Gioco
Sociale, ecco tutti i tagli al mondo del volontariato
Oltre 200.000 euro in meno a Caritas, Arci, Cesdi e Acli. L'assessore: «Li daremo ai poveri, è l'ora di internalizzare i servizi». E intanto dall’area a Cinque Stelle spunta un “Emporio solidale Livorno per tutti”
LIVORNO. Il terzo settore (dall’Arci alla Caritas, fino al Cesdi) ha subito un taglio di circa 230.000 euro. Soldi che, sommati ai 300.000 recuperati dal bilancio comunale, serviranno a non azzerare le risorse per i poveri (le ex social card, i contributi per le bollette, le borse lavoro, le albergazioni straordinarie per chi è stato sfrattato) e a ridurre il taglio al sociale dagli 850.000 previsti a circa 300.000 euro. Ma per l’annunciata “riorganizzazione” complessiva dei servizi sociali del Comune ci sarà da aspettare, perché per ora sul tavolo ci sono soprattutto tagli ed economie (mentre i bisogni crescono). Con questa nuova linea guida: «reinternalizzare i servizi». E «niente più affidamenti diretti, ma bandi». Lo ripete l’assessore al sociale, Ina Dhimgjini: «Non vogliamo sminuire l’importanza del terzo settore e del volontariato», mette le mani avanti. Ma «in passato si è consentito un sistema di scatole cinesi, con duplicazione e gestione sbagliata dei servizi» e oggi «con i tagli del governo, erogarli direttamente è un atto dovuto» e «abbiamo deciso alcune riduzioni riconoscendo altre priorità».
Quindi ecco il lungo elenco di tagli per spostare i soldi da una parte all’altra della coperta corta. Intanto, ricorda lo stesso assessore, «dai 26 milioni spesi nel 2011 per il sociale su un bilancio complessivo di 145, il Comune è passato gradualmente a circa 22-23 milioni». Oggi la riorganizzazione tocca soprattutto il settore della marginalità. I dati sono questi, e valgono dal primo febbraio: 1) è stato cancellato il servizio di erogazione delle social card (circa 500) che era affidato all’Arci, costava 13.000 euro all’anno e ora sarà gestito direttamente dal Comune, che per qualche mese distribuirà direttamente soldi in contanti, per poi passare ai voucher. È la stessa responsabile dell’ufficio famiglia, Paola Carletti, a ricordare però che le card consentivano di tracciare le spese: insomma, chi dice che, aspettando i voucher, i contanti non saranno spesi in modo improprio? Va però detto, aggiunge, «che le nuove card avrebbero consentito solo il prelievo e non la tracciabilità».
Punto 2: è stato ridotto da 134.000 a 100.000 il contributo per il centro di accoglienza homeless, gestito dall’Arci; 3)scende da 120.000 a 100.000 euro il sostegno alla Casa delle donne (Arci); 4) da 124.000 a 100.000 euro per il centro di prima assistenza Sefa (anche questo gestito da Arci); 5) non ci sarà più lo sportello per gli immigrati, che costava 20.000 euro (Arci); 6) sparirà il centro di via del Porticciolo che gestiva la corrispondenza di 200 famiglie in emergenza casa (se ne occupava l’Arci per 12.500 euro, sarà gestito dall’anagrafe). Per il laboratorio teatrale alle Sughere c’è un progetto Arci da 12.500 euro: «Avrei potuto eliminarlo, abbiamo chiesto di ridurre a 8.000 euro il contributo», dice l’assessore. A questo punto Dhimgjini si interrompe: «Come vedete non è vero che all’Arci non resta niente, ha tanti servizi, sembra quasi un monopolio…».
Poi riprende con la narrazione dei tagli – che chiama “riduzioni” - che riguardano anche tante altre associazioni. Prima fra tutte la Caritas. Per il servizio mensa e pasti a domicilio il Comune dava 117.000 euro: una somma che consentiva di coprire la metà del servizio, che comprende la mensa per i poveri a Torretta, i pasti distribuiti alla chiesa di Santa Lucia e a domicilio (a 25 famiglie su indicazione dei servizi sociali del Comune), per un totale di circa 150 pasti al giorno. Il contributo sarà dimezzato (58.500 euro).
Curiosità, qualcosa di più di una curiosità: Dhimgjini parla di «manovra spiacevole ma dovuta» e annuncia che «il servizio sarà potenziato anche con l’allargamento a nuovi soggetti». Quali? Nelle carte distribuite ai giornalisti si parla di un «ampliamento della rete assistenziale composta non solo dalla Caritas ma anche dalla nuova esperienza dell’emporio solidale». Cos’è? Come si legge sul sito a 5 Stelle www.meetup.com, all’assemblea plenaria dello scorso 11 novembre due attivisti livornesi (Fantini e Atteritano, c’è scritto sul sito) hanno presentato il progetto “Emporio Solidale Livorno per tutti”. Sulla pagina Fb viene presentato così: “Nell’Emporio Livorno per tutti chi è in difficoltà riceve prima di tutto potere d’acquisto. Può fare la spesa scegliendo liberamente i prodotti che più servono alla famiglia, pagando non in euro ma con punti da un budget che è assegnato sulla base del numero dei componenti familiari al momento del primo accesso. L’autorizzazione ad accedere all’Emporio è concessa dai servizi sociali, previa verifica dei requisiti, anche allo scopo di evitare ridondanze e sprechi rispetto ad altri soggetti che sul territorio forniscono aiuti. Le famiglie ricevono tra il 50 e il 60% del fabbisogno mensile”. Lunedì 9, nel tardo pomeriggio, sulla pagina Facebook in un post è stato aggiunto che “l'associazione onlus Livorno per tutti è assolutamente laica e apartitica”.
Ma torniamo alle riduzioni. All’elenco si aggiungono il servizio di mediazione linguista “Oltre frontiera” del Cesdi (da 62.000 a 40.000 euro), la mediazione linguistica in carcere (da 19.000 a 10.000 euro) e l’informagiovani del patronato Acli (da 71.000 a 50.000). Non è stato toccato il settore minori: «La coop Di Vittorio – spiega l’assessore – nel 2014 ha vinto un bando per gestire le case-famiglia La Palma, Il Melo e La Quercia. L’appalto scade nel 2016 e vale circa 1.130.000 euro».
Ma guardando a una riorganizzazione generale con internalizzazione dei servizi, saranno potenziati gli uffici del Comune? Come? Questo per ora non è stato chiarito. Intanto Carletti riferisce che il municipio ha solo 26 assistenti sociali e per ora l’organico dell’ufficio marginalità è stato ridotto da 6 a 5 unità.
L’accusa dell’assessore: “Per avere i servizi ci voleva la tessera…”
«Non prendiamoci in giro, servizi e utenti erano sempre gli stessi, e i cittadini sono venuti a dirci che per mangiare ci voleva la tessera delle associazioni...». Non è passata inosservata - e a ha fatto arrabbiare il mondo della comunicazione Caritas - questa frase pronunciata in conferenza stampa dall’assessore, che subito dopo ha incontrato i rappresentanti delel associazioni per parlare della riorganizzazione del settore. Presenti alla riunione Caritas, Arci, Cesdi, Acli e anche i rappresentanti del nuovo Emporio solidale.
“Solo bandi”. Ma nel caso di Collecoop…
«Niente più affidamenti diretti: l’obiettivo è arrivare a un bilancio sociale partecipato dove tutti i servizi saranno affidati con bandi pubblici». L’assessore lo ha annunciato prima di confermare che saranno subito reinternalizzati i servizi che in passato erano stati affidati direttamente all’Arci: le social card e il centro di ascolto e soccorso amministrativo in via del Porticciolo («tutti gli altri servizi ci sono stati sempre affidati con bando pubblico», sottolinea il presidente Arci Marco Solimano). Il punto è che nel frattempo un servizio è già stato affidato direttamente dal Comune, seppur in via sperimentale: è quello di apertura e chiusura dei parchi, con svuotamento dei cestini. Se ne occupavano i nonni-vigili (tagliati, come si legge nell’interrogazione scritta a suo tempo dal gruppo Pd) e ora se ne occupa la cooperativa Collecoop. A domanda precisa l’assessore ha risposto che «non sapevo, mi lascia perplessa». Eppure la comunicazione ufficiale era arrivata pochi giorni fa proprio dal municipio: “La giunta – si leggeva - ha deciso di affidare a una cooperativa sociale, Collecoop, il servizio di apertura e chiusura di 36 parchi e lo svuotamento dei cestini, in via sperimentale, dal 2 gennaio al 31 marzo”. La conferma arriva da Francesco Galluzzi, presidente della coop sociale fondata tra l’altro dal sindaco di Collesalvetti, Lorenzo Bacci (dirigente fino all’elezione) e da Donatella Fantozzi. «Abbiamo avuto un affidamento sperimentale per tre mesi – spiega il presidente – al costo di 14.200 euro, con l’inserimento di quattro soggetti svantaggiati residenti nel comune di Livorno».
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