare i licenziamenti di tre colleghi».
Sarebbe quantomeno curioso, oltreché paradossale, che il sindacato abbia in corso una trattativa con la società che ha appena chiuso e licenziato, anziché con quella che dovrebbe subentrare. Se non fosse che i vecchi interlocutori potrebbero essere anche quelli nuovi, magari vestiti di una denominazione sociale diversa. «Noi non lo sappiamo, ma a Lucca chi era al tavolo della trattativa aveva il mandato sia da parte di chi aveva chiuso che di chi stava aprendo», chiarisce Ghezzani.
E’ proprio questa mancanza di chiarezza che preoccupa i sindacati. Che hanno chiesto l’apertura di un tavolo regionale con l’assessore Simoncini: «Perché la vertenza non riguarda solo i 15 lavoratori livornesi, ma ha riguardato gli 11 di Lucca e potrebbe coinvolgere quelli degli altri punti vendita Maury’s aperti laddove c’era Stefan», aggiunge Ghezzani. In totale oltre 80 lavoratori, alle dipendenze di una serie di società diverse, unite dall’insegna Maury’s.
E Caterina Ballanti, della Filcams Cigl di Pisa, chiarisce ulteriormente il quadro, partendo proprio dalla situazione del suo territorio: «Il punto vendita di Fornacette ad esempio è sotto il nome di Maury1 srl, ma c’è anche la Murinvest a gestire altri negozi, e esistono denominazioni simili per altri». Come a Livorno, dove la società che ha chiuso si chiama Magest.
«Insomma, il quadro è poco chiaro e, alla luce degli ultimi sviluppi, vogliamo saperne di più e la Regione è il soggetto giusto a cui rivolgersi per sgombrare il campo dai dubbi - continua Ballanti -. Anche perché ci sono in ballo circa 80 posti di lavoro che devono esere salvaguardati, ma anche tutelati da eventuali speculazioni».
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